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Borse a picco: Cina, energia, tassi scatenano le vendite

Listini europei sotto pressione mentre al Nasdaq scendono i titoli tech. L’Opec rivede al rialzo le stime sul petrolio. A piazza Affari sale solo Eni

Borse a picco: Cina, energia, tassi scatenano le vendite

Le borse europee chiudono in profondo rosso e Wall Street viaggia in rapida retromarcia in questa giornata di fine settembre, un mese volatile per tradizione soprattutto sul mercato americano. Continuano a correre invece i rendimenti dei titoli di Stato e il Treasury Usa decennale supera l’1,52%.

Sul secondario italiano cresce il divario tra Btp e Bund. Lo spread sale a 106 punti base (+3,63%) e il tasso del Btp va a +0,86% (Bund in salita a -0,2%).

Si conferma inoltre in denaro il petrolio (benché nell’ultima mezzora i future abbiano cambiato segno), che con il suo rally offre una sponda ai titoli del settore, ma aggrava le preoccupazioni sull’inflazione e sui riflessi che questa può esercitare sulle banche centrali, anche se i presidenti di Bce e Fed cercano di mettere un freno ai timori e ribadiscono che la fiammata dei prezzi dovrebbe rivelarsi “temporanea”. L’Opec non teme nemmeno la rivoluzione verde e prevede che la domanda di petrolio, a livello globale, continuerà a salire per i prossimi 25 anni.

In questo contesto il dollaro torna a calamitare gli acquisti e il suo indice, contro le principali valute, segna un rialzo dello 0,4%.

Nell’azionario europeo Francoforte perde il 2,11%, Parigi il 2,17%, Amsterdam -1,9%, Madrid -2,6%. Limita i danni Londra, -0,51%.

Piazza Affari cede il 2,14% e scende a 25.573 punti, con una sola blue chip positiva: Eni +0,7%. Il conto dei danni di giornata parte da Amplifon (-5,15%), che si conferma fortemente negativa dopo la scivolone di ieri. Prende una brutta botta Stm, -5,02%, in sintonia con il settore a livello europeo, travolto dalle vendite in scia a quelle sui titoli tecnologici di Wall Street, a loro volta legati al rialzo dei tassi dei T-Bond.  Il bilancio è pesante per Nexi -4,12%; Interpump -3,89%; Diasorin -3,07%. La maggior parte delle banche, dopo una vigilia ben intonata, segna notevoli ribassi, a partire da Unicredit.-3,97%, seguita da Banco Bpm -2,65%. Tra i finanziari Fineco -2,74%. Nell’auto la performance peggiore è quella di Stellantis -2,98%.

Non c’è gioia per i titoli del lusso (Moncler -2,9%) a causa delle notizie provenienti dalla Cina che, fin dal mattino, hanno contribuito ad alimentare una complessiva avversione al rischio. La crescita dei profitti dell’industria della seconda economia del mondo ha rallentato in agosto e Goldman Sachs e Nomura hanno rivisto al ribasso le proiezioni per la crescita 2021, poiché la crisi dell’approvvigionamento energetico ha indotto la chiusura delle fabbriche e, per l’economia globale, questo potrebbe rappresentare una minaccia molto più grande della crisi del debito dell’Evergrande Group.

Il clima non è sereno nemmeno negli Usa e la borsa di New York potrebbe chiudere il mese in ribasso, benché il trimestre resterà positivo. Tra le altre cose pesa la necessità di un accordo al Congresso per finanziare le attività governative ed evitare che il primo ottobre scatti lo shutdown; inoltre va risolto il problema del limite al debito federale, che dev’essere  aumentato o sospeso per evitare il default. Al momento, i repubblicani hanno bloccato una proposta di legge dei democratici che avrebbe risolto entrambi i problemi. Oggi, la segretaria al Tesoro, Janet Yellen, ha inviato la terza lettera in poche settimane ai leader repubblicani e democratici, chiedendo che agiscano al più presto: “Stimiamo ora che il Tesoro esaurirà probabilmente le sue misure straordinarie se il Congresso non agirà per alzare o sospendere il limite del debito entro il 18 ottobre”. 

Intanto il rialzo dei tassi dei T-Bond si riflette in una vendita dei tech e in una preferenza dei titoli ciclici, mentre il petrolio aumenta il rischio inflazione, anche se, in questo momento, il greggio texano si mostra in lieve calo. Quasi tutte le banche d’affari stanno rivendendo al rialzo il prezzo dell’oro nero per l’anno in corso. Dal fronte delle banche centrali oggi Jerome Powell parlerà alla Commissione bancaria del Senato Usa e dirà, secondo quanto anticipato alla stampa, che l’economia ha continuato a rafforzarsi, ma “la disoccupazione continua a pesare in modo sproporzionato sui lavoratori a basso reddito nel settore servizi, sugli afroamericani e sui latinoamericani”, mentre “l’inflazione è elevata e resterà probabilmente così nei prossimi mesi, prima di rallentare”. Parallelamente la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, afferma che la reazione all’aumento temporaneo dei prezzi non deve essere esagerata. “La sfida chiave è assicurarci di non reagire in maniera eccessiva ai problemi legati all’offerta che non avranno ricadute nel medio termine, e di curare allo stesso tempo le forze positive della domanda che potrebbero portare l’inflazione verso il nostro obbiettivo del 2% in maniera durevole”. “Reagiremo solamente a miglioramenti dell’inflazione riflessi nelle dinamiche dell’inflazione di fondo”. “Non vediamo segnali di un’espansione dell’incremento dell’inflazione a tutti i settori dell’economia”.

Proseguono così gli acquisti pandemici della Banca centrale europea, che sono leggermente aumentati nel corso dell’ultima settimana ma dovrebbero rallentare nei prossimi tre mesi: 20,37 miliardi di euro, in lieve rialzo rispetto ai 19,12 di sette giorni fa.

Sul mercato valutario l’euro scambia contro il biglietto verde sotto quota 1,17.  Va a picco la sterlina, in scia all’incremento dei rendimenti dei Treasury Usa e preoccupata dall’impatto economico della carenza di carburante nel Regno Unito. Le difficoltà di approvvigionamento in seguito alla Brexit preoccupano infatti gli investitori, che hanno di fatto ignorato le aperture della Bank of England su un prossimo rialzo dei tassi di interesse. 

Tra i dati macroeconomici del giorno i mercati Usa soffrono un calo della fiducia degli statunitensi nell’economia rispetto al mese precedente e rispetto alla previsioni degli analisti, a causa della diffusione della variante Delta del coronavirus e dell’aumento dei prezzi. In Germania invece sta accadendo il contrario e consumatori tedeschi appaiono più ottimisti.

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