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Poste Italiane: utile in crescita, proposto dividendo da 0,39 euro

Il Cda di Poste Italiane ha esaminato e approvato il bilancio 2016, dal quale emerge che i ricavi totali del gruppo, inclusivi dei premi assicurativi, hanno segnato una crescita del 7,7% a 33,1 miliardi – La posizione finanziaria netta del Gruppo presenta un avanzo di 6,2 miliardi – Caio: “Dal 2014, anno in cui è stato presentato il piano industriale quinquennale, l’azienda ha aumentato il suo fatturato di quasi il 16%”.

Poste Italiane: utile in crescita, proposto dividendo da 0,39 euro

Utile in crescita a 622 milioni e dividendo pari a 0,39 euro per azione. Il Cda di Poste Italiane ha esaminato e approvato i conti del 2016: i ricavi totali del gruppo, inclusivi dei premi assicurativi, hanno segnato una crescita del 7,7% rispetto al precedente esercizio e si attestano a 33,1 miliardi.

La positiva performance del comparto Servizi Assicurativi e Risparmio Gestito, i cui ricavi risultano in aumento del 10,8% a 23,8 miliardi rispetto al precedente esercizio, e la tenuta del comparto Finanziario, che genera ricavi per 5,3 miliardi, hanno più che compensato – precisa il comunicato diffuso da Poste Italiane – l’attesa flessione dei ricavi da Servizi Postali e Commerciali (-1,5% a 3,8 miliardi), indotta principalmente dalla riduzione dei volumi sulla corrispondenza (-10,9%), e comunque in rallentamento rispetto al precedente esercizio. In crescita i ricavi del comparto pacchi in aumento del 6,4% rispetto al precedente esercizio e pari a 649 milioni.

Il risultato operativo ha registrato un marcato aumento del 18,3% rispetto al precedente esercizio ( 880 milioni) ed è stato pari a 1,041 miliardi. L’incremento è correlato alla citata dinamica positiva dei ricavi combinata con il contenimento dei costi operativi. L’utile netto, come detto, si è portato a 622 milioni, in crescita rispetto ai 552 milioni del precedente esercizio.

Il Consiglio di Amministrazione ha poi proposto un dividendo di 0,39 euro per azione, da sottoporre all’approvazione assembleare, in linea con la politica di pay-out, definita dalla Società in almeno l’80% dell’utile netto consolidato dell’esercizio 2016 del Gruppo Poste Italiane. Da un breve calcolo, dunque, se ne deduce che l’assegno staccato per il Tesoro che detiene il 30% del capitale, sarà pari quest’anno a circa 165 milioni. Altri 175 miliardi andranno alla Cassa depositi e prestiti che detiene il 35%. Dopo la privatizzazione avviata nel 2015, il restante 35,7% è sul mercato.

E’ dunque sulla base di questi risultati che l’Ad di Poste conclude il suo primo mandato triennale. L’assemblea per l’approvazione del bilancio e per il rinnovo degli amministratori è fissata per il 27 aprile, ma le liste di maggioranza devono essere presentate venti giorni prima. Il Tesoro dovrà dunque sciogliere la riserva tra non molto e fare sapere se intende confermare Francesco Caio alla guida di Poste o piuttosto spostarlo al vertice di Leonardo, come sostengono alcune voci. Di sicuro, “questi risultati costituiscono ora una base molto robusta per proseguire nell’attuazione del piano industriale 2020”, afferma il diretto interessato.

La posizione finanziaria netta del Gruppo presenta un avanzo di 6,2 miliardi. La variazione, rispetto all’avanzo di 8,7 miliardi al 31 dicembre 2015, pur beneficiando di un flusso di cassa della gestione operativa non finanziaria positivo per oltre 1,4 miliardi, risente della generale contrazione di fair value subita dagli strumenti finanziari (di -2,3 miliardi) e dalla riclassifica (di -0,6 miliardi) delle attività e passività finanziarie della BdM-MCC SpA e BancoPosta Fondi SpA SGR nelle specifiche voci previste dall’IFRS 5.

La posizione finanziaria netta industriale presenta un avanzo di 893 milioni, in miglioramento rispetto all’avanzo di 307 milioni a fine 2015. Gli investimenti industriali dell’esercizio sono pari a 451 milioni e sono correlati principalmente all’informatizzazione delle reti di telecomunicazione, nonché ad ammodernamenti e ristrutturazioni immobiliari.

