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Gara Rtr: F2i batte Sonnedix e si aggiudica gli impianti di Terra Firma

Il fondo infrastrutturale guidato da Ravanelli rileva i 134 impianti fotovoltaici con una capacità installata di 334 Mw di proprietà del fondo di private equity inglese – Non ci sono ancora certezze sulla cifra, ma l’importo dovrebbe essere compreso tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro – Possibile riequilibro delle forze nel Jv con Enel

Gara Rtr: F2i batte Sonnedix e si aggiudica gli impianti di Terra Firma

F2i ha vinto la gara per Rtr e si è accaparrata gli impianti di proprietà di Terra Firma, battendo la concorrenza di un colosso del calibro di Sonnedix, operatore internazionale da oltre 700 megawatt installati, attivo in Francia, Spagna, Usa, Porto Rico, Cile, Sudafrica, Giappone e Italia e controllato da JP Morgan AM. In attesa delle comunicazioni ufficiali

Scendendo nei dettagli, F2i – assistita da Barclays in qualità di lead advisor e da Banca Imi e Société Générale – è riuscita dunque ad aggiudicarsi 134 impianti dislocati sul territorio nazionale con una capacità installata di 334 MW nell’ambito della più grande cessione di asset mai realizzata nel nostro Paese in un settore chiave come il fotovoltaico.

Non è ancora certo il prezzo dell’operazione, ma in base alle indiscrezioni riportate da Milano Finanza, la cifra pattuita tra il fondo italiano e Terra Firma dovrebbe essere compresa tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro. Un importo che comprende anche il debito di Rtr, pari a 700 milioni di euro.

Una gara, quella per la conquista dei 334 MW di Rtr non priva di colpi di scena. Occorre infatti ricordare che a pochi giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle offerte, prima Eni e poi Enel hanno deciso, inaspettatamente, di farsi da parte. L’uscita di scena della società guidata da Francesco Starace fa sorgere inoltre dei dubbi sul futuro di EF Solare, la joint venture paritetica tra F2i ed Enel Green Power che fino a poche settimane fa veniva data in pole position per l’acquisizione di Rtr.

La vittoria in solitaria del fondo infrastrutturale italiano infatti potrebbe dare il via ad un riequilibro delle forze all’interno della Jv, un riassetto che potrebbe preparare la fuoriuscita di Enel intenzionata a puntare, come strategia industriale, su impianti greenfield piuttosto che su un portafoglio di impianti già avviati. Il gruppo infatti da tempo ha comunicato di voler utilizzare il portafoglio di impianti acquisiti, particolarmente in Europa, per una gestione finanziaria di vendite-acquisizioni che portino valore puntando invece ai grandi impianti supportati da contratti di lunga durata sugli impianti greenfield.

 

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