Martedì 13 febbraio i mercati sono ancora cauti per non dire appesantiti dopo la notizia dello scontro ormai frontale tra l’amministrazione Trump e il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, ma intanto prendono posizione. E così le banche centrali di mezzo mondo, ad incominciare dalla Bce, si schierano a favore dei colleghi statunitensi della Fed: “Siamo in piena solidarietà con il sistema della Federal Reserve e con il suo presidente Jerome Powell. L’indipendenza delle banche centrali è una pietra angolare della stabilità dei prezzi, finanziaria ed economica nell’interesse dei cittadini che serviamo”, recita un comunicato firmato, tra gli altri, da Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea.
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Tanti spunti dagli Usa: le tensioni Trump-Powell, il dato sull’inflazione, i conti di Jp Morgan
Dagli Stati Uniti però oggi arrivano altri spunti importanti per la finanza, che si collegano in qualche modo al caso Powell. Intanto, l’atteso dato sull’inflazione: a dicembre, negli Stati Uniti, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente, in linea con le attese. Il dato annuale è rimasto stabile al 2,7%, anche in questo caso in linea con le attese. Tali risultati spingerebbero ora gli investitori a scommettere su un taglio anticipato da parte della Federal Reserve, ovvero prima della scadenza del mandato del presidente Jerome Powell, prevista per maggio. Solidarietà al capo della Fed è arrivata anche dall’amministratore delegato di Jp Morgan, Jamie Dimon, in occasione della pubblicazione dei conti: oggi iniziava appunto la stagione delle trimestrali e la banca nel quarto trimestre ha registrato utili in calo del 7% e ricavi in crescita della stessa percentuale. “Ho enorme rispetto per Powell, non è una grande idea indebolire l’indipendenza della Fed”, ha detto Dimon. Jp Morgan ha iniziato la seduta in rosso.
Borse in territorio tendenzialmente negativo, a Piazza Affari brilla Saipem
In questo clima tra l’altro sta per iniziare il World Economic Forum di Davos, in Svizzera, e stavolta il presidente Donald Trump sarà presente con una rappresentanza molto importante del suo governo, la maggiore di sempre per l’evento. Secondo quanto spiegato dal presidente del Wef, Borge Brende, al seguito di Trump sono attesi cinque ministri: si preannunciano scintille. Fatte tutte queste premesse, che seduta è stata sui mercati? Come detto, all’insegna della prudenza e del colore rosso. Il Dow Jones poco dopo l’inizio delle contrattazioni perde addirittura lo 0,55%, mentre un po’ meglio fa il Nasdaq resistendo sulla parità, con Meta che va sotto del 2,4%. Se Sparta piange, Atene non ride: anche in Europa l’umore è basso e quindi Piazza Affari perde quasi mezzo punto percentuale a 45.500 punti, nonostante la conferma dell’ottimo momento dei petroliferi. Saipem svetta guadagnando il 4,4%, Eni +2,1%. Tonfo per Buzzi che crolla di oltre il 7%, prese di beneficio consistenti su Fincantieri che cede il 4,5%: non a caso Deutsche Bank ritiene che nel 2026 non ci siano più spazi di crescita per i titoli del settore Difesa, dopo il rally folle degli ultimi mesi. Contrastate le banche: Mps -1,3%, Intesa Sanpaolo sulla parità, Banco Bpm -0,4%, Mediobanca -0,5%, Unicredit +0,4%.
Petrolio ancora in rally, argento vicinissimo al record
Nel resto d’Europa Francoforte e Madrid limitano i danni leggermente sopra la parità, Parigi cede qualcosina nel giorno in cui si apre il processo d’appello contro Marine Le Pen. Londra sulla parità. Sempre sulla cresta dell’onda le materie prime, in particolare il petrolio che continua a salire e salire ancora: oggi il Brent è ben sopra i 65 dollari al barile (a inizio 2026 non arrivava a 60) e il Wti crude di Bew York ha scavallato quota 60, arrivando persino oltre i 61 dollari al barile. L’oro lima ancora qualcosa al rialzo sui 4,621 dollari l’oncia ma ormai da diverse settimane il grande protagonista è l’argento che dopo l’exploita 80 dollari l’oncia ora vede addirittura quota 90. Il cambio euro dollaro ultimamente è stabile sull’1,16.
Spread Btp-Bund e nuova asta Btp
E infine lo spread Btp Bund, che qualche anno fa si meritava le copertine dei giornali e invece oggi è talmente basso da non fare più notizia: ormai si viaggia stabilmente sotto i 70 punti base, oggi in zona 63, col rendimento del Btp 10 anni al 3,45%. A proposito di titoli di Stato, il Tesoro ha assegnato in asta il nuovo Btp benchmark triennale per 4 miliardi con rendimenti in calo: è stata collocata la prima tranche del BTp scadenza 15 marzo 2029 con un rendimento lordo del 2,48%, in calo di 11 punti base rispetto al mese scorso. La domanda è stata pari a 5,816 miliardi per un rapporto di copertura di 1,45.