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La Bce esclude strette e Piazza Affari prepara il rally di Natale

Ancora una volta la Borsa italiana è tra le migliori in Europa e si avvicina a quota 28 mila: Tim rimbalza, bene anche il lusso e le utilities – Lagarde rassicura i mercati: nessuna stretta della Bce in vista – Petrolio in frenata, oro in ascesa

La Bce esclude strette e Piazza Affari prepara il rally di Natale

La cautela è il tratto dominante delle borse europee in questo periodo, allarmate dalla crescita dei contagi da Covid, ma anche i piccoli passi portano alcuni listini ad aggiornare i loro massimi storici, complice l’avvio positivo di Wall Street. Inoltre la Bce continua a buttare acqua sul fuoco dell’inflazione e prevede: passerà.

La piazza più tonica è Parigi, +0,53%, che segna un nuovo record spinta dal rialzo di Bnp Paribas +3,3% e di Airbus +1,7%. Amsterdam si apprezza dello 0,36%, con Royal Dutch Shell (+2,33%), dopo l’annuncio che trasferirà la sua sede principale in Gran Bretagna. Salgono Francoforte +0,33% e Madrid +0,2% (nonostante il tonfo di Bbva -4,28%). È quasi invariata Londra +0,07%,



Piazza Affari apre la settimana in bellezza, +0,49%, 27.868 punti base, aggiorna i massimi dell’anno e si conferma al top da settembre 2008. Regina del listino è Telecom (+3,06%), ben comprata dopo una partenza sottotono. Il titolo è reduce dalle perdite di venerdì, dovute al venir meno delle speculazioni di mercato su operazioni legate alla rete unica. Deutsche Bank ha tagliato il rating a “hold”, mentre Radiocor scrive che domani sono fissate le riunioni del comitato rischi, comitato nomine e collegio sindacale. Il collegio sindacale, secondo fonti dell’agenzia di stampa, tratterà anche il tema delle ricadute del contratto con Dazn per la visione del calcio in streaming.

SI apprezzano utility come Terna, +1,83% (su cui Deutsche Bank ha alzato il target price a 7,5 da 7,2 euro) ed Hera +1,36%. Enel, +0,72%, ora per Jefferies è “hold” da “underperform”.

Bene Unipol +1,6% e le banche, a partire da Unicredit +1,08%. Positivo il lusso con Moncler +1,3% e Ferragamo +0,67%.

Prosegue la fase crescente di Azimut +1,32%, dopo la diffusione dei conti giovedì e i giudizi positivi dei broker. Oggi Hsbc ha alzato il target price a 30 da 27 euro.

In fondo al listino sono Nexi -0,74%; Tenaris -0,68%; Buzzi -0,58%; Ferrari -0,35%, dopo i recenti massimi storici raggiunti dal cavallino rampante.

Fuori dal paniere principale le prese di profitto affossano Datalogic -6,78%. Premiata invece Aeffe, +2,04%, a seguito dell’annuncio che nel 2022 riprenderà in gestione in negozi di Moschino in Cina. Banca Imi consiglia “buy”.

L’obbligazionario è poco mosso e lo spread chiude a 121 punti base, con un tasso del decennale italiano a +0,93%. 

A frenare gli acquisti dei bond sono i timori legati all’inflazione e a un possibile rialzo dei tassi da parte delle banche centrali.

Oggi però la presidente della Bce Christine Lagarde ha messo in evidenza le differenze tra Europa e Usa: “Non stiamo navigando alla stessa velocità negli Usa il tasso di inflazione è al 6,2% a ottobre, da noi al 4,1% e se si escludono i prezzi di energia e alimentari il tasso è del 4,6% negli Usa e del 2,1% nell’area euro, sopra il nostro obiettivo ma a un livello gestibile”. Perciò “imporre qualsiasi misura restrittiva ora potrebbe fare più male che bene”, ha detto nel corso di un’audizione al Parlamento europeo.

La numero uno della Bce ha ammesso che il calo dell’inflazione richiederà più tempo del previsto, ma i prezzi energetici scenderanno nella prima metà del 2022 e un rialzo dei tassi resta quindi “improbabile” il prossimo anno.

Chi invoca un cambiamento di rotta, come scrive il FT, è il capo della Deutsche Bank Christian Sewing, secondo cui la politica dei tassi di interesse ultra-allentata “ha perso il suo effetto”.
In questo contesto l’euro s’indebolisce ulteriormente contro il dollaro e tratta intorno a 1,142.  L’oro, dopo aver spinto sull’acceleratore, si muove in modesto calo intorno a 1861,40 dollari l’oncia. Arretra il petrolio. Il Brent cede l’1% e scambia a 81,3 dollari al barile. Il Wti perde circa la stessa percentuale e tratta intorno a 80 dollari al barile.

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