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Meno crescita, Borse in calo. E Telecom paga la guerra dei soci

I timori sul rallentamento dell’economia raffreddano i listini anche a Wall Street – Così il petrolio si inabissa, l’euro si indebolisce – Milano chiude con un calo dell’1% una giornata dominata dal nuovo salasso di Telecom Italia che tocca i minimi storici – Banche deboli – Nel clima depresso, Juventus corre ancora

Meno crescita, Borse in calo. E Telecom paga la guerra dei soci

 Chiusura in rosso per i listini europei, mentre Wall Street accelera al ribasso dopo un avvio di scambi in calo. La piazza newyorkese, chiusa lunedì per festività, martedì ha reagito negativamente alle previsioni al ribasso sulla crescita mondiale del Fmi a Davos. Pesa inoltre il rallentamento della Cina, (+6,6% nel 2018, passo più lento dal 1990) e si teme che i rapporti con Pechino possano inasprirsi a seguito degli sviluppi del caso Huawei, frenando il processo di avvicinamento sui dazi. Il petrolio si accoda all’andamento generale e s’inabissa: Brent -2,66%, 61,07 dollari al barile; Wti -3,16% 52,46 dollari al barile. 

Piazza Affari, è la peggiore: -1,03%, 19.437 punti. Sono negative le banche e Telecom subisce un altro salasso (-6,24%), toccando nuovi minimi storici, in scia ai preliminari di giovedì scorso, alla bocciatura dello scorporo interno della rete da parte dell’Agcom, alle frizioni fra i soci Eliott e Vivendi. Seduta in altalena per la Juventus, che alla fine è il titolo migliore: +0,74%.

Francoforte perde lo 0,41%; Parigi -0,42%; Madrid -0,18%. Londra, -1,02%, vede Theresa May persa nel labirinto della Brexit. Oggi il portavoce della Commissione europea sembra fare ricorso alla canzone più famosa delle Spice Girls (Wannabee) per capire quali scelte intenda perseguire il primo ministro inglese. “I’ll tell you what I want/ What I really, really want/So tell me what you want/What you really, really want’ (Ti dirò ciò che voglio, ciò che realmente, realmente voglio, dimmi ciò che vuoi, che realmente, realmente vuoi).

L’euro s’indebolisce nei confronti della sterlina (cambio in area 0,876) e resta stabile sul dollaro, intorno a 1,136.

Senza grandi variazioni l’obbligazionario italiano, nonostante Fmi abbia rivisto la crescita del pil del paese allo 0,6% per il 2019 (come Bankitalia) e ritenga che la situazione finanziaria tricolore rappresenti un rischio globale. Inoltre fonti stampa scrivono che il 7 febbraio la Commissione Ue, diffondendo le previsioni di crescita per i vari paesi, allineerà la propria proiezione per Roma allo 0,6% o sarà addirittura più prudente. Mentre Merkel e Macron si danno la mano ad Aquisgrana, siglando il trattato franco tedesco, il premier Conte cerca di ricucire i rapporti con i cugini d’Oltralpe scrivendo che il rapporto tra Italia e Francia rimane forte e saldo. In questa cornice: il rendimento del decennale è stabile a 2,74%; lo spread con il Bund è a 250.10 punti base.

In Piazza Affari fra i titoli più deboli figurano le banche, in particolare Banco Bpm -2,69% e Unicredit -2,14%. Frazionali perdite per Mps -0,7%, che ha conferito mandato a un pool di banche per un covered bond. L’ad di Unipol Carlo Cimbri esclude un’aggregazione a tre che comprenda Mps, Unipol Banca e Bper. Sempre sospesa Carige che, secondo il Sole 24 ore, ha bisogno di 200 milioni di euro di nuovo capitale, in aggiunta al prestito, sottoscritto da Fitd, da 320 milioni che andrà rinegoziato, per eliminare i crediti deteriorati e attrarre un potenziale acquirente in futuro L’alternativa sarebbe la nazionalizzazione “che brucerebbe buona parte dei capitali privati”.

Un incoraggiamento al sistema viene da Fitch, che non vede un impatto significativo per le banche italiane con i rating più alti dalla nuova guidance Bce sugli Npl.

In ribasso Stm, -3,41% e Ferrari -2,07%.

Sono solo tre i titoli in verde del listino principale. La Juventus +0,74%, Unipol +0,15%; Atlantia +0,35%.

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