Condividi

Fallimenti: l’Italia torna ai livelli pre-Covid

Fra gennaio e giugno si è registrato un aumento del 60% rispetto allo stesso periodo del 2020 – Per pratiche pendenti, il Tribunale più virtuoso è in Emilia Romagna

Fallimenti: l’Italia torna ai livelli pre-Covid

Nella prima metà del 2021, i tribunali fallimentari italiani sono tornati a macinare lo stesso numero di pratiche dei livelli pre-Covid, registrando un aumento di oltre il 60% rispetto al periodo gennaio-giugno 2020 (da 3.037 a 4.877). È quanto emerge da “Cherry Sea”, l’osservatorio sulla giustizia fallimentare di Cherry srl, società che fornisce servizi di intelligenza artificiale agli operatori del credito. L’analisi è stata realizzata tramite i portali del ministero della Giustizia.

Il dato relativo ai fallimenti nel primo semestre del 2021 è “di poco inferiore a quello dello stesso periodo del 2019 (-13%) – si legge nello studio – il che testimonia come quest’anno i tribunali fallimentari abbiano ripreso l’attività a pieno regime, dopo dodici mesi condizionati dai lockdown”.



Stesso andamento per i procedimenti fallimentari risolti: nella prima metà del 2021 sono stati 7.751, in linea con il 2019 (7.753), mentre l’anno scorso a fine giugno le procedure portate a termine erano state 5.454.

Quanto alle pratiche pendenti, sono diminuite del 4% rispetto al dato di fine 2020. Nei primi venti tribunali italiani per numero di pratiche pendenti (su 140), nei quali è concentrato circa il 50% di tutto lo stock nazionale, fra gennaio e giugno si è registrata una diminuzione generale delle procedure. Fa eccezione solo Roma, tribunale con lo stock più voluminoso d’Italia (5.035 pratiche ferme), dove il carico è addirittura aumentato di quasi il 3%.

Sull’altro lato della classifica c’è il tribunale di Modena, che in sei mesi ha ridotto il proprio stock di oltre il 9%, a 691 pratiche pendenti. Segue Genova con 702 (-3% rispetto alla fine del 2020) e completa il podio Busto Arsizio (779), che ha ridotto il numero di fallimenti del 7%

Il tribunale di Roma è anche quello che storicamente ha meno inciso sul proprio arretrato: dal 2014 a oggi, infatti, il numero di procedure pendenti è praticamente lo stesso, con una variazione di appena lo 0,1%.  La stessa graduatoria boccia Cagliari (-1% di pendenti negli ultimi sette anni) e Busto Arsizio (-4%), mentre i maggiori progressi nello stesso periodo sono stati compiuti da Torino (-50%, da 2.587 a 1.299 pratiche ferme), Bergamo (-35%) e Vicenza (-34%).

Commenta