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Terremoto, imprese paralizzate: intervista a Rodolfo Musci della Pressmair, eccellenza emiliana

Rodolfo Musci, titolare di una delle aziende d’eccellenza della zona colpita dal sisma, la Pressmair (fornitrice di componentistica e progettazione per yacht di lusso), lancia l’allarme sugli effetti del disastro naturale: “Stavamo andando bene nonostante la crisi, ma ora tutto è cambiato: mezza azienda è senza elettricità e l’Enel non ci dà risposte”.

Terremoto, imprese paralizzate: intervista a Rodolfo Musci della Pressmair, eccellenza emiliana

Piove a Finale Emilia, sulle case danneggiate dalle scosse, sulle macerie della Torre dell’Orologio, sulle imprese, anzi dentro alle imprese, perché molti tetti sono crollati. Una zona ricca, lavoratrice e orgogliosa del suo saper fare si trova improvvisamente paralizzata dalla violenza della natura e la paura del domani si radica anche laddove sembrava non potesse arrivare mai. Il primo pensiero naturalmente è per i morti, per i feriti, per chi è rimasto senza casa. Poi c’è il problema del lavoro, in una zona ad alta concentrazione industriale.

“Ci è crollato il mondo addosso” dice Rodolfo Musci, titolare della Pressmair, una della eccellenze locali, una piccola impresa meccanica con 25 dipendenti, fornitrice di componentistica e progettazione per yacht di lusso.

“Noi stiamo andando bene – racconta l’imprenditore – abbiamo parecchi ordini e ci sembrava di poter fronteggiare la crisi senza troppe preoccupazioni. Ora tutto è cambiato, quest’evento ci paralizza completamente. Una parte del nostro tetto è crollato, manca l’elettricità e purtroppo non sappiamo quando verrà ripristinata. Avrei bisogno di un’autorizzazione per poter utilizzare la parte dell’impresa non danneggiata, ma non so quanto tempo ci vorrà. Per mettere a posto il tetto d’altra parte abbiamo bisogno dell’agibilità, ma si tratta di un altro permesso di cui dobbiamo restare in attesa. La mancanza di elettricità ci impedisce di mandare avanti gli incarichi di progettazione che rappresentano il 50% del nostro lavoro, ma se cerco di contattare l’Enel trovo solo un risponditore automatico che mi informa di interventi in una zona diversa dalla nostra. Insomma un quadro davvero difficile e in questo momento faccio fatica a fare dei pronostici, credo ci vorrà almeno un mese prima di ripartire. Ma un’impresa che sta ferma perde soldi ogni giorno, perché non rispetta le consegne e quindi non guadagna e tutta la catena si spezza, perché se non guadagni non puoi pagare i fornitori e devi mettere i dipendenti in cassa integrazione. Ecco questo significa che la crisi, per altra strada, è arrivata davvero”.

Il momento drammatico porta certamente una visione più nera del futuro, ma è ovvio che le aziende abbiano fretta e a Finale le imprese sono molte e sono abituate a veder girare l’economia: sono grosse aziende ceramiche, un settore che esporta moltissimo e quindi riesce a reggere la congiuntura, importanti imprese dell’alimentare (per esempio la Casoni), aziende del settore meccanico e una quindicina di artigiane. Quasi tutti i centralini squillano a vuoto. Erano 500 anni che non accadeva un fatto come questo e forse la solerte e volenterosa gente della pianura si sentiva indenne da tali rischi. Di questi tempi invece pare proprio che tutti debbano fare i conti con l’incertezza del futuro.

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