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Mps, pace con la Fondazione: deve pagare solo 150 milioni

L’iniziale richiesta di danni per gli aumenti di capitale del 2011 e 2015 e per l’operazione Antonveneta era di 3,8 miliardi. Il titolo sale in Borsa, analisti scommettono su M&A: Unicredit?

Mps, pace con la Fondazione: deve pagare solo 150 milioni

Solo 150 milioni di euro, anziché i 3,8 miliardi inizialmente richiesti. Mps ottiene un maxi sconto dalla Fondazione per dirimere la questione dei danni subiti dall’ente in occasione delle operazioni di acquisizione di Banca Antonveneta e degli aumenti di capitale nei periodi 2011-2015. La notizia ovviamente solleva anche gli investitori, che festeggiano permettendo al titolo in Borsa di guadagnare subito il 6% in apertura di seduta, in zona 1,182 euro per azione. Ma soprattutto dopo essersi alleggerita di questo macigno, la banca senese può iniziare a guardare con più fiducia e ottimismo al futuro: ora Mps diventa più appetibile per operazioni M&A, e dietro alla rally del titolo ci sarebbe anche il ritorno di fiamma dell’ipotesi di un matrimonio con Unicredit, anche se di recente il nuovo CEO Andrea Orcel ha chiarito di essere focalizzato sulla riorganizzazione interna del gruppo, più che sulle operazioni straordinarie.

Nel dettaglio, ieri a Borsa chiusa l’istituto toscano ha annunciato di avere siglato un accordo preliminare con Fondazione Monte dei Paschi di Siena in merito alle richieste stragiudiziali riferite all’acquisizione di Banca Antonveneta e agli aumenti di capitale del 2011 e 2014-2015. L’accordo prevede il pagamento di 150 milioni di euro da parte di Rocca Salimbeni e l’impegno sulla valorizzazione del patrimonio artistico della banca. L’iniziale richiesta della Fondazione era come detto ben più alta, ammontando a 3,8 miliardi. Ad ogni modo l’accordo dovrà essere sottoposto a deliberazione del cda dell’istituto, che si riunirà il prossimo 5 agosto, anche per approvare i conti del secondo trimestre.

“Giudichiamo positivamente l’accordo raggiunto da Banca Mps in quanto diminuisce drasticamente il petitum relativo ai rischi legali (che si riduce da circa 10 a 6,2 miliardi), riducendo drasticamente uno degli elementi di ostacolo al processo di vendita della banca”, hanno commentato gli analisti di Equita, secondo i quali, per altro, alla luce dell’accordo raggiunto, della possibile conversione delle DTA (pari a circa 3,8bn) in crediti fiscali in caso di fusione e delle misure potenzialmente prospettabili dal Ministero delle Finanze (aumento di capitale, ulteriore pulizia di bilancio), “le probabilità che si concretizzi una soluzione strutturale per la banca aumentino significativamente”. A questo proposito saranno fondamentali gli stress test di fine mese, in grado di rivelare il livello di solidità della banca senese, che inoltre, in base ad accordi presi con la Bce, entro aprile 2022 dovrà raccogliere capitale per 2,5 miliardi di euro.

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