La stagione delle trimestrali delle banche Usa entra nel vivo, con risultati in chiaroscuro che lasciano Wall Street in rosso. Citigroup, Bank of America e Wells Fargo hanno pubblicato oggi i conti del quarto trimestre 2025, mostrando utili e ricavi in crescita ma con diverse criticità. In particolare, Citigroup ha scontato una perdita straordinaria legata alla cessione della filiale russa, Bank of America ha registrato ricavi solidi ma inferiori alle attese in alcune linee chiave, mentre Wells Fargo ha visto i propri numeri penalizzati da costi straordinari e margini più deboli del previsto.
A Wall Street, il giudizio degli investitori si concentra soprattutto sulle attese mancate e sulle voci straordinarie, più che sui numeri assoluti. In avvio di seduta, i titoli finiscono in fondo: Citigroup perde l’1,27%, Bank of America il 2,5% e Wells Fargo oltre il 4%.
Martedì avevano già presentato i conti JP Morgan Chase e Bank of New York Mellon, mentre giovedì 15 gennaio toccherà a Morgan Stanley e Goldman Sachs.
Citigroup delude nel trimestre, pesa il dossier russo
Nel quarto trimestre chiuso a dicembre, Citigroup ha riportato un utile netto di 2,47 miliardi di dollari, pari a 1,19 dollari per azione, in calo del 13% rispetto allo stesso periodo del 2024 e ben al di sotto del consensus di 1,62 dollari per azione. Anche i ricavi hanno deluso, salendo solo del 2% a 19,87 miliardi di dollari, contro i 20,45 miliardi attesi dal mercato.
A zavorrare i conti è stata soprattutto la cessione della filiale russa AO Citibank, approvata a dicembre e venduta a Renaissance Capital, operazione che ha comportato una perdita ante imposte di circa 1,2 miliardi di dollari, principalmente legata agli effetti della conversione valutaria.
Nonostante le criticità, l’attività core mostra segnali di forza: le commissioni di investment banking sono aumentate del 35%, passando da 951 milioni a 1,29 miliardi di dollari, mentre la divisione banking ha registrato un incremento dei ricavi del 78%, a 2,2 miliardi di dollari nel trimestre.
Su base trimestrale, il rendimento del capitale proprio tangibile (Rotce) si è attestato al 5,1%, ben al di sotto dell’obiettivo strategico del 10-11% fissato per il 2026; escludendo l’impatto della Russia, il rendimento sarebbe stato del 7,7%, comunque inferiore ai target. Su base annua, però, Citigroup chiude il 2025 con risultati più solidi: utile netto +13% a 14,3 miliardi e ricavi +6% a 85,2 miliardi, in linea con le aspettative.
La ceo Jane Fraser ha parlato di “ricavi solidi e leverage operativo positivo in ciascuna divisione”, sottolineando che Citi entra nel 2026 con “uno slancio visibile in tutta l’azienda” e con l’obiettivo dichiarato di raggiungere un RoTCE del 10-11%, migliorando ulteriormente i rendimenti nel medio periodo.
Bank of America cresce a doppia cifra, ma il titolo arretra
Risultati solidi ma privi di effetto sorpresa anche per Bank of America, che ha chiuso il 2025 con un utile netto annuo è pari a 30,5 miliardi di dollari, in crescita del 19% rispetto al 2024, con un Eps di 3,81 dollari. I ricavi salgono a 113,1 miliardi di dollari, dai 105,9 miliardi dell’anno precedente.
Nel solo quarto trimestre, l’utile netto è stato 7,6 miliardi di dollari, contro i 6,8 miliardi dell’anno precedente, con un Eps di 0,98 dollari (+18%). I ricavi, al netto degli interessi passivi, hanno raggiunto 28,4 miliardi di dollari, segnando una crescita del 7% e superando le attese di Wall Street di 27,78 miliardi.
I ricavi da vendite e trading crescono del 10% a 4,5 miliardi, con l’azionario in aumento del 23% a 2 miliardi e il trading di reddito fisso, valute e materie prime in crescita del 2% a 2,5 miliardi. I ricavi da wealth management e il margine di interesse netto a 15,8 miliardi di dollari (+10%) hanno contribuito in modo significativo ai risultati. Gli accantonamenti per perdite su crediti sono stati di 1,3 miliardi, in calo rispetto all’anno precedente, mentre le speseoperative non legate agli interessi sono aumentate del 4% a 17,4 miliardi per investimenti in tecnologia e contenzioso.
