Condividi

Milano, al via la Settimana della Moda tra tante novità

L’edizione scattata oggi potrebbe essere l’ultima con l’attuale formula, secondo la proposta del presidente della Camera della Moda Carlo Capasa – Presentate 174 collezioni spalmate su sei giorni (da oggi al 27 febbraio), con 70 sfilate, 88 presentazioni, 37 eventi – La Fondazione Armani entra nel capitale del gruppo – Ecco le nuove location.

Milano, al via la Settimana della Moda tra tante novità

Partita la settimana della Moda milanese. Un’edizione “liquida” – come l’ha definita il presidente della Camera della Moda Carlo Capasa -, il più possibile capace di adattarsi, senza obblighi e rigidità, alle esigenze dei vari brand di trovare la modalità corretta per raccontarsi: un momento interessante, in cui tutti cercano la strada in direzione dell’autenticità in modo estremamente fluido”. E forse anche l’ultima con l’attuale formula, visto che lo stesso Capasa ha rivelato: “Noi abbiamo avanzato una proposta: fare l’uomo e la donna a giugno-luglio, non necessariamente insieme”.

Intanto, la fashion week è iniziata senza disagi per la città di Milano, visto che proprio oggi è rientrato lo sciopero selvaggio dei tassisti, che si sono fermati per 6 giorni, rientrando regolarmente in servizio proprio con l’inizio della kermesse che prevede la presentazione di 174 collezioni spalmate su sei giorni (da oggi al 27 febbraio), con 70 sfilate, 88 presentazioni, 37 eventi. E’ soprattutto con la collezione Donna che Milano lancia la sfida a Parigi: la moda femminile infatti spinge il sistema, con un fatturato 2016 a +2,3%, contro l’1,9% del settore e lo 0,9% del comparto uomo. Ottime le performance dei grandi marchi italiani anche sui mercati azionari: a Milano Ferragamo nel 2016 ha guadagnato il 23,6%, Cucinelli il 32,9%, a Hong Kong Prada il 28,5%.

Fra le new entry internazionali, la sfilata del marchio Vionnet per la prima volta nel calendario ufficiale. E poi il debutto di Xu Zhi, il designer ospitato da Giorgio Armani nel suo Armani/Teatro. A proposito di Armani, la Fondazione è diventata socio del gruppo: per ora è stato girato un simbolico 0,1% del gruppo, che fattura 2,6 miliardi di ricavi. Il resto rimane in mano al fondatore Giorgio, ma l’obiettivo per il futuro è di creare un meccanismo di prelazione automatica per la Fondazione, in modo che “gli assetti di governo del gruppo si mantengano stabili, rispettosi e coerenti con alcuni principi”, ha spiegato lo stesso Armani.

Come sempre, quartier generale di Milano Moda Donna sarà l’Unicredit Pavilion sotto i grattacieli di Porta Nuova, dove il Fahion Hub Market presenta altri 15 brand emergenti provenienti da tutto il mondo. Qui è allestita anche la mostra che ogni edizione accompagna le sfilate, in questo caso «Portraits» di Maurizio Galimberti, fotografie e installazioni che raccontano moda e cinema; a completare la mostra, tre lectio magistralis di Piero Gemelli, Toni Thorimbert e dello stesso Galimberti. Ci sono però anche nuove location: oltre ai mille spazi in giro per tutta la città, alla centralissima Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale si aggiunge lo Spazio Cavallerizze del Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia, che ospiterà sfilate e presentazioni.

Ma la fashion week non è solo lusso e sfilate. Dietro ci sono aziende importanti, per le quali la settimana della moda rappresenta una delle tappe fondamentali della strategia finanziaria annuale. Mediobanca ha effettuato uno studio che mette a paragone i fiori all’occhiello della moda made in Italy con i tradizionali rivali francesi. E così si scopre che le società nostrate sono più capitalizzate delle francesi, hanno meno debiti e più liquidità. D’altra parte però, il sistema moda della Francia, che cresce più o meno come quello dell’Italia, ma ha dimensioni nettamente superiori.

Il giro d’affari aggregato delle prime 15 luxury companies d’Oltralpe nel 2015 era di a 70,1 miliardi di euro (il 3,3% del Pil), contro i 30,3 miliardi del 2015 delle italiane. Un esempio eclatante è rappresentato dal colosso Christian Dior-Lvmh che, vantando un giro d’affari 2015 attorno a 35 miliardi, ha battuto da solo le prime quindici aziende italiane del lusso. L’analista di Mediobanca, Nadia Portioli, ha comunque specificato che senza considerare vini e altri prodotti, il solo comparto della moda e del lusso di Dior-Lvmh si attesterebbe a 11,7 miliardi di euro, di poco al di sopra degli 11,5 miliardi di Kering, il secondo gruppo francese che controlla anche il marchio italiano Gucci.

Commenta