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TOR E VPN per superare i blocchi del web: cosa dobbiamo sapere, cosa rischiamo

Navigare in Internet superando gli sbarramenti senza (quasi) lasciare tracce è possibile. Ma il rischio di commettere un illecito, o un reato, è davvero concreto. E l’immunità non è assicurata. Ecco una guida realizzata con la consulenza dello studio Modo Legal.

TOR E VPN per superare i blocchi del web: cosa dobbiamo sapere, cosa rischiamo

Forzare i blocchi del Web, magari per accedere al nostro abbonamento di film in streaming mentre siamo in un altro continente? Possibile, ma quasi sicuramente illegale. Difficile, invece, non capire le ragioni di chi lo fa in nome della lotta a chi oscura la rete negando ogni espressone democratica. Gli esempi non mancano: durante la primavera araba di qualche anno fa sono state numerose le testimonianze dei giovani manifestanti che hanno affidato al web le loro istanze, superando la ferrea censura su Internet operata dai regimi dove vivono. Del resto è proprio così che sono venute alla luce in maniera prepotente quelle tecnologie che consentono di navigare in maniera praticamente anonima sul web, rendendo molto difficile la tracciatura ed il controllo e consentendo nel contempo di raggiungere siti altrimenti bannati. Basta pensare che in Cina ancora oggi non è possibile usare Facebook, Whatsapp ed altre applicazioni social per capire come sia sempre attuale il fenomeno della censura online.

Più banalmente utilizzare le tecniche che nascondono l’indirizzo di partenza, o permettono di superare i blocchi verso alcuni siti, possono servire anche a noi che viviamo in regimi democratici: l’esempio classico riguarda la visione di eventi sportivi stando all’estero, o quando si vuole navigare da computer non strettamente personali senza che sia possibile tracciare ciò che facciamo. Il grosso punto interrogativo è: tutto ciò è legale?

Tor e VPN, cosa sono e come funzionano

Attualmente gli strumenti usati dalla stragrande maggioranza delle persone che vogliono salvaguardare la propria privacy online sono due: TOR e le VPN. TOR è una rete anonima, che utilizza un network globale di nodi protetti molto diffusi nel pianeta anche con la collaborazione dei privati. Ha una struttura simile ad una ragnatela a strati (TOR è l’acronimo di The Onion Router, il router a cipolla) e consente di proteggere i propri dati fintanto che si utilizza Tor Browser sul suo network, che tra l’altro permette di raggiungere anche siti nascosti (con tutti gli interrogativi legali che anche in questo caso conviene porsi) non raggiungibili con i browser normali.

In pratica usando il browser TOR, gratuito e derivato dal browser “normale” Mozilla Firefox, si può navigare in tranquillità nascondendo le proprie tracce ad eventuali controlli ed intercettazioni, grazie al browser modificato e al network protetto. E’ la modalità prediletta da chi, all’interno di regimi totalitari, cerca di consultare scambiare informazioni e dati.

L’utilizzo è estremamente semplice: basta scaricare il browser TOR dal sito ufficiale del progetto per poter subito iniziare a navigare in perfetto anonimato, anche se spesso la navigazione risulta lenta, a causa dei percorso dei nostri dati che prende vie molto complesse proprio per superare i blocchi geografici. In ogni caso si possono anche usare sistemi di messaggistica e posta, rimanendo nel network protetto.

VPN, acronimo per Virtual Private Network, è una sorta di rete privata, non intercettabile, che si stabilisce tra mittente e destinatario. La base di funzionamento di una VPN è l’alterazione dell’indirizzo VPN, che sembrerà provenire dall’indirizzo del server VPN e non dalla posizione attuale. In pratica usando una VPN ci si può collegare ad un sito facendogli credere che si sta chiamando da una località che non è quella reale di partenza.

La VPN viene usata spessissimo in ambiti lavorativi, per creare un tunnel protetto tra l’utilizzatore ed il proprio ufficio ad esempio, e consentire così di utilizzare i servizi dell’ufficio esattamente come se ci si fosse collegati dalla rete interna dell’ufficio. In questa maniera sono ad esempio utilizzabili tutte le applicazioni della Intranet interna, applicazioni che normalmente non sono raggiungibili dall’esterno e da Internet. Usare una VPN è anche un modo per aggirare blocchi sui siti, ed è l’unico modo per usare in Cina app come Whatsapp, bloccate come abbiamo detto sopra. Ci si collega alla VPN dall’interno della Cina, ma facendo credere alla rete internet cinese di essere collegati da altri paesi, magari la Germania, dai quali l’accesso ai social è libero.

Utilizzare una VPN è molto facile, basta installare un software sul pc o sul telefono e selezionare il paese dal quale si vuol far credere di essere collegati. A quel punto viene stabilito il tunnel virtuale e la connessione prosegue in maniera protetta. Esistono alcune VPN installabili gratuitamente, ma è fortemente consigliato l’uso di una VPN a pagamento, tipo VPN Express.

Il nocciolo della questione

Come ben sanno gli appassionati di calcio e di sport, vedere le partite in streaming, in maniera legale, è sempre vincolato ad un abbonato legato al territorio: se ci si sposta in un altro paese non sarà possibile vedere gli eventi sportivi, in quanto solitamente l’abbonamento ne permette la visione solo dal paese di origine. Anche il cinema in streaming, ad esempio Netflix, è vincolato al territorio dove si è fatto l’abbonamento.

