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Wall Street, record storico della Borsa Usa

Ieri a Wall Street lo S&P 500 ha toccato il suo massimo storico e dai minimi della crisi ha messo a segno la più lunga striscia di rialzi mai realizzata: 3.452 giorni, per una crescita pari al 325% – La pace Usa-Cina riporta il sereno anche nelle Borse europee grazie al netto rafforzamento dell’euro

Robert Kaplan, il presidente della Fed di Dallas molto vicino a Jerome Powell, ha ribadito che è opportuno mettere in cantiere nuovi rialzi dei tassi Usa (“3 o 4”, ha aggiunto) per evitare che il motore dell’economia si surriscaldi. È la risposta della Banca centrale a Donald Trump, che si è detto “non entusiasta” della politica della Fed. Ma i mercati non sembrano temere le conseguenze di una stretta. Anzi.

Ieri l’indice S&P 500 ha toccato nel corso della seduta un nuovo record storico a 2.872,87. Intanto il Toro ha stabilito un altro primato. Dai minimi della crisi, (quota 666 segnata il 9 marzo 2009) l’indice ha messo a segno la più lunga striscia di rialzo della storia: 3.452 giorni, per una crescita pari al 325%. Un bel biglietto da visita per il presidente alla vigilia dei colloqui con la Cina sui commerci, capace di oscurare le difficoltà politiche interne della Casa Bianca per i guai giudiziari di due stretti collaboratori di Trump: l’avvocato Michael Cohen ha ammesso di aver pagato due donne per conto del presidente, il lobbista Paul Manafort rischia 5 anni di galera per frode fiscali e irregolarità nella gestione dei fondi elettorali.

SALE TOKYO, SEMPRE PIÙ PIATTA LA CURVA DEI RENDIMENTI USA

Ma questi inconvenienti, per ora, non disturbano il rialzo. L’indice Nikkei di Tokyo è in rialzo dello 0,7%. Sale anche Hong Kong +0,5%, mentre l’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen è in calo dello 0,4%.

Cross dollaro yen a 110,4 da 110,1 di ieri. Poco mosso il mercato valutario della Cina: cambio dollaro yuan a 6,84.

Oro piatto a 1.195 dollari, dopo tre giorni consecutivi di apprezzamento.

Resta molto schiacciata la curva dei rendimenti dei bond governativi degli Stati Uniti, il differenziale due anni-dieci anni scende a 22 punti base, nuovo minimo dal 2007.

Tutti gli indici di Wall Street hanno chiuso in rialzo: Dow Jones +0,25%, Nasdaq +0,49%. Sale anche l’indice delle Pmi, il Russell 2000 +1,1%, ad un nuovo massimo.

PETROLIO, QUARTO GIORNO DI RIALZO

Il petrolio Brent guadagna lo 0,4% a 72,9 dollari il barile, ieri è arrivata la quarta seduta consecutiva di rialzo: i dati sulle scorte strategiche segnalano un calo di 5,2 milioni di barili (tre volte le previsioni). Nelle ultime ore, l’attenzione si è riportata sullo scontro in atto tra Stati Uniti ed Iran.

SAIPEM SUPERSTAR: +7% A MILANO

A Piazza Affari ha brillato la stella di Saipem: +7% a 4,57 euro. Il gruppo si è aggiudicato diversi contratti per lo sviluppo della seconda fase del giacimento Liza in Guyana per un valore complessivo di 700 milioni di dollari per conto di Exxon.

PIAZZA AFFARI AL TOP DELL’EUROPA (-5% NEL 2018)

L’allentamento delle tensioni commerciali Usa-Cina ha riportato il sereno anche sui cieli della finanza europea. A favorire il trend è stato il netto rafforzamento dell’euro sopra 1,15 dollari dopo le critiche espresse dal presidente Donald Trump sui rialzi dei tassi programmati dalla Fed.

A guidare gli scambi in Europa è stata Piazza Affari, con il Ftse Mib che si è lasciato alle spalle i minimi toccati la scorsa settimana, chiudendo in rialzo dell’1,5% a quota 20.783,79 punti. L’indice principale di Piazza Affari è reduce da tre settimane negative di seguito nel corso delle quali ha bruciato definitivamente il vantaggio in termini relativi che aveva accumulato nei primi mesi di quest’anno.

