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Roma, mostra di Picasso alle Scuderie del Quirinale

L’esposizione, dal titolo “Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915-1925”, raccoglie più di cento capolavori tra tele, gouaches e disegni oltre a fotografie, lettere autografe e altri documenti

Roma, mostra di Picasso alle Scuderie del Quirinale

Pablo Picasso torna a Roma a 100 anni dal viaggio che vi compì a 37 anni nel tempestoso clima del 1917 in piena guerra mondiale. Le scuderie del Quirinale dedicano infatti al grande pittore spagnolo una interessantissima mostra che abbraccia un decennio fondamentale della vita artistica e umana di Picasso, gli anni che vanno dal 1915 al 1925. Picasso compie il suo viaggio in Italia, a Roma e a Napoli proveniente da Parigi, dove ha guidato la rivoluzione cubista. A Roma conoscerà tra l’altro una avvenente ballerina russa Olga Khokhlova che diventerà poi sua moglie.

La mostra dal titolo “Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915-1925” raccoglie più di cento capolavori tra tele, gouaches e disegni oltre a fotografie, lettere autografe e altri documenti attentamente selezionati dal curatore Olivier Berggruen con Anunciata von Liechtenstein. Tra questi, il Ritratto di Olga in poltrona (1918), Arlecchino (Léonide Massine) (1917), Natura morta con chitarra, bottiglia, frutta, piatto e bicchiere su tavolo (1919), Due donne che corrono sulla spiaggia (La corsa) (1922) opera scelta come manifesto della mostra, Il flauto di Pan (1923), Saltimbanco seduto con braccia conserte (1923), Arlecchino con Specchio (1923), Paulo come Arlecchino (1924), Paulo come Pierrot (1925). Per Picasso è un periodo di profondo ripensamento della propria identità.



La guerra ha privato l’artista spagnolo dei suoi compagni di viaggio: il pittore Georges Braque e il poeta Guillaume Apollinaire si sono arruolati nell’esercito e il mercante Daniel-Henry Kahnweiler è stato costretto, a causa delle sue origini tedesche e delle sue simpatie francesi, a cercare l’esilio in Svizzera. Picasso si ritrova a lavorare in solitudine nel suo atelier parigino di rue Schoelcher e le fotografie che lo ritraggono testimoniano la versatilità che lui attribuisce alla propria immagine: quella di un artista agguerrito dalle identità molteplici, che sfida il mondo dell’arte in veste via via di lottatore, di operaio, di artista di Montmartre e di borghese parigino. Il viaggio in Italia acquista sotto questo aspetto un a importanza fondamentale nella vita dell’artista. Qui incontra l’arte di Raffaello, a Napoli ammira l’Ercole Farnese e gli altri capolavori classici del Museo Archeologico. Per non parlare dell’impatto artistico ed emotivo che ebbe su di lui il fascino misterioso degli affreschi di Pompei.

Picasso è sceso in Italia al seguito dell’amico Jean Cocteau, che ha conosciuto due anni prima presentatogli dal compositore Edgar Varese. Ed è Cocteau che lo affascina con il progetto del balletto Burlesque che sta mettendo in scena con la compagnia dei balletti russi di Djagilev. Dall’incontro con Djagilev prende copro “Parade” uno spettacolo di danza che i balletti russi stanno preparando per Roma.

Tutto questo bagaglio di nuove esperienze rappresenta il focus della mostra alle Scuderie del Quirinale. L’esposizione si sofferma in particolare sul metodo del pastiche, analizzando le modalità e le procedure tramite le quali Picasso lo utilizzò come strumento al servizio del modernismo, in un percorso dal realismo all’astrazione tra i più originali e straordinari della storia dell’arte moderna. Il lavoro svolto per il balletto Parade, su musica di Satie, come preciserà l’amico e critico Apollinaire, sarà destinato a sconvolgere non poco le idee degli spettatori e la stessa produzione del “genio Picasso”. Accanto a Parade anche i bozzetti per le scenografie e i fondali per il balletto Pulcinella, due spettacoli teatrali fortemente influenzati dall’esperienza del tour italiano.

