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Elezioni Usa, Trump contro Biden: la guida in 6 punti

Le elezioni del 3 novembre potrebbero cambiare il volto degli Stati Uniti e gli assetti politici mondiali – Dagli Stati in bilico, agli ultimi sondaggi, dal voto per posta all’orario dei risultati, ecco tutto ciò che c’è da sapere sul voto presidenziale americano

Elezioni Usa, Trump contro Biden: la guida in 6 punti

Ci siamo. Martedì 3 novembre gli americani votano per eleggere chi sarà il 46esimo presidente degli Stati Uniti. La scelta è tra il repubblicano e presidente uscente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden. Un voto che potrebbe cambiare radicalmente la visione e la sostanza di ciò che sono e che sono stati gli Usa negli ultimi quattro anni e modificare gli equilibri mondiali creati dalla gestione muscolare della politica internazionale portata avanti dalla Casa Bianca sotto Trump. 

Una vittoria di Joe Biden, che parte favorito secondo i sondaggi, potrebbe spazzare via l’assetto istituito dal 2016 ad oggi dal Tycoon, un secondo mandato di Trump potrebbe invece aprire la strada ad altri quattro anni di tumulti, crisi straordinarie e frizioni globali. Ciò che è certo è che in entrambi i casi, tutto il mondo sarà influenzato da ciò che accadrà il 3 novembre nei 50 Stati Usa e nel District of Columbia.

IL CONTESTO

Le elezioni Usa arrivano in un anno che sarà ricordato nei libri di storia a causa di una pandemia che ha sconvolto il mondo, con gli Stati Uniti a guidare le classifiche globali riguardanti il numero di contagi (negli Usa 9.207.364 secondo i dati aggiornati al 2 novembre) e di morti per Covid-19 (oltre 230mila). 

Come accade per ogni evento straordinario, gli analisti sono ancora incerti sull’incidenza che il coronavirus ha avuto sul voto, ci sono però tre aspetti da tenere in considerazione per cercare di comprendere almeno in parte le potenziali conseguenze della pandemia sulle elezioni americane. Il primo è che, secondo i sondaggi, il 65% degli statunitensi non ha apprezzato il modo in cui Trump ha gestito l’emergenza; il secondo è che in termini percentuali negli Stati Uniti – arrivati ormai alla terza ondata mentre l’Europa affronta la seconda – il 3% della popolazione ha contratto il virus (in Italia, attualmente, siamo poco sopra all’1%, per intenderci). La terza considerazione da fare riguarda l’approccio, diametralmente opposto, che Trump e Biden hanno avuto e continuano ad avere nei confronti della pandemia. L’inquilino della Casa Bianca ha sempre cercato di minimizzare i dati, ha negato per molti mesi l’importanza della mascherina, ha fatto promesse sul vaccino che non ha mantenuto (“arriverà prima delle elezioni”), ha addirittura attaccato medici e virologi mentre gli Usa registravano l’ennesimo record di contagi (“fanno più soldi se qualcuno muore di Covid”, ha detto). L’ex vicepresidente ha invece sempre invitato alla prudenza, al rispetto delle regole, prendendosi le prese in giro del suo rivale e concentrando la campagna elettorale proprio sugli errori compiuti da Trump nella gestione dell’emergenza Covid-19. Due visioni opposte palesatesi anche negli ultimi comizi: bagni di folla (spesso senza mascherina) per i repubblicani, comizi online e chiusi al pubblico per i democratici. 

Ma il 2020 negli Usa non è stato solo “l’anno del Covid-19”. Dal punto di commerciale a farla da padrone sono ancora le tensioni con la Cina, che Trump ha portato a un livello mai visto prima tra sanzioni e bandi continui, Sull’economia, da sempre tema principale per Trump, il brusco calo del PIL nel secondo trimestre (-31,4%), è stato recuperato nel terzo (+33,1%), anche se rispetto alla fine del 2019 il Pil americano rimane sotto di circa il 3,5 punti percentuali.

Dal punto vista sociale invece a dominare la scena è stato il Black Lives Matter, con proteste in tutte le principali città degli Stati Uniti e la moltiplicazione di milizie armate di estrema destra e gruppi radicali di sinistra (quelli che Trump definisce “antifa”) che hanno messo a ferro e fuoco molti territori, mostrando una radicalizzazione mai vista prima in quella che si autodefinisce la “prima democrazia mondiale”. 