Nel 2016, le masse gestite/amministrate sono aumentate del 3,7% rispetto a 476 miliardi del 31 dicembre 2015 e ammontano a 493 miliardi. Il valore beneficia principalmente della crescita delle riserve tecniche del comparto assicurativo Vita, dei fondi di investimento e della raccolta diretta BancoPosta.

Con riferimento alle reti di distribuzione, nel corso del 2016 è proseguito il processo di rinnovamento e digitalizzazione degli uffici postali attraverso il roll-out della connettività wi-fi su oltre 3.200 uffici postali dall’inizio del progetto e l’installazione del sistema “nuovo gestore attese” già presente in oltre 1.700 uffici: il tempo medio di attesa negli uffici con gestore attese, pari a 8,6 minuti nel 2016, ha registrato una riduzione rispetto all’anno precedente del 27%. Con tali iniziative continua il progetto di miglioramento dei servizi offerti alla clientela, così come l’apertura sul territorio nazionale di sportelli multilingue in 23 Uffici Postali che semplificano l’approccio al Gruppo da parte dei “nuovi Italiani”.

Nell’ottica di efficientamento e riqualificazione delle risorse umane prevista dal Piano industriale, nel 2016 hanno avuto luogo circa 1.500 inserimenti (comprensivi di oltre 500 conversioni da part-time a full-time), mentre l’organico complessivo medio del Gruppo si è ridotto di circa 2.500 unità rispetto al 2015. Inoltre, 5.700 persone hanno aderito al previsto programma di prepensionamento e, al 31 dicembre 2016, sono uscite dal Gruppo. Al personale del Gruppo sono state erogate oltre 3 milioni di ore di formazione.

“Poste italiane – ha commentato l’amministratore delegato Francesco Caio – chiude il 2016 con risultati in forte crescita di fatturato e margini, consolidando il percorso di cambiamento e sviluppo avviato nel 2014. A livello consolidato i ricavi superano 33 miliardi con una crescita rispetto al 2015 del 7,7%; il margine operativo supera il miliardo (1.041 milioni) in crescita del 18,3%. L’utile netto cresce del 12,7% a 622 milioni. Come annunciato al momento della quotazione, anche per il 2016 l’azienda distribuirà un dividendo equivalente all’80% dell’utile netto pari a 0,39 per azione in crescita del 15%”.

“Ai risultati del Gruppo – ha continuato Caio – hanno contribuito tutti i settori di business che hanno perseguito con efficacia le priorità d’investimento e sviluppo del Piano industriale: nei servizi postali è stata avviata la realizzazione del nuovo modello di recapito, mentre nel comparto pacchi, Poste Italiane ha guadagnato quota di mercato con una crescita di volume di oltre il 12%. Il BancoPosta ha raggiunto un livello di ROE (ritorno sul capitale) del 29% e nel settore delle assicurazioni, Poste Vita è cresciuta del 9% in termini di Premi raccolti. Il totale delle masse di risparmio amministrato e gestito ha raggiunto 493 miliardi, in crescita del 3,7%. Dal 2014, anno in cui è stato presentato il piano industriale quinquennale, l’azienda ha aumentato il suo fatturato di quasi il 16%, il suo margine operativo del 50% e l’utile netto si è quasi triplicato. Questi risultati dimostrano la validità delle scelte strategiche e la capacità dell’azienda di tradurle, attraverso l’azione gestionale del suo team di management e l’impegno di tutte le sue persone, in risultati operativi ed economici e finanziari; in costante dialogo e relazione con le istituzioni, i regolatori e i territori nella quale è fortemente radicata”.

“Come annunciato al momento della presentazione del Piano Poste 2020 – ha ancora detto l’amministratore delegato del gruppo -, Poste Italiane ha saputo intraprendere in questi anni un percorso di sviluppo teso a coniugare due aspetti: da una parte obiettivi di crescita, innovazione e orientamento al cliente – sulla cui base gli investitori anche internazionali hanno partecipato alla quotazione in Borsa; dall’altra la conferma della sua missione sociale che ne ha sempre caratterizzato il profilo, mantenendo e rafforzando la presenza capillare nel territorio per assicurare prossimità e inclusione alle comunità e ai cittadini di tutto il Paese. Questi risultati costituiscono ora una base molto robusta per proseguire nell’attuazione del piano industriale 2020”.

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