A questo punto l’indice FtseMib registra da inizio 2018 una performance in rosso del 4,9% contro il -3,8% del Dax di Francoforte e il -3,8% dell’Eurostoxx 50, solo per restare nell’Eurozona. Se scavalchiamo l’Oceano Atlantico ci troviamo di fronte al brillante +12% registrato dall’indice S&P500, il più rappresentativo della Borsa Usa.

Bene intonati gli altri mercati europei: Parigi + 0,54%, Francoforte +0,5%, Madrid +1,1%.

In terreno negativo solo Londra (-0,34%). I leader dell’Unione europea probabilmente dovranno tenere una riunione di emergenza a novembre per valutare un eventuale accordo sulle condizioni della Brexit con la Gran Bretagna, sforando sulla deadline informale di ottobre. Lo riferiscono fonti diplomatiche a Bruxelles.

LO SPREAD SI RESTRINGE A 263 PUNTI

La seduta del mercato secondario si è aperta e chiusa con il segno più, ancora sull’onda della ‘moratoria’ ottenuta da Moody’s, che si pronuncerà sul rating sovrano non più il 7 settembre ma entro fine ottobre.

Lo spread ha chiuso la seduta a 263 punti base dopo una discesa a 262 centesimi, minimo dal 10 agosto.

Resta in area 2,95% il rendimento del decennale italiano febbraio 2028, che termina a 2,966% dopo un minimo a 2,939%. In maggior calo il tasso a 2 anni con conseguente irrigidimento della curva.

Il Btp decennale recupera terreno anche nei confronti dell’equivalente spagnolo e portoghese, con lo scarto sul Bono a 166 punti base da 170 ieri in chiusura e quello sul dieci anni portoghese a 122 da 126 centesimi.

Oggi ci sarà la riapertura del decennale tedesco agosto 2028 per 3 miliardi di euro.

BANCHE IN RALLY: CALANO LE SOFFERENZE

La ripresa dei titoli del debito ha consentito il rimbalzo del settore bancario (+2,2%) in forte calo da inizio anno (-20% in linea con il resto d’Europa). I fondamentali del resto segnalano un progressivo miglioramento, malgrado le incertezze sull’evoluzione dei conti pubblici. Nei primi sei mesi del 2018 lo stock di NPL netti (sofferenze) è calato di 22,8 miliardi di euro (-35,6%) a 41,3 miliardi, mentre gli NPL lordi sono calati di 35,7 miliardi (-21,3%) a 131,8 miliardi.

E questi valori non includono ancora le cessioni di portafoglio annunciate ma non ancora completate come i 10,8 miliardi di Intesa Sanpaolo (+2,8%), i 3,5/9 miliardi di Banco Bpm e i 2,8 miliardi di Ubi (+3,5%).

DBRS: MODESTO L’IMPATTO TURCO SU UNICREDIT

Anche la crisi della Turchia, con il dimezzamento del valore della Lira, dovrebbe avere modesti impatti sui ratio patrimoniali delle banche più coinvolte come Unicredit +2,2%. È quanto si legge in un report dell’agenzia di rating DBRS.

Bene Poste italiane (+3,3%), dopo tre settimane di debolezza, e le assicurazioni: Unipol +2,7%, UnipolSai +1,8%, Generali +1,4%.

ATLANTIA, SMENTITO L’INTERVENTO DI CDP

In recupero anche Atlantia (+2,2%) nel giorno del Cda straordinario di Autostrade per l’Italia, convocato per fare il punto della situazione dopo il crollo del cavalcavia Polcevera. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha smentito la voce di un intervento della Cdp nel capitale.

Sulla società potrebbe abbattersi il macigno di una class action. Lo studio legale Bronstein, Gewirtz & Grossman “sta esaminando potenziali rivendicazioni per conto di acquirenti di Atlantia” dopo la notizia della possibile revoca della concessione e di una sanzione. Lo ha annunciato in una nota lo studio legale.

RIPARTE FCA: I DAZI FANNO MENO PAURA

Fiat Chrysler +1,50%, Ferrari +2,25%. Secondo il Wall Street Journal è probabile che i dazi sulle automobili, voluti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, siano rimandati.

Hera +2,8%. Le autorità italiane hanno chiesto alle concessionarie idroelettriche di fornire tutte le informazioni riguardanti lo stato di conservazione delle dighe.

Leonardo +1,8%. Ieri sera la società ha presentato le nuove indicazioni sul portafoglio per fine, anno, riviste alla luce delle commesse in Qatar.

Realizzi su Campari e Moncler (-0,97%).

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