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Intelligenza artificiale in Borsa: vendere la bolla o comprare il futuro? I consigli di Fugnoli (Kairos) agli investitori

I titoli dell’intelligenza artificiale continuano a salire. Quanto durerà? Scoppierà la bolla o bisogna continuare a comprare? Dove direzionare gli investimenti? Le risposte dello strategist di Kairos, Alessandro Fugnoli

Intelligenza artificiale in Borsa: vendere la bolla o comprare il futuro? I consigli di Fugnoli (Kairos) agli investitori

“Un giorno, in ascensore, vi mettete d’accordo con il vostro vicino di casa. Gli riparerete il computer che gli si è bloccato e lui vi darà in cambio un trilione di euro. Voi, nel frattempo, gli pagherete un trilione di euro quando lui vi riparerà il vostro lavandino che perde. Non avete ancora riparato niente, ma convocate subito stampa e televisione per annunciare entrambi che avete stupefacenti prospettive per il futuro, perché avete un portafoglio ordini che ha fatto un balzo di un trilione. Se siete quotati in borsa, il mercato sconterà immediatamente la notizia e farà fare al vostro titolo un grande balzo verso l’alto”. È con questa iperbole che lo strategist di Kairos, Alessandro Fugnoli, descrive nell’ultima puntata del suo podcast “Al 4° Piano” cosa sta succedendo alle società, e dunque ai titoli, legati al mondo dell’intelligenza artificiale, con il mercato che sta reagendo con entusiasmo ai numerosi annunci e agli accordi che vengono rivelati giorno dopo giorno. “Non c’è da preoccuparsi troppo – rassicura l’economista -, perché in questi casi il mercato, dopo l’entusiasmo iniziale, torna rapidamente sobrio e corregge gli eccessi”. 

Aziende deluse dall’intelligenza artificiale

Ciò su cui invece occorre riflettere quando si parla di intelligenza artificiale, secondo Fugnoli, è un’altra cosa: “i produttori di processori, i creatori di modelli linguistici e i fornitori di potenza di calcolo comprano e vendono tra di loro più di quanto non fatturino verso l’esterno. Questo porta a chiedersi quanto il mondo abbia davvero bisogno di intelligenza artificiale e quanto sia capace di utilizzarla”. Una parziale risposta potrebbe arrivare da uno studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) che rileva come il 95% delle aziende che hanno iniziato a farne uso siano rimaste deluse. Il motivo? Molti pensavano che l’IA fosse un modo per ridurre il personale (e dunque i costi) e non uno strumento per accelerare l’innovazione. “Si è così scoperto che il pubblico, quando chiama un customer care e si sente rispondere da un assistente virtuale invece che da un essere umano, non è molto contento. Oppure che i programmi di software scritti dall’intelligenza artificiale contengono spesso errori e vanno quindi rivisti, con conseguente perdita di tempo”, spiega lo strategist di Kairos.

Difficile, ad oggi, calcolare anche quante realtà saranno in grado di utilizzare (o vorranno farlo) i nuovi modelli, molto promettenti tra l’altro, di IA. E così qualcuno comincia a chiedersi se l’intelligenza artificiale non produrrà effetti negativi su economie e mercati finanziari. “Se avrà successo, si dice, eliminerà molti posti di lavoro e costringerà le finanze pubbliche già in affanno a sobbarcarsi pesanti oneri per gli ammortizzatori sociali. Se invece non avrà successo, le borse si sgonfieranno e produrranno impulsi recessivi”, riassume Fugnoli.

IA: vendere la bolla o comprare il futuro?

Dall’economia reale ai mercati. Cosa fare? Chi compra investe sul futuro o è destinato a perdere tutto quando la bolla scoppierà? Il consiglio che lo strategist dà agli investitori nel suo podcast è quello di “mantenere un atteggiamento equilibrato, evitando da una parte lo scetticismo e l’esclusione del settore dai portafogli e, dall’altra, l’entusiasmo acritico e la rincorsa agli eccessi speculativi”.

Bisogna dunque includere senza eccessi, privilegiando tre direttrici. “La prima è quella delle grandi società diversificate che hanno ampi flussi di cassa positivi e possono comunque permettersi massicci investimenti. La seconda è quella delle piccole società che occupano una nicchia non troppo affollata, come ad esempio l’intelligenza artificiale applicata alla robotica umanoide. La terza è quella delle imprese che lavorano per il settore militare e per quello della sorveglianza e che hanno quindi la garanzia di un’ampia e stabile domanda pubblica”, afferma Fugnoli, secondo cui un altro criterio da utilizzare sarebbe quello di sovrappesare il settore in quei mercati in cui le sue valutazioni sono ancora moderate, come in Cina, oppure in cui le società quotate del settore sono ancora poche e godono quindi di un valore di rarità, come in Europa. 

“Quello che è certo è che, soprattutto in una fase in cui il retail e l’investimento passivo sono così importanti, il settore continuerà a esercitare un’influenza decisiva sulle borse nel loro insieme”, conclude. 

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