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Mattarella ricorda Falcone: “Da Capaci l’avvio della riscossa civile contro la Mafia”

Nel giorno della Giornata della legalità, a 34 anni dalla strage, Mattarella ricorda Giovanni Falcone e l’eredità civile contro la mafia consegnata ai giovani

Mattarella ricorda Falcone: “Da Capaci l’avvio della riscossa civile contro la Mafia”

“La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani”. Con queste parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato Giovanni Falcone nel giorno della Giornata della legalità, a 34 anni dall’attentato che cambiò la storia del Paese.

Il primo pensiero del capo dello Stato è andato a Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, uccisi nell’esplosione sull’autostrada Palermo-Punta Raisi. A loro, Mattarella ha unito “con lo stesso filo della memoria” i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina, vittime della stessa strategia eversiva mafiosa.

Per il Quirinale, Capaci non fu soltanto una strage. Fu un assalto allo Stato, alla libertà e ai valori costituzionali. Ma proprio da quella ferita, ha sottolineato Mattarella, nacque una reazione collettiva: “Il 23 maggio rappresentò l’avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli italiani “la Giornata della legalità””.

La mafia voleva piegare lo Stato, trovò un Paese più forte

La mafia “voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili”. Nelle parole di Mattarella, quella risposta fu possibile grazie a donne e uomini delle istituzioni “coraggiosi e tenaci” e al contributo decisivo dei cittadini. Il presidente ha però avvertito che l’impegno non può conoscere pause: resta necessario combattere “le zone grigie, l’indifferenza, le metamorfosi della piovra criminale”. È qui che la memoria di Falcone e Borsellino smette di essere solo commemorazione e diventa metodo, responsabilità pubblica, educazione civile.

“Giovanni Falcone, e con lui Paolo Borsellino, ce lo hanno insegnato: la mafia finirà grazie a istituzioni salde, ad azioni di contrasto efficaci e coerenti, con un impegno educativo che sappia far crescere la fiducia in un domani da costruire insieme”. Per Mattarella, l’eredità dei due magistrati è “un patrimonio etico e civile” della democrazia italiana, consegnato prima di tutto alle nuove generazioni.

Falcone, il magistrato che cambiò la lotta a Cosa nostra

Trentaquattro anni dopo Capaci, la figura di Giovanni Falcone resta centrale nella storia della lotta alla mafia. Le sue indagini contribuirono a ricostruire la struttura militare e verticistica di Cosa nostra, a individuarne esecutori e mandanti, a leggere i rapporti tra criminalità, potere ed economia. Con Paolo Borsellino e con il pool guidato da Antonino Caponnetto, Falcone fu tra i protagonisti del maxiprocesso, che portò alla sbarra 474 imputati e segnò una svolta giudiziaria senza precedenti. Quel metodo investigativo guardava ai patrimoni, ai flussi di denaro, agli interessi economici: seguire i soldi significava scoprire gerarchie, alleanze e connessioni profonde della mafia.

La conferma dell’impianto accusatorio fino in Cassazione rappresentò una sconfitta storica per i vertici di Cosa nostra. Ma aprì anche la fase più feroce della reazione mafiosa. L’omicidio di Salvo Lima fu uno dei segnali più duri di quella stagione. Poi arrivò Capaci, con l’esplosivo piazzato sotto l’autostrada e il telecomando azionato da Giovanni Brusca. Cinquantasette giorni dopo, la stessa strategia avrebbe colpito Paolo Borsellino in via D’Amelio.

L’eredità consegnata ai giovani

Nel messaggio di Mattarella, il ricordo di Falcone e Borsellino diventa un impegno che riguarda il presente e, soprattutto, il futuro. La loro eredità viene indicata come un patrimonio etico e civile della democrazia italiana, da trasmettere prima di tutto ai giovani, perché la lotta alla mafia non si esaurisce nelle sentenze o nelle operazioni di polizia, ma vive anche nella formazione di una coscienza collettiva.

Capaci fu una tragedia nazionale, ma segnò anche il momento in cui la paura cominciò a trasformarsi in coscienza civile. La mafia colpì per intimidire lo Stato e spezzare la fiducia dei cittadini. Ottenne l’effetto opposto: il nome di Falcone divenne una frontiera morale della Repubblica, un punto da cui ripartire per costruire legalità, memoria e responsabilità.

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