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Draghi all’Italia: “La stabilità dei conti è cruciale”

Quanto alla possibile guerra commerciale con gli Usa, Draghi ha sottolineato che “il crescente protezionismo è tra i rischi su scala globale che minacciano di frenare la crescita economica” – Il Pil dell’Eurozona cresce più del previsto – La Bce non parla più della possibilità di aumentare il Qe.

Draghi all’Italia: “La stabilità dei conti è cruciale”

Di Italia e delle recenti elezioni al Consiglio direttivo della Bce non si è discusso, “eravamo molto concentrati sulle questioni monetarie”. Tuttavia, “in generale la sostenibilità di bilancio è tra le più elevate preoccupazioni nei Paesi con alto debito”. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo di giovedì mattina.

Per quanto riguarda il confronto la guerra commerciale che rischia di aprirsi con gli Usa, Draghi ha sottolineato che “il crescente protezionismo è tra i rischi su scala globale che minacciano di frenare la crescita economica” e che “le decisioni unilaterali sono pericolose. Le dispute commerciali andrebbero discusse e regolate in ambiti multilaterali. Se imponi dazi sui tuoi alleati, allora chi sono i tuoi nemici?”, ha detto ancora Draghi, aggiungendo che questo tipo di misure può indebolire il clima di fiducia.



L’ATTESA PER L’ANNUNCIO DI TRUMP

Oggi, alle 21 e 30 italiane, è atteso l’annuncio del presidente statunitense, Donald Trump, sui dazi da imporre sulle importazioni di acciaio e alluminio. Questa mattina, intanto, Trump ha twittato: “Aspetto con impazienza l’incontro di oggi alle 15,30 alla Casa Bianca. Dobbiamo proteggere e costruire le nostre industrie di acciaio e alluminio, mostrando allo stesso tempo grande flessibilità e cooperazione nei confronti di quelli che sono veri amici e ci trattano in modo giusto sia sul commercio, sia sul piano militare”.

Mancano ancora i dettagli, ma è possibile che il Canada, il Messico e altri Paesi possano evitare i dazi. Secondo indiscrezioni della stampa statunitense, Trump dovrebbe offrire a Canada e Messico un’esenzione di 30 giorni, da prolungare in base ai progressi sulla riforma del Nafta, l’accordo di libero scambio in Nordamerica.

IL PIL DELL’EUROZONA CRESCE PIÙ DEL PREVISTO

Tornando a Draghi, in riferimento ala congiuntura economica il numero uno della Bce ha detto che “le ultime informazione confermano un forte e ampio slancio dell’economia dell’area euro, che ora si prevede possa espandersi più di quanto era stato stimato in precedenza”.

L’Eurotower ha rivisto in positivo la previsione sull’andamento del Pil 2018 dell’Eurozona, portandola al +2,4% dal +2,3% stimato a dicembre. Confermate invece le attese per il 2019 (+1,9%) e per il 2020 (+1,7%).

QE: LA BCE NON PARLA PIÙ DELLA POSSIBILITÀ DI AUMENTARLO

Sul fronte della politica monetaria, la Bce ha lasciato come previsto i tassi di interesse invariati e ha confermato la guidance per i prossimi mesi. Il consiglio direttivo, annuncia la Bce, si attende che i tassi di interesse di riferimento si mantengano “su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività”.

Confermata inoltre la traiettoria degli acquisti di attività, che continueranno al ritmo di 30 miliardi di euro al mese “fino alla fine di settembre 2018, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché il Consiglio direttivo non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi coerente con il proprio obiettivo di inflazione”.

Nel comunicato finale, il consiglio direttivo ha tuttavia eliminato il riferimento alla possibilità di incrementare il programma di acquisto di attività in termini di entità e/o durata qualora le condizioni finanziarie dovessero divenire meno favorevoli. È il primo passo della exit strategy.

“Si tratta di una decisione prevalentemente di contesto – ha Draghi – abbiamo rimosso l’esplicito riferimento ad un incremento del Qe alla luce di un peggioramento del quadro che oggi la Bce non prevede. Ricordo che la frase in questione era stata introdotta nel 2016, quando tagliammo la mole del Qe da 80 miliardi di euro al mese a 60 miliardi di euro al mese ed era ovviamente una situazione molto diversa da quella attuale. La decisione è stata unanime”.

Eppure, allo stesso tempo la Bce ha ritoccato al ribasso le previsioni sull’inflazione dell’area euro del prossimo anno. Ora sul 2018 stima un +1,4% di crescita dei prezzi al consumo, lo stesso livello atteso per il 2019, mentre nel 2020 si dovrebbe salire al +1,7%. Tre mesi fa invece i tecnici della Bce prevedevano un +1,5% sul 2019.

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