Ed è qui che possono venire in aiuto le VPN. Ma il loro utilizzo è consentito o no? Se naturalmente questa non è una questione da porsi quando la necessità è superare censure in regimi autoritari, l’uso di questi sistemi in paesi come il nostro, dove una VPN (gratuita o a pagamento) si può installare senza problemi, la questione pone (deve porre) più di un interrogativo. Per orientarsi ecco una guida realizzata con la collaborazione degli avvocati Gianluca Fera e Valerio Vicenzi, dello studio Modo Legal, esperti delle norme che regolano l’uso delle nuove tecnologie.

Commetto illecito se uso una VPN per vedere le partite italiane attraverso una piattaforma Usa?

Sì, perché i diritti di trasmissioni sono territoriali e ciò vuol dire che posso utilizzare il mio abbonamento esclusivamente in ambito nazionale, e per questo sono perseguibile. “Tor e Vpn – afferma l’Avv. Fera – sono come grimaldelli in grado di scardinare il principio di territorialità dei diritti audiovisivi. Gli organizzatori di eventi sportivi vendono i diritti di trasmissione audiovisiva su più piattaforme (i cosiddetti pacchetti) che poi vengono rivenduti su base territoriale. Con Tor e VPN si aggira questo limite. A livello europeo sono raccomandati accordi fra i player di questi servizi, che si assicurano che VPN e TOR vengano utilizzati solo su base territoriale. Si prova ad incentivare i comportamenti leciti e virtuosi perché perseguire gli illeciti in questo settore è molto complicato”.

Entrano in gioco normative internazionali?

Fera: “Il parlamento europeo spinge per la territorialità e il geoblocking, quindi il controllo su base territoriale. L’importante è che non vengano cioè violati i diritti dei terzi. Una soluzione è che VPN e Tor possano funzionare solo su base territoriale, come Raiplay, ma sarebbe un controsenso per le applicazioni “libertarie” di queste tecnologie. Oppure si potrebbe pensare ad una portabilità territoriale ma su base soggettiva, cioè chi ha i diritti territorialità dovrebbe poterli portare in giro per il mondo sulla base di accordi di licenza agli utenti finali”.

Puntualizza Vicenzi: “le tecnologie mutano e dettano il mercato. La Siae sta investendo molto anche su tecnologie blockchain per non rimanere tagliata fuori. Il diritto degli autori deve essere garantito, ma sicuramente bisogna anche ripensare la logica del diritto stesso in questo campo”.

Possono rintracciarmi se uso TOR o VPN?

Di fatto una risposta è impossibile. E’ il classico caso di una tecnologia sempre più raffinata contrastata da mezzi tecnologici altrettanto raffinati e mutevoli. Dal punto di vista normativo, poi, il rapporto tra il diritto e la tecnologia è come quello tra Achille e la tartaruga del famoso paradosso di Zenone: uno insegue l’altra, senza poterla mai raggiungere. Il diritto insegue le nuove tecnologie e difficilmente le anticipa; fotografa la realtà in un determinato momento, cercando di fornire risposte alle nuove esigenze che la tecnologia pone, e quando vi riesce la tecnologia ha già sfornato soluzioni nuove e del tutto insospettate, cui tocca dare una nuova risposta.

Usare una VPN sul posto di lavoro per vedere siti altrimenti bloccati, o anche solo la posta privata sul pc di casa, configura una pratica illecita?

Secondo l’Avv. Vicenzi “il dipendente che dovesse violare il divieto di uso privato di beni aziendali, si espone ad una sanzione disciplinare la cui severità dipenderà naturalmente dalla gravità della violazione. Per attenerci ai tuoi esempi, utilizzare il pc aziendale per visitare siti bannati, seppure facendo uso di uno strumento (la VPN) di proprietà del dipendente, è certamente più grave che consultare la propria posta personale, ma dipende ovviamente anche dal momento e dalla durata dell’accesso vietato. Ad esempio se lo faccio per otto ore al giorno in orario di lavoro, oppure se mi limito a connettermi due minuti per verificare se ho ricevuto un’email. La circostanza che la VPN sia pagata dal dipendente è irrilevante. Se utilizzo la carta carburante e il telepass aziendali riservati solo alle missioni di lavoro per andare in vacanza con la famiglia commetto un illecito, anche se la vettura è la mia. Naturalmente, qualora l’attività illecita del dipendente dovesse integrare una fattispecie di reato, questi ne risponderebbe anche penalmente. Se ad esempio utilizzo la carta di credito aziendale per l’acquisto di beni personali commetto il reato di appropriazione indebita previsto e punito dall’art. 646 del codice penale.

Ma in definitiva si tratta di tecnologie per aiutare gli oppressi o per favorire i furbi?

La tecnologia è uno strumento, non ha un proprio valore positivo o negativo: può servire per propagare voci represse in regimi dittatoriali o per vedere trasmissioni senza pagarne i diritti. Si pensi a una vanga: creata per intenti nobili può però essere anche come un’arma di offesa.

Tecnologie e normative sono in continua evoluzione, e si adattano anche alle esigenze dei tempi. Secondo l’avv. Vicenzi “Il Covid ci ha fatto anticipare i tempi grazie al fatto di dover ripensare ad un mondo che può funzionare in remoto e in videochiamata. Gli sviluppi futuri di cui si dovrà tenere conto sono gli ambiti dell’intelligenza artificiale, che si sta sviluppando molto, e i nuovi interessi come lo sport elettronico”.

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