Fincantieri accelera nel primo trimestre e alza l’asticella sul 2026. In soli quattro mesi il gruppo navalmeccanico italiano ha concluso contratti per un valore superiore agli 11 miliardi di euro, già oltre il target indicato per l’intero anno nel Piano Industriale 2026 2030. Una partenza che rafforza la visibilità sul futuro e spinge la società a rivedere al rialzo la guidance, forte di un carico di lavoro salito al nuovo record di 74,2 miliardi, dai 63,2 miliardi di fine 2025.
È una massa di ordini e opportunità pari a circa 8,1 volte i ricavi dello scorso esercizio, capace di allungare l’orizzonte industriale fino al 2039 considerando l’accordo firmato ad aprile con Princess Cruises. Il backlog si attesta a 42,7 miliardi, in crescita del 3,9% rispetto a fine 2025, mentre il soft backlog raggiunge 31,5 miliardi. Nel solo primo trimestre gli ordini acquisiti ammontano a 3,4 miliardi, senza includere i contratti già firmati ma non ancora efficaci. Il risultato è un portafoglio che dà profondità alla rotta del gruppo. Fincantieri conta 94 navi in portafoglio e 5 unità consegnate da 5 stabilimenti nei primi tre mesi dell’anno, con una pipeline che resta sostenuta dal cruise, dalla difesa e dalle attività ad alto contenuto tecnologico.
Ricavi in calo ma margini più forti
Sul conto economico il trimestre mostra un confronto condizionato da un effetto straordinario del 2025. I ricavi si attestano a 2,135 miliardi di euro, rispetto ai 2,376 miliardi del primo trimestre dello scorso anno, quando il dato beneficiava dell’efficacia dell’ordine per due unità PPA/MPCS destinate alla marina militare indonesiana.
La flessione dei ricavi, pari al 10,1%, non frena però la redditività. L’EBITDA sale a 159 milioni dai 154 milioni del primo trimestre 2025, mentre il margine EBITDA avanza al 7,4% dal 6,5%, con un miglioramento di 0,9 punti percentuali. Secondo la società, l’incremento della marginalità attraversa tutti i segmenti operativi e più che compensa il venir meno del beneficio legato all’ordine indonesiano nel periodo di confronto.
Nel solo Shipbuilding i ricavi scendono a 1,537 miliardi, ma il business cruise corre a 1,220 miliardi, in aumento del 16,8%, sostenuto dal backlog e dall’avanzamento dei programmi di costruzione. La difesa arretra invece a 297 milioni dai 770 milioni del primo trimestre 2025, proprio per il confronto con l’effetto Indonesia e per la ridefinizione del programma Constellation negli Stati Uniti. Il margine del segmento sale comunque al 7,5% dal 6,8%.
Cruise e underwater cambiano il passo
La fotografia dei settori conferma una Fincantieri a più velocità, ma con aree in forte accelerazione. L’Offshore e Navi speciali cresce del 12,1% a 360 milioni di ricavi, con EBITDA a 18 milioni e margine al 5%. Il segmento Underwater registra invece il balzo più evidente, con ricavi a 135 milioni, in aumento del 43,3%, ed EBITDA a 23 milioni, in crescita del 44%. La marginalità resta elevata, al 17,1%, confermando il peso strategico della subacquea nel profilo industriale del gruppo.
Anche Sistemi, Componenti e Infrastrutture mostra un andamento positivo. I ricavi salgono dell’8,9% a 309 milioni, mentre l’EBITDA aumenta del 40,2% a 20 milioni, con margine al 6,4% dal 4,9% dell’anno precedente. Il miglioramento è trainato in particolare dal Polo Elettronico e dei Prodotti Digitali e dal Polo Infrastrutture, entrambi in forte recupero di redditività. Nel cruise, oltre all’efficacia del contratto con Carnival Corporation per due navi destinate ad AIDA Cruises, il gruppo ha finalizzato nuovi accordi con Viking e NCLH, soggetti a finanziamento. Ad aprile si è poi aggiunto l’accordo con Princess Cruises per tre nuove unità della classe Voyager, alimentate a GNL e previste in consegna nel 2035, 2038 e 2039.
Debito in ritirata dopo l’aumento di capitale
La posizione finanziaria netta adjusted è a debito per 771 milioni di euro, in netto calo rispetto agli 1,311 miliardi di fine 2025. Il rapporto tra PFN adjusted ed EBITDA degli ultimi dodici mesi scende così a 1,1 volte, contro 1,9 volte al 31 dicembre 2025.
Il dato beneficia della generazione di cassa del periodo e dell’aumento di capitale da circa 500 milioni concluso a febbraio. Anche escludendo l’effetto dell’operazione, la PFN adjusted migliorerebbe comunque a 1,249 miliardi, con leva pari a 1,8 volte, sotto la guidance 2026 indicata a 2 volte. Per il gruppo, l’aumento di capitale rappresenta anche una leva per accelerare il piano di crescita per linee esterne, con attenzione all’Underwater non convenzionale e alle tecnologie innovative per ampliare il portafoglio prodotti e rendere più efficienti i processi.
Guidance più alta e target più ambiziosi
Alla luce dei risultati del trimestre e della maggiore visibilità sul portafoglio, Fincantieri alza le stime per il 2026. I ricavi sono ora attesi tra 9,3 e 9,4 miliardi, rispetto alla precedente indicazione di 9,2 9,3 miliardi. L’EBITDA è previsto tra 700 e 710 milioni, rispetto alla precedente stima di circa 700 milioni, con margine atteso intorno al 7,5%. Più precisa anche l’indicazione sull’utile netto, ora previsto tra 140 e 180 milioni, mentre in precedenza la società si limitava a indicare un risultato superiore a quello del 2025. Sul fronte finanziario, il rapporto PFN adjusted su EBITDA è atteso a 2 volte, oppure a 1,3 volte includendo l’aumento di capitale completato a febbraio.
L’amministratore delegato Pierroberto Folgiero parla di un trimestre che conferma “la coerenza e la forza del percorso di crescita del Gruppo” e sottolinea il nuovo record del carico di lavoro, pari a 74,2 miliardi, con visibilità fino al 2039. L’ad evidenzia anche il miglioramento della redditività e della posizione finanziaria, oltre al fatto che i contratti conclusi nei primi mesi dell’anno hanno già superato il target 2026 di 11 miliardi.
La rotta passa da Stati Uniti, difesa e nuove tecnologie
Il quadro industriale dei prossimi mesi resta centrato su tre direttrici principali. Nel cruise, Fincantieri punta a beneficiare dell’avanzamento dei programmi, della dinamica favorevole dei prezzi, delle efficienze operative e di migliori termini di pagamento. Nella difesa, il gruppo prevede la finalizzazione di ordini per circa 5 miliardi, tra programmi per la Marina Militare italiana e sviluppi negli Stati Uniti.
Negli Usa, la controllata Fincantieri Marine Group ha ottenuto ad aprile il primo contratto della U.S. Navy nell’ambito del programma Medium Landing Ship, per un valore iniziale di circa 30 milioni di dollari, legato a materiali e attività di ingegneria per le prime quattro unità. Il programma può arrivare fino a 35 navi e l’avvio della costruzione è previsto nel quarto trimestre 2026.
Sempre negli Stati Uniti, Fincantieri realizzerà “Spectre”, nuova classe di unità di superficie senza equipaggio sviluppata da Saildrone. È un tassello che spinge il gruppo oltre la cantieristica tradizionale, verso il ruolo di integratore industriale di sistemi navali autonomi e ad alta complessità.