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La Bce boccia la tassa sugli extraprofitti: “Non va usata per risanare il bilancio, danneggia le banche e mina la fiducia”

In un parere di sei pagine, la Bce critica la misura introdotta dal governo Meloni: Per l’Eurotower “l’imposta straordinaria crea un quadro fiscale incerto e può rendere più costoso per le banche attrarre nuovo capitale”

La Bce boccia la tassa sugli extraprofitti: “Non va usata per risanare il bilancio, danneggia le banche e mina la fiducia”

Una bocciatura senza appello quella inflitta stamattina dalla Banca Centrale Europea alla tassa sugli extraprofitti delle banche imposta per decreto dal Governo Meloni. Alla vigilia del board che annuncerà le nuove misure di politica monetaria, rivelando se a settembre ci sarà una pausa nei rialzi o se la stretta continuerà, l’Eurotower ha inviato un documento, firmato dalla presidente Christine Lagarde, al ministero dell’Economia che qualche settimana fa gli aveva chiesto un parere sull’imposta del 40% sull’aumento dei margini d’interesse bancari. E nelle sei pagine arrivate a Roma da Bruxelles le critiche non mancano. Tre i rilievi principali sollevati dalla Bce, riguardanti rispettivamente le conseguenze per il credito, la fiducia degli investitori e le possibili ripercussioni sulle banche più piccole, soprattutto in virtù dei problemi che gli istituti sono chiamati ad affrontare nell’attuale ciclo economico.

Bce: la tassa sugli extraprofitti non deve essere usata per risanare il bilancio

Quella sugli extraprofitti delle banche è una tassa una tantum. “A tale riguardo la Bce ha raccomandato in precedenza che è necessaria una chiara separazione tra la natura straordinaria dei proventi e le risorse di bilancio generali di un governo per evitarne l’uso a fini generali di risanamento di bilancio“: scrive la Bce nel parere legale sull’imposta straordinaria.

Gli effetti della tassa sulle banche

Nel documento la Bce fa una riflessione: è vero che una politica monetaria caratterizzata da un rapido incremento dei tassi porta a un aumento dei margini di interesse degli istituti. Ma è anche vero che questo accade solo in una prima fase. Ce n’è poi una seconda, a lungo termine, caratterizzata da maggiori costi di raccolta, perdite sul portafoglio titoli e una crescita degli accantonamenti in vista di eventuali insolvenze. La tassa sugli extraprofitti delle banche tiene conto solo della prima fase, ignorando totalmente la seconda che potrebbe rivelarsi “meno positiva, se non negativa”, per le banche. Per questo motivo il rischio è che comprometta la capacità degli istituti di reagire alla seconda fase dove si troveranno ad affrontare un aumento delle sofferenze.

Per questo motivo l’Eurotower raccomanda “che il decreto-legge sia accompagnato da un’analisi approfondita delle potenziali conseguenze negative per il settore bancario, che illustri in particolare l’impatto specifico dell’imposta straordinaria sulla redditività a più lungo termine e sulla base patrimoniale, sull’accesso ai finanziamenti e sulla concessione di nuovi prestiti e sulle condizioni di concorrenza sul mercato, e il suo potenziale impatto sulla liquidità”.

Secondo la Bce, “occorre prestare cautela per garantire che l’imposta straordinaria non incida sulla capacità dei singoli enti creditizi di costituire solide basi patrimoniali e di effettuare adeguati accantonamenti per maggiori svalutazioni e un deterioramento della qualità creditizia”. “Limitare la capacità degli enti creditizi di mantenere posizioni patrimoniali adeguate o di costituire con prudenza accantonamenti nel contesto di una possibile flessione della qualità creditizia potrebbe mettere a repentaglio una regolare trasmissione delle misure di politica monetaria“, aggiunge la Banca Centrale Europea. 

Bce: la tassa sugli extraprofitti può generare sfiducia negli investitori 

“L’imposta straordinaria può rendere più costoso per le banche attrarre nuovo capitale azionario e finanziamento all’ingrosso, in quanto gli investitori nazionali ed esteri potrebbero avere meno interesse a investire in enti creditizi italiani che hanno prospettive più incerte”, scrive a chiare lettere la Bce. Parlando in parole povere, gli investitori potrebbero essere scoraggiati a investire sulle banche italiane perché il Governo potrebbe decidere di nuovo, e ancora una volta a sorpresa, di imporre nuove tasse, uno scenario che rischierebbe a sua volta di aumentare il costo del credito italiano. Non solo, “la natura retroattiva della tassa sugli extraprofitti potrebbe alimentare la percezione di una cornice legale incerta e suscitare ampi contenziosi, creando dubbi sulla certezza del diritto”.

Bce: i rischi per le piccole banche

Nella parte finale del parere, la Bce solleva dubbi riguardanti la vigilanza. Il principale riguarda i “rischi di frammentazione del sistema finanziario europeo a causa della natura eterogenea di tali imposte”; sia per il fatto che i gruppi che operano tramite succursali estere siano sottoposti a una “doppia imposizione”.

Altro grande rischio riguarda le banche più piccole. Il pericolo è infatti che “l’imposta straordinaria inciderà in particolar modo sugli enti meno significativi, che tendono a concentrarsi maggiormente sull’erogazione del credito”. Tanto più che la base imponibile dell’imposta del governo italiano “non prende in considerazione l’intero ciclo economico e non comprende, tra l’altro, le spese operative e il costo del rischio di credito”. Per questo “l’ammontare dell’imposta straordinaria potrebbe non essere commisurato alla redditività a più lungo termine di un ente creditizio e alla sua capacità di generare capitale”. 

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