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ELEZIONI USA: PER COSA SI VOTA

Le elezioni del 3 novembre non riguardano solo la presidenza, ma si tengono molte altre consultazioni, più o meno importanti, che potranno incidere sul margine d’azione del nuovo presidente, a prescindere dalla vittoria di Biden o di Trump. Martedì, per esempio, si vota anche per rinnovare i 435 deputati della Camera (controllata oggi dai democratici) e per eleggere 33 dei 100 rappresentati del Senato (in mano ai repubblicani). 11 Stati (Delaware, Indiana, Missouri, Montana, New Hampshire, North Carolina, North Dakota, Utah, Vermont, stato di Washington e West Virginia) votano per eleggere i loro governatori, mentre un altro voto riguarderà il rinnovo di 86 delle 99 camere legislative statali. In 35 stati si va alle urne per rinnovare parte dei seggi delle Corti Supreme statali, i più alti tribunali locali dell’ordinamento americano, e molte grandi città sono chiamate ad eleggere il nuovo sindaco. Indetti infine 129 referendum.

ELEZIONI USA: COME SI VOTA

Gli americani non eleggono direttamente il Presidente degli Stati Uniti, ma secondo il sistema elettorale Usa, scelgono 538 grandi elettori, che a loro volta a metà dicembre eleggeranno il nuovo inquilino della Casa Bianca. A diventare presidente sarà il candidato che otterrà almeno 270 voti dai grandi elettori. Si tratta comunque di una formalità: i grandi elettori votano sempre per il candidato che hanno promesso di sostenere. 

Ogni Stato esprime un numero diverso di grandi elettori che varia in base alla popolazione. Gli Stati più grandi, come la California e il Texas, hanno per esempio 55 e 38 grandi elettori ciascuno. Il Wyoiming, che ha 600mila abitanti, ne ha solo 3. 

Fonte: Wikimedia Commons

In quasi tutti gli Stati federali a vincere le elezioni e dunque a conquistare tutti i grandi elettori in palio è il candidato che ottiene il maggior numero di voti. Non conta dunque se la percentuale di vittoria è pari al 50,1% o al 99,9%, in ogni caso tutti i grandi elettori di quello Stato andranno a questo o a quel candidato. Ci sono però due eccezioni: il Maine (4 grandi elettori) e il Nebraska (5) che hanno un sistema elettorale diverso. In entrambi, due grandi elettori vengono assegnati al candidato più votato a livello statale, gli altri (2 per il Maine, 3 per il Nebraska), vanno invece a chi ottiene più voti nelle circoscrizioni elettorali che formano lo Stato. 

ELEZIONI USA: GLI STATI IN BILICO E GLI ULTIMI SONDAGGI

Tutti i sondaggi visti finora, all’unanimità, sono concordi nel dare a Joe Biden un vantaggio molto ampio su scala nazionale. Secondo le ultime rilevazioni del Wall Street Journal e della Nbc per esempio, a poche ore dal voto il candidato democratico avrebbe un vantaggio di circa 10 punti percentuali. Sono 8,5% i punti di vantaggio per Biden secondo FiveThirtyEight.

Fonte: fivethirtyeight.com

Tutto già deciso dunque? Neanche per sogno. Nel 2016 Hillary Clinton ottenne 3 milioni di voti in più di Trump, ma non riuscì comunque ad avere la presidenza proprio perché a contare non sono i dati nazionali, ma i voti espressi su base maggioritaria dai singoli Stati (dove, lo ricordiamo, non importano le percentuali di vittoria o sconfitta, ma solo il dato finale)

A decidere il risultato delle elezioni Usa saranno quindi quelli che comunemente vengono definitivi Swing States, Stati in bilico, ed è proprio su questi Stati che le rilevazioni indicano che Trump, nonostante rimanga ancora indietro, abbia però recuperato terreno.

Per il Washington Post Trump è avanti in Florida (29 grandi elettori), anche se con un vantaggio all’interno del margine di errore dei sondaggi. Per il New York Times invece Biden è avanti in Arizona (11 grandi elettori), Florida, Pennsylvania (20) e Wisconsin (10), quattro Stati dove Trump vinse nel 2016 contro Clinton. 

Di seguito, una tabella delle rilevazioni riferite al vantaggio/svantaggio di Biden al 1°novembre realizzata dal celebre sito di sondaggi fivethiryeight.com.