Il presidente e ceo Brian Moynihan ha dichiarato: “Il quarto trimestre ha coronato un anno di ottimi risultati, con utili superiori a 30 miliardi di dollari e un Eps in crescita del 19%. La resilienza di consumatori e imprese, insieme a un maggiore focus su politiche fiscali, commerciali e regolamentari, ci rende fiduciosi su un’ulteriore crescita economica nel 2026. Restano dei rischi, ma lo scenario di base sull’economia statunitense è positivo”.
Wells Fargo, trimestre sotto le stime ma fondamentali in rafforzamento
Più complessa la lettura dei conti di Wells Fargo, che chiude il quarto trimestre 2025 con un utile netto di 5,36 miliardi di dollari, pari a 1,62 dollari per azione, in crescita rispetto ai 5,08 miliardi dell’anno precedente ma leggermente inferiore alle attese di 1,67 dollari per azione. I ricavi si sono attestati a 21,29 miliardi di dollari, sotto le previsioni di 21,65 miliardi.
Il margine di interesse netto è salito del 4% a 12,33 miliardi di dollari, vicino ma leggermente inferiore al limite superiore del range-obiettivo indicato dalla banca (12,4-12,5 miliardi). Al netto delle componenti straordinarie, l’utile sarebbe stato 5,8 miliardi con un Eps adjusted di 1,76 dollari, mentre sui conti hanno inciso costi di ristrutturazione per 612 milioni legati alla riduzione della forza lavoro.
Sul piano strutturale, Wells Fargo ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di attivi dopo la rimozione del tetto imposto dalla Federal Reserve a giugno, mentre i depositi hanno raggiunto 1.380 miliardi, oltre le attese. Gli accantonamenti per perdite su crediti sono scesi a 1,04 miliardi.
L’espansione è visibile anche nel segmento consumer, con nuove carte di credito in aumento del 20% e prestiti auto in crescita del 19%. Le attività commerciali hanno segnato un +12% nei prestiti, mentre le commissioni di investment banking sono salite del 14%, migliorando la posizione di Wells Fargo nella classifica M&A dal 12° all’8° posto. Sul fronte regolamentare, la banca ha chiuso sette ordini su otto legati allo scandalo dei conti fittizi, lasciandone aperto uno risalente al 2018.
Il ceo Charlie Scharf ha sottolineato come la banca sia entrata nel 2026 con basi solide, maggiore efficienza e capacità di investire nella crescita futura.
I conti di JP Morgan e Bank of New York Mellon
JP Morgan ha chiuso il quarto trimestre 2025 con un utile netto di 13 miliardi di dollari (-7% rispetto al 2024), ma con ricavi in crescita del 7% a 45,8 miliardi di dollari, sostenuti da prestiti (+9%) e depositi (+6%). La divisione Markets & Security Services ha segnato un incremento del 17%, mentre l’asset & wealth management ha registrato un utile netto di 1,8 miliardi (+19%) e ricavi per 6,5 miliardi (+13%). Il ceo Jamie Dimon ha ribadito il sostegno all’indipendenza della Federal Reserve, definendola fondamentale per la stabilità economica statunitense.
Anche Bny Mellon ha mostrato numeri in crescita: utile per azione adjusted di 2,08 dollari e ricavi trimestrali per 5,18 miliardi (+7%). La crescita è stata trainata dal margine di interesse netto (+13%) e dalle commissioni (+5%). Per l’intero 2025, Bny Mellon chiude con un utile netto record di 5,3 miliardi su ricavi di 20,1 miliardi e un Rotce del 26%. Il ceo Robin Vince ha definito gli attacchi a Powell “controproducenti”, sottolineando l’importanza di un approccio stabile e indipendente della banca centrale per l’economia.
Trimestrali Usa: il boom dei ricavi non basta
Il messaggio che arriva dal mercato è chiaro: ricavi e utili in crescita non sono sufficienti a sostenere le quotazioni in una fase di incertezza macroeconomica, tensioni geopolitiche e attese elevate sulle prossime mosse di politica monetaria. La stagione delle trimestrali è appena iniziata, ma per le banche americane il giudizio di Wall Street si annuncia più severo del previsto.