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Spread Btp/bund, prima la fiammata poi di nuovo sotto i 100 punti base dopo il rinvio di Trump sull’Iran. Basterà per invertire la rotta dell’inflazione?

I mercati obbligazionari erano sotto pressione per il timore che i costi energetici si ripercuotessero sull’inflazione portando le banche centrali ad agire sui tassi. Occorrerà vedere se il rinvio di Trump sarà sufficiente a ristabilire l’approvvigionamento energetico a Hormuz

Spread Btp/bund, prima la fiammata poi di nuovo sotto i 100 punti base dopo il rinvio di Trump sull’Iran. Basterà per invertire la rotta dell’inflazione?

Come una scintilla nel buio, l’annuncio di Trump di rinvio per 5 giorni degli attacchi contro obbiettivi energetici iraniani, fa invertire la rotta a tutti i mercati, con gli investiori che si affrettano a riacquistare sui minimi ciò che avevano venduto fino a pochi minurti prima. A beneficiarne sono anche i mercati obbligazionari internazionali, che stamane avevano visto forti pressioni, con conseguente aumento dei rendimenti.

Lo spread Btp/bund, che stamane aveva visto un massimo a 105 punti base, scende dopo le dichiarazioni di Trump verso i 90 punti base sulla scia del calo del rendimeto del Btp decennale a 3,95% da oltre il 4% di poco prima che rappresentava il massimo da luglio 2024.

“Sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti d’America e l’Iran hanno avuto, negli ultimi due giorni, colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente” ha scritto Donald Trump sul suo profilo social Truth. “Sulla base del tenore e del tono di questi colloqui approfonditi, dettagliati e costruttivi, che proseguiranno per tutta la settimana, ho dato istruzioni al Dipartimento della Guerra di rinviare qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso”.

Anche i rendimenti degli altri titoli decennali sono scesi: quelli dell’Oat francese attorno alle ore 13 italiane sono a 3,77% riducendo il rialzo a 0,6% dal +2,8% di prima l’annuncio, sul Bono spagnolo a 10 anni il rendimento è sceso a 3,55% dal 3,65%.

Il bund decennale, storicamente utilizzato come benchmark e come asset più sicuro degli altri, continua comunque a mostrare un rendimento attorno al 3%, confermando i massimi dal 2011.

Naturalmente occorrerà vedere come si svolgeranno i colloqui tra Usa e Iran in questi giorni e se davvero si andrà verso qualche tipo di accordo che consenta il traffico lungo lo Stretto di Hormuz, lasciando libero il rifornimento energetico a buona parte del mondo, al netto di infrastutture che, secondo gli analisti, avranno bisogno di molti mesi prima di tornare a regime. In base a come sarà reimpostato il futuro degli energetici e quindi del loro impatto sull’inflazione, anche le politiche monetarie potrebbero essere nuovamente riviste verso tassi quanto meno stabili. Ma è tutto da vedere

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