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Spending review: tutti gli sgravi nel mirino del Governo

Il Governo deve trovare 10 miliardi da tagliare nella prossima manovra e la giungla delle agevolazioni fiscali italiane vale da sola 161,14 miliardi di euro – Difficile che vengano toccate assicurazioni e banche (il rincaro si scaricherebbe sui cittadini) – Più probabili rincari per agricoltori e autotrasportatori – I tagli serviranno a ridurre le tasse

Spending review: tutti gli sgravi nel mirino del Governo

La partita della spending review entra nel vivo e quest’anno potrebbe essere più decisiva che in passato. Lo dimostrano i conti pubblici del 2016, su cui il Governo sta già cercando di trovare la quadra. Il premier Matteo Renzi ha promesso di tagliare la Tasi, ma – come scrive Federico Fubini su Il Corriere della Sera – per riuscirci avrà bisogno di una manovra da almeno 23 miliardi di euro

Di questi, 16 miliardi serviranno a non far scattare gli aumenti dell’Iva previsti da clausole di salvaguardia contenute in vecchi provvedimenti: in teoria, 2 miliardi arriveranno dalla minore spesa per interessi, 4 dalla maggiore crescita e ben 10 proprio dalla revisione della spesa. 

Gli altri 7 miliardi che mancano per arrivare a quota 23 potrebbero servire a cancellare la Tasi, aiutare i poveri o prolungare gli sgravi per chi assume a tempo indeterminato. Queste ultime misure, tuttavia, saranno probabilmente finanziate a deficit. E’ perciò evidente quale importanza rivesta la revisione di spesa per la tenuta complessiva della finanziaria. 

Ma cosa prevedere il piano fin qui elaborato? Il commissario alla spending review Yoram Gutgeld e il consigliere di Palazzo Chigi Roberto Perotti presenteranno al Governo un progetto che prevede di ripartire i tagli fra diversi comparti: dalla spesa sanitaria al trasporto pubblico e ai servizi pubblici locali, dagli acquisti di beni e servizi alle spese dei ministeri e ai compensi dei dirigenti, da Anas e Ferrovie alle pensioni d’invalidità. Le partite più difficili si giocano però sul campo delle agevolazioni e delle partecipate.

TAGLI ALLE AGEVOLAZIONI FISCALI 

La giungla delle agevolazioni fiscali italiane vale 161,14 miliardi di euro, contro 442 miliardi di entrate tributarie complessive. Ecco alcune delle voci principali.

Partiti: una legge del 1972 permette loro di non pagare “concessioni governative” quando siglano atti costitutivi o statuti. 

Assicurazioni: in forza di una legge del 1961 godono di tre tipi di esenzioni sulle polizze, per un totale di 2,3 miliardi. Ma tagliare questi sgravi significherebbe colpire anche milioni di cittadini assicurati. 

Banche: l’imposta sostitutiva sui mutui casa vale due miliardi l’anno, ma in questo caso tagliare l’agevolazione vorrebbe dire colpire indirettamente i cittadini che vogliono comprare casa. 

Agricoltura: il settore gode di 13 tipi di esenzioni per un totale di 2,3 miliardi.

Autotrasporto: una legge del 2007 garantisce riduzioni da 1,14 miliardi l’anno sulle accise per il carburante. Visto che ora il petrolio costa meno, lo sgravio potrebbe essere cancellato o ridotto. 

Cooperative: per quelle agricole l’agevolazione vale 88,5 milioni l’anno. Per tutte le altre i milioni sono centinaia. 

Editoria: gli sgravi valgono 173 milioni l’anno. 

Tassisti: 30 milioni l’anno.

Benzinai: 110 milioni l’anno. 

Gestori di cinema: 26 milioni l’anno.

Famiglie benestanti: 133 milioni l’anno per tate e badanti. 

Armatori: crediti d’imposta per 180 milioni l’anno (ma solo perché ciò accade anche in Grecia, dove però la detassazione sta per essere tagliata).

Compagnie aeree: gli sgravi sul carburante valgono 1,5 miliardi, a imitazione di quanto avviene in Francia e Germania. 

Trasporto marittimo: agevolazioni da 600 milioni l’anno per sostenere la concorrenza europea. 

PARTECIPATE

Quanto alle partecipate, la norma 244 del 2007 impone loro di uscire da tutte le attività estranee alle “finalità istituzionali”, ma la Corte dei Conti ha dimostrato che oggi due terzi delle aziende in questione operano ancora in settori che non hanno nulla a che vedere con i loro compiti di governo territoriale. Non solo: la finanziaria 2015 imponeva “piani di razionalizzazione” entro marzo, ma circa la metà degli enti locali ha ignorato la richiesta.

Un imminente decreto attuativo della riforma della pubblica amministrazione potrebbe imporre nuovamente alle amministrazioni di uscire dalle partecipate estranee alle loro finalità istituzionali, ma stavolta la spending review potrebbe portare con sé una novità: sanzioni per azionisti o manager che ignorano la legge. 

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