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Mahalia Jackson, la voce che accompagnava Martin Luther King

La storia di Mahalia Jackson la mitica cantante di Gospel che cantava al Signore per un posto al sole.

Mahalia Jackson, la voce che accompagnava Martin Luther King

Mahalia era nata nel 1911 in una baracca in riva al fiume New Orleans, figlia di un predicatore a cinque anni rimasta orfana della madre, dovette far fronte alla vita di casa e andò dapprima a lavorare come sguattera e poi come lavandaia. Ma prima di addormentarsi recitava sempre un suo motto che le dava la speranza che un giorno le cose avrebbero potuto cambiare: “Un giorno avrò anch’io il mio posto al sole, e non importa dove”. 

 
A vent’anni decise di andare Chicago, dove cominciò a cantare nelle chiese, veniva spesso chiamata per accompagnare i funerali. Per lei nulla era facile, ma non si arrendete mai, continuò a proporsi per il gospel a Chicago, anche se questi suoi ritmi di New Orleans accompagnati dal battere delle mani, non piacevano certo ai conservatori del clero. Nel frattempo cantava per la sua gente in seminterrati adibiti a chiese dicendo “Voglio che non solo le mani, ma i i miei piedi, tutto il coro po cantino la gloria del Signore”.

La sua determinazione la portò un giorno ad essere invitata in televisione, in un programma di Ed Sullivan, ma già durante le prove ci fu un litigio perchè avevano deciso di accompagnarla con un’orchestra e un coro con arrangiamenti. Mahalia si rifiutò precisando che le bastava il suo pianoforte. Sullivan dovette accettare e la serata fu un infinito successo. 

Mahalia non non era mai andata a scuola di musica e non sapeva nemmeno leggere uno spartito, né riconoscere le note, ma nel suo canto c’era l’eredità spirituale di una grande anima, la stessa che esisteva da secoli nel profondo Sud degli Stati Uniti: i richiami degli schiavi nelle piantagioni di cotone e i canti sulle chiatte dei fiumi.

La sua era una voce piena di carica emotiva, le persone scoppiavano a piangere e il pubblico l’amava profondamente. Riuscì a trascinare milioni di ascoltatori a partecipare alla sua gioiosa e incrollabile fede nella generosità del signore. 

Le sue tournée non erano sempre facili, soffriva di ipertensione a causa del suo peso, e soffriva anche di coliche epatiche. Nonostante ciò le proseguiva nel suo scopo, nel suo amore per il Gospel e combatteva con tutto perché credeva così tanto nel Signore che era convinta che ogni cosa succedeva per destino.

Nel 1955 decise di trasferirsi in un quartiere di bianchi, in una villetta alla periferia di Chicago. La notizia fece davvero clamore e mise in subbuglio tutto il vicinato, nemmeno le odi del Gospel poté fermare le continue lamentele dei residenti. Ci volle qualche anno, e spesso anche l’intervento della polizia per placare le anime dei bianchi. Poi altre persone di colore si trasferirono e i bianchi dovettero accettare che “L’erba era rimasta verde, i prati erano ben tenuti come prima, gli uccelli si posavano ancora sui rami degli alberi”. 

Ogni volta che Martin Luther King si recava a Chicago era sempre ospite di Mahalia, la quale dai discorsi di King comprese che per la gioventù negra d’America stava per arrivare un nuovo giorno. Mahalia non aveva mai potuto studiare e per questo fondò una Fondazione con il suo nome allo scopo di assegnare borse di studio per i giovani ai quali raccomandava di dedicarsi allo studio con grande passione, quella stessa che lei aveva per il canto.

Nel 1963 il movimento per i diritti civili ebbe il suo apice, con la marcia su Washington per poi trovarsi tutti sotto l’obelisco, monumento dedicato a Lincoln. Mahalia salì sul podio e vide sotto di lei un’enorme folla di persone e migliaia di bandiere che sventolavano al vento. o

Dopo un attimo di silenzio, Mahalia iniziò a cantare un suo vecchio spiritual:

Sono stato umiliato, sono stato sprezzato.
Devo dirlo al mio Signore,
Quando arriverò lassù.
Per quanto tempo mi avete 
trattato ingiustamente…

Appena Mahalia ebbe finito, Martin Luther King cominciò il suo famoso discorso:”C’è un sogno dentro di me, il sogno di un giorno futuro in cui tutti gli americani si prenderanno per mano e canteranno, con le parole di un altro vecchio spiritual”.

Liberi finalmente!
Grazie a Dio Onnipotente,
siamo liberi finalmente!

Mahalia morì  nel 1972, all’età di 60 anni ma la sua musica è ancora qui tra noi, una forza infinita che esprime la gioia di vivere è una fede assoluta nello spirito dell’uomo, un grande insegnamento anche per i tempi attuali.

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