Fonte: fivethirtyeight.com

Come suggerisce il vicedirettore de Il Post ed esperto di Stati Uniti, Francesco Costa, facendo un rapido calcolo per diventare presidente Biden avrà bisogno di vincere in tutti gli Stati in cui i democratici hanno prevalso nel 2016 più Michigan e Wisconsin e uno Stato tra Arizona, Nebraska e Pennsylvania. In alternativa, missione più difficile, il candidato democratico dovrà sfondare in una delle tradizionali roccaforti repubblicane (Ohio, North Carolina, Georgia o Florida). Trump, dal canto suo dovrà cercare di confermare il risultato di quattro anni fa ovunque, perdendo solo uno tra gli Stati più piccoli. Un’impresa che però, date le rilevazioni, appare sempre più difficile – ma non impossibile – da realizzare.

Un accenno ai sondaggi su Camera e Senato: in base alle ultime rilevazioni i democratici dovrebbero conservare la maggioranza della Camera e potrebbero spuntarla anche in Senato. 

ELEZIONI USA: IL VOTO PER POSTA

Il 3 novembre viene definito come il giorno delle elezioni americane. In realtà, martedì è il giorno in cui terminano le elezioni americane, dato che già prima di questa data hanno votato per posta o tramite voto anticipato oltre 90 milioni di elettori. Secondo le stime ad andare al seggio il 3 novembre sarà quindi il 30-50% dei votanti. 

Ed è questa una delle questioni che più preoccupano l’opinione pubblica. Secondo le previsioni, quest’anno a causa della pandemia di coronavirus ci sarà un numero record di voti per posta. Molti americani, soprattutto i più giovani tra i 18 e i 29 anni, hanno preferito votare da casa evitando di fare lunghe ore di fila ai seggi, rischiando di essere contagiati. In base alle stime un’affluenza più ampia (possibile proprio grazie al voto per posta) dovrebbe favorire i democratici e proprio per questo motivo Trump ha cercato di contrastare in tutti i modi il voto postale, dichiarando ripetutamente, ma senza nessuna prova, di riternelo “un’enorme truffa”. Non solo. La paura è che, in caso di vittoria di Biden, Trump decida di non riconoscere la sconfitta denunciando brogli e irregolarità e spingendo per riconteggiare le schede negli Stati in cui il distacco tra i due candidati è più esiguo.

Ad incidere sarà anche il fatto che il voto per posta allunga i tempi necessari per lo spoglio, anche perché le modalità di conteggio dei voti cambiano da uno Stato all’altro. Non a caso sulle tempistiche del voto postale sono già in corso battaglie legali (vinte dai democratici) che coinvolgono la Corte Suprema. 

In base alle aspettative dunque, è molto probabile che il risultato delle elezioni non arrivi nella notte elettorale successiva al voto, ma che dovremo aspettare giorni, se non settimane, per sapere chi sarà il nuovo Presidente. Un’ipotesi che aumenta la possibilità che Trump contesti i risultati rendendo il passaggio di consegne molto più complicato e cercando di confondere le acque con tweet in cui si dichiara vincitore molto prima che arrivino i dati definitivi. Riassumendo: per essere certo di non avere grane, Joe Biden non dovrà vincere, dovrà stravincere.

ELEZIONI USA: I RISULTATI E DOVE SEGUIRLI 

Nella notte tre il 3 e il 4 novembre i primi dati provvisori arriveranno dopo la mezzanotte italiana da Indiana e Kentucky seguite a stretto giro da Georgia, South Carolina, Vermont e Virginia. Un’ora dopo sarà il turno di North Carolina e Ohio, e alle 2.30 (sempre ora italiana) si saprà il risultato della Florida, uno Stato che da solo è in grado di decretare la vittoria di uno dei due candidati. Alle 3 arriveranno i numeri dell’Arizona, altro Stato importantissimo, poi a ruota tutti gli altri. Ricordiamo che in quasi tutti i casi si tratterà di dati parziali e non di un risultato definitivo, anche se proprio Florida e Arizona saranno guardate con molto interesse perché cominciano prima lo spoglio del voto postale e dunque già nella notte potranno dare indicazioni significative sul risultato delle elezioni.

Per seguire in diretta la notte elettorale, basterà guardare i live delle principali emittenti americane, CNN in testa. Chi invece preferisce seguire lo spoglio “in Italiano”, potrà farlo su SkyTg24, su RaiNews o su La7 con la tradizionale maratona del direttore del Tg, Enrico Mentana.

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