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Telecom Italia: ora si avvicina l’arrivo di de Puyfontaine

Dopo il verdetto Ue che ha riconosciuto il controllo di fatto di Vivendi, diventa più concreto l’arrivo dell’Ad francese al posto del presidente italiano Giuseppe Recchi. Recchi è stato a Parigi pochi giorni fa

Telecom Italia: ora si avvicina l’arrivo di de Puyfontaine

Il prossimo Cda di Telecom Italia, in programma domani, giovedì, sarà con ogni probabilità il momento della verità. L’avvicendamento al vertice del gruppo di telecomunicazioni italiano si avvicina, infatti, dopo la decisione della Commissione europea che ha dato via libera al controllo di fatto di Vivendi su Telecom, condizionandolo alla cesione di Persidera.

Arnaud de Puyfontaine, Ad di Vivendi e finora vice presidente di Telecom, dovrebbe a questo punto diventarne presidente come era emerso in occasione dell’assemblea ai primi di maggio. La decisione di sospendere la staffetta venne allora motivata proprio con la necessità di attendere la decisione europea sul controllo di fatto che Vivendi esercita su Telecom: il gruppo francese di Vincent Bolloré esprime attualmente 10 consiglieri in Cda (di cui la metà indipendenti) su 15.

Il rimedio, sottoposto alla Ue il 4 maggio, giorno dell’assemblea Telecom che ha rinnovato il board, prevedeva l’impegno a far sì che il gruppo italiano, partecipato per il 23,94% del capitale, cedesse la quota del 70% in Persidera, società che detiene i multiplex (i canali tv per la trasmissione in digitale terrestre) ex La 7 insieme al gruppo L’Epresso che ha conferito i suoi mux e detiene il restante 30%.

Telecom però dichiarò di non saperne nulla con un comunicato finito all’attenzione degli uffici di corporate governance della Consob, e la questione – che non è stata finora affrontata in cda – era in programmma fosse esaminata dal Cda nella riunione del 1° giugno su richiesta del collegio sindacale. La data è ormai arrivata, la decisione dell’Antitrust Ue pure e il cambio di presidenza con l’ingresso diretto dei francesi nella gestione è nell’ordine delle cose. Il cambiamento potrebbe avere conseguenze anche su Mediaset: l’azionista francese deve infatti spiegare all’Agcom, entro il 18 giugno, come intende rientrare sotto il 10% dei diritti di voto. Esclusa la possibilità che scenda in Telecom, a questo punto, l’unica soluzione possibile è che lo faccia nell’azionariato del Biscione.

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