Condividi

Sprechi energia, Italia a rischio multa

La Direttiva europea 24 del 2012 impone regole stringenti per il risparmio energetico, che l’Italia ha recepito ma non sta attuando concretamente: entro il 31 dicembre del 2016 dovranno essere installati dispositivi per la termoregolazione degli impianti di riscaldamento – Interessati 3 milioni di abitazioni e uffici.

Sprechi energia, Italia a rischio multa

Risparmiare il 20% sulle spese per il riscaldamento? Si può. Inquinare di meno? Si deve. Evitare gli sprechi di calore? Assolutamente si. Ma lo Stato italiano è in ritardo. E, questa volta, non nel recepimento delle regole comunitarie ma nella loro concreta attuazione.

Lo scorso anno, a luglio, è stata recepita (decreto legislativo 102) la Direttiva europea 24 del 2012 che impone regole stringenti per il risparmio energetico. Le norme riguardano sia gli edifici pubblici, che sono tanti, troppi, mal gestisti e poco efficienti dal punto di vista energetico, sia le abitazioni e gli uffici privati, circa tre milioni, che usano il riscaldamento centralizzato o il  teleriscaldamento.



Entro il 31 dicembre del 2016 dovranno essere installati dispositivi per contenere i consumi e per ottenere una migliore efficienza energetica. Bisognerà adottare sistemi per la contabilizzazione individuale dei consumi e la relativa rendicontazione.

Un obbligo esisteva già dal 2000 ma riguardava solo edifici di nuova costruzione. La termoregolazione e misurazione individuale del calore e la rendicontazione dei consumi, che può avvenire non solo alla fine del periodo invernale ma anche ogni 2/3 mesi, consentono un controllo costante dei consumi e notevoli risparmi sulla bolletta del riscaldamento che possono raggiungere il 20%.

Come funziona? In pratica, in ogni condominio un contatore generale rileva il consumo globale di tutti i locali. Per misurare il consumo di ogni singolo appartamento si installa, dove è tecnicamente possibile, un contatore individuale all’ingresso dell’utenza da misurare, oppure si installa su ciascun radiatore il ripartitore che rileva il consumo effettivo del singolo radiatore e trasmette i dati in modo da poter effettuare la somma dei consumi all’interno di ogni unità abitativa. Ovviamente questo sistema si integra con le valvole termostatiche che, installate su ciascun radiatore, consentono di regolare l’afflusso di acqua calda in relazione alla temperatura desiderata ed evitare di riscaldare oltre il necessario.

“Con questo sistema ognuno paga per quel che consuma risparmiando in maniera significativa si riducono le emissioni di anidride carbonica e si ottiene una gestione più responsabile delle spese per il riscaldamento”, afferma Thomas Schoepcke, direttore generale di Ista-Italia, società tra i leader mondiali nella contabilizzazione individuale dei consumi, con sede in Germania. Ista è presente in 24 Paesi con 4700 dipendenti, 743 milioni di euro di fatturato e decenni di esperienza nel settore, avendo installato i propri prodotti in circa 12 milioni di appartamenti.

Ma quanto costa? “Il consumo medio per riscaldare un appartamento di circa 100mq si aggira intorno ai 1200 euro l’anno”, sostiene Thomas Schoepcke. “L’investimento medio per dotare un appartamento di valvole termostatiche e sistema di contabilizzazione è di circa 700 euro. Installando le valvole si risparmiano circa 240 euro l’anno, a questo bisogna aggiungere i benefici fiscali che vanno dal 50 al 60%. In pratica, nel giro di due anni l’intera spesa per installare valvole termostatiche e ripartitori di consumo e per ottenere un servizio di contabilizzazione viene azzerata dai risparmi”.

I benefici per le tasche sono evidenti e ne trae vantaggio anche l’ambiente: il riscaldamento dell’appartamento-tipo produce l’emissione di circa 3 tonnellate di CO2 all’anno. Risparmiando il 20%, si riduce di 0,6 tonnellate l’anidride carbonica, l’equivalente di CO2 immessa in un anno da un’automobile di media cilindrata che percorra 20 chilometri al giorno per 300 giorni l’anno.

In Germania, Olanda, Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Bulgaria, questo sistema è diffuso da anni. “In Germania, ogni anno con la contabilizzazione individuale si riducono le emissioni di CO2 di 4,5 milioni di tonnellate. In Italia abbiamo calcolato che questa riduzione di CO2 potrebbe essere di più di 2 milioni di tonnellate” afferma Walter Schmidt, Amministratore delegato di Ista e Presidente dell’Associazione europea per la contabilizzazione dei costi di energia in base al consumo (EVVE).

In Germania il settore della contabilizzazione individuale dell’energia assorbe 30.000 dipendenti e anche per l’Italia le prospettive sono positive: se la Direttiva per l’efficienza energetica sarà applicata correttamente i posti di lavoro in questo settore potrebbero essere più di 15.000.

In Italia il clima, anche d’inverno, muta ormai con elevata frequenza. Con il controllo individuale della temperatura dei singoli radiatori e con la rilevazione dei consumi effettivi di ogni appartamento o ufficio si evitano sprechi, si paga solo per quello che si è effettivamente consumato e si evitano anche le pesanti sanzioni previste dalla legge: da 500 a 2.500 euro per ogni appartamento che non installa questi sistemi.

Le regole ci sono, anche se, di recente, la Commissione europea ha chiesto allo Stato italiano alcune precisazioni e integrazioni. I tempi sono stretti per rispondere e l’Italia rischia una costosa procedura di infrazione. Quel che manca inoltre è l’informazione su questi argomenti e un campagna pubblica di sensibilizzazione, tra l’altro prevista dalla Direttiva.

Chi se ne dovrebbe occupare? Il Ministero dello Sviluppo Economico con il supporto dell’Enea. Ma il piano di comunicazione proposto dall’Enea a sei mesi dall’elaborazione giace ancora nei cassetti del palazzone di Via Veneto. Le aziende che operano nel settore lamentano un avvio troppo lento delle decisioni condominiali in materia, dovuto anche alla scarsa informazione.

Il rischio è elevato: se non si informano adeguatamente i cittadini e non si stimola fin d’ora la realizzazione degli obblighi previsti, si potrebbe arrivare a fine 2016 con pochi edifici in regola: gli inadempienti rischierebbero sanzioni severe. A meno di non ricorrere alla solita, vergognosa, proroga.

Commenta