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Il New Deal post-Covid e le sue 4 contraddizioni

Secondo Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, la transizione verso il New Deal post-Covid è caratterizzata da contraddizioni in campo progressista, ambientalista, liberalista e conservatore – Sullo sfondo rimangono l’inflazione e il tapering, ma non c’è da aver paura: ecco perchè

Il New Deal post-Covid e le sue 4 contraddizioni

La fase di transizione storica in cui ci troviamo – che ci porterà dal neoliberalismo degli ultimi 40 anni a un nuovo New Deal – è caratterizzata da alcune profonde contraddizioni, che si articolano su quattro piani:

  • Progressismo
  • Ambientalismo
  • Liberalismo
  • Conservatorismo

A sostenerlo è Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, che nell’ultimo numero della sua rubrica mensile “Il rosso e il nero” analizza nel dettaglio ognuno di questi aspetti.

1. PROGRESSISMO: CONTRADDIZIONE FRA POLITICHE DEL LAVORO E DELL’IMMIGRAZIONE

Nel campo progressive, Fugnoli individua una contraddizione fra le nuove politiche del lavoro e le politiche dell’immigrazione. Si tratta di una tensione ben esemplificata da quanto sta accadendo negli Stati Uniti: da una parte, l’amministrazione Biden vuole tornare al mondo del lavoro pre-1980, “in cui non era la forza lavoro a vagare affannosamente alla ricerca di un impiego per il quale svendersi, ma erano al contrario le imprese a contendersi le risorse umane”; dall’altra – anche sotto la spinta della Silicon Valley – il governo democratico intende riaprire le porte agli immigrati, e così facendo contribuirà ad abbassare il costo del lavoro.

2. AMBIENTALISMO: CONTRADDIZIONE FRA TRANSIZIONE ENERGETICA E TERZOMONDISMO

Per quanto riguarda l’ideologia green, Fugnoli sottolinea la contraddizione fra riconversione energetica e sostegno ai Paesi in via di sviluppo. Da un lato, infatti, le economie occidentali dicono di voler puntare sulle rinnovabili, nella certezza che il loro costo continuerà a scendere. Dall’altro, però, appoggiano i Paesi emergenti che intendono riappropriarsi delle proprie risorse, a cominciare proprio dalle materie prime indispensabili per la transizione energetica globale (fra tutte, la più importante è il rame, i cui maggiori produttori sono Zambia, Indonesia, Cile e Perù).

3. LIBERALISMO: CONTRADDIZIONE FRA MULTILATERALISMO E TRANSIZIONE ENERGETICA

Sul fronte liberale, Fugnoli cita come esempio l’Unione europea, che “si proclama paladina del multilateralismo e del libero mercato, ma lavora a gran ritmo per introdurre unilateralmente una tassa di ingresso sui prodotti che contengono energie sporche. Ecco allora il protezionismo cacciato dalla porta rientrare dalla finestra dipinto di verde con conseguenze inflazionistiche evidenti”.

4. CONSERVATORISMO: LA CONTRADDIZIONE DEI “RIALZISTI LORO MALGRADO”

Infine, in campo conservatore, l’economista di Kairos analizza un tipo particolare di investitori, definiti “rialzisti loro malgrado”. Si tratta di coloro che, pur chiedendo alle banche centrali di alzare i tassi e ai governi di ridurre la spesa, mantengono comunque in portafoglio una montagna di bond e di azioni. In questo caso, alla contraddizione si aggiunge un paradosso: se le autorità monetarie e fiscali seguissero i loro consigli, i “rialzisti loro malgrado” sarebbero i primi a rimetterci sui mercati finanziari.

IL TAPERING NON È IL MALE

Dal punto di vista macro, Fugnoli sottolinea che il possibile ritorno dell’inflazione strutturale – innescato dalle politiche monetarie e fiscali, ma anche dalla transizione energetica – sarà “un prezzo che come cittadini potremo anche accettare, ma che come investitori alzerà l’asticella del rendimento reale e aumenterà la fatica per conseguirlo”.

In questo scenario, “dalla Fed comincia ad arrivare qualche segnale di attenzione verso i rischi di surriscaldamento”, ma secondo Fugnoli non è un male. Anzi, il fatto che la Banca centrale americana dimostri di non essersi bendata gli occhi “può perfino fare bene e aiutare ad assorbire l’inevitabile tapering senza troppi traumi. Le prime reazioni dei mercati sono incoraggianti”.

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