La mostra illustra gli esperimenti condotti da Picasso con diversi stili e generi: dal gioco delle superfici decorative nei collage, eseguiti durante la prima guerra mondiale, al realismo stilizzato degli “anni Diaghilev ”, dalla natura morta al ritratto.

L’esposizione documenta dunque l’impatto a lungo termine del soggiorno in Italia sull’arte del maestro spagnolo, un impatto evidenziato dalle numerose opere d’ispirazione classica realizzate nel periodo successivo a quel viaggio; opere concepite ed elaborate in maniera personalissima, come sottolinea il curatore Olivier Berggruen: «Delle statue antiche lo avevano colpito la monumentalità e la sensualità nascosta, più che le forme e le proporzioni. Ma poi, anticipando certe moderne trasgressioni, Picasso aveva iniziato a mettere insieme con grande disinvoltura “alto” e “basso”. Nella sua voglia di un’arte che fosse al tempo stesso più moderna ma anche più primitiva, interessandosi ancora più a tutti quei mondi “ai margini della classicità”, preferendo all’Antica Roma e al Rinascimento gli Etruschi, gli affreschi erotici di Pompei, le maschere della Commedia dell’arte, la vita frenetica della via Margutta del 1917, o quella dei vicoli di Napoli».

Se Roma mette Picasso in contatto con la grande tradizione artistica romana, a Napoli l’artista mentre passeggia per i vicoli di forcella con il grande compositore russo Igor Stravinskij, di cui si ammira in mostra un celebre ritratto, si imbatte in uno spettacolo di marionette della commedia dell’arte, tradizionali rappresentazioni teatrali all’aperto della maschera Pulcinella. Il modesto spettacolo offerto dal teatro napoletano riconferma il gusto di entrambi gli artisti per le forme d’arte popolari e tradizionali e rappresenta la prova che la più semplice espressione artistica poteva avere un fascino universale.

Fonti di ispirazione disparate, che vanno dalle più basse alle più alte, possono essere integrate nelle loro opere, proprio come il paesaggio romano offre una visione in cui antichità, chiese rinascimentali e palazzi barocchi sembrano fondersi.

Sulla scia del viaggio in Italia Picasso rinnova le raffigurazioni tradizionali di acrobati e circensi degli anni giovanili, i ritratti nostalgici di artisti spesso colti in posa e meditative. I soggetti che avevano popolato i periodi blu e rosa diventano allora i modelli della sua personale visione artistica così la figura dell’arlecchino si fa metafora del processo creativo del pittore. Picasso diventa un abile giocoliere di stili capace di passare da raffigurazioni pensose di bagnanti e artisti di strada a ironiche nature morte, da decorative composizioni cubiste al ritratti introversi. Questo periodo di sperimentazione stilistica culmina nel convulso “La danse” del 1925 che segna il suo addio al mondo della danza ed è coerentemente l’ultima opera in mostra.

La mostra che rimarrà aperta fino al 21 gennaio è stata resa possibile grazie a ben 38 prestatori. Opere uniche provenienti da Europa, Stati Uniti e Giappone. Musée Picasso, Centre Pompidou di Parigi, Tate di Londra, e ancora il MoMa, il Metropolitan Museum, il Guggenheim di New York, e poi ancora il Museum Berggruen di Berlino, la Fundació Museu Picasso di Barcellona e il Museo Tyssen di Madrid per citarne alcuni. “È un’esposizione a cui si lavora dal 2015 e che si presenta come una delle più importanti mostre mai dedicate in Italia a Picasso” sottolinea Mario De Simoni, Presidente e Amministratore Delegato di Ales spa, coproduttrice dell’esposizione con MondoMostre Skira e con la partecipazione delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.

Il progetto è stato elaborato sotto la supervisione di un prestigioso comitato scientifico composto da Carmen Gimenez, Laurent Le Bon, Brigitte Léal, Valentina Moncada, Bernard Ruiz Picasso e Gary Tinterow.  L’allestimento è curato dallo Studio Selldorf di New York.

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