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Difesa, nel 2025 la Nato centra il 2% del Pil e l’Italia fa il salto: oltre i 45 miliardi di euro

Al primo posto gli Usa con 980 miliardi di dollari nel 2025, mentre Germania, Regno Unito e Francia guidano l’Europa con bilanci tra 66 e 93 miliardi di euro. La spesa complessiva sale al 2,76% del Pil

Difesa, nel 2025 la Nato centra il 2% del Pil e l’Italia fa il salto: oltre i 45 miliardi di euro

Nel 2025 la Nato raggiunge un traguardo storico: tutti i membri centrano l’obiettivo minimo del 2% del Pil per la difesa, fissato dal Trattato dell’Alleanza atlantica e rilanciato anche dall’amministrazione Trump, che auspicava investimenti fino al 5% del Pil. Secondo le stime aggiornate al 3 giugno e diffuse dall’Alleanza, 31 Paesi su 32 rispettano il parametro, mentre l’unica eccezione resta l’Islanda, che non possiede forze armate. Alcuni membri hanno già superato il livello base, mentre altri, come l’Italia, raggiungono il 2% previsto dal Trattato, segnando un passo importante nella strategia europea di difesa.

Stati Uniti leader incontrastati, Europa in accelerazione

Gli Stati Uniti confermano il loro ruolo di riferimento globale: con una spesa vicina ai 980 miliardi di dollari (circa 900 miliardi di euro), investono oltre il 3,2% del Pil nella difesa. Solo Washington copre più dei due terzi dello sforzo militare totale dell’Alleanza, mostrando quanto il divario con gli altri membri sia ancora ampio. Intanto l’Europa accelera: Germania, Regno Unito e Francia aumentano gli investimenti in difesa, con 93,7 miliardi di euro (2%), 90,5 miliardi (2,4%) e 66,5 miliardi (2,05%), mentre Spagna e Paesi Bassi superano o raggiungono la soglia con 33,1 miliardi (2%) e 26,1 miliardi (2,49%).

L’Italia fa il balzo: 45,3 miliardi e un 2% di Pil

L’Italia compie un vero salto nella difesa: dai 32 miliardi del 2024 arriva a 45,3 miliardi di euro, superando appena il 2% del Pil. L’incremento è del 35% rispetto all’anno precedente e del 77% rispetto ai circa 18,5 miliardi del 2014. Secondo il report Nato, ogni italiano contribuisce con 793 euro, in crescita dai 587 del 2024, spesi principalmente per il personale, ma anche per equipaggiamenti, ricerca e operazioni. Nonostante l’aumento della spesa, il personale resta stabile con 171mila addetti. Un passo cruciale che apre la strada a programmi di ammodernamento delle forze armate e a un maggiore sostegno all’industria nazionale della difesa.

Spese militari: chi va oltre il 2%

Alcuni Paesi, soprattutto quelli più esposti alla minaccia russa, hanno superato di gran lunga il 2% del Pil: la Polonia guida con il 4,48%, seguita da Lituania (4%), Lettonia (3,73%), Estonia (3,38%), Norvegia (3,35%), Danimarca (3,22%) e Grecia (2,85%). Finlandia e Svezia registrano rispettivamente 2,77% e 2,51%. In termini reali, la spesa maggiore resta quella degli Stati Uniti (980 miliardi di dollari), seguiti dal Regno Unito (90,5 miliardi), Francia (66,5 miliardi), Italia (48,8 miliardi) e Polonia (44 miliardi).

Nel complesso, la Nato raggiunge nel 2025 una spesa pari al 2,76% del Pil, in crescita rispetto al 2,44% del 2023 e al 2,61% del 2024. Considerando solo Europa e Canada, il dato sale al 2,27%, con un balzo significativo rispetto all’1,74% di due anni fa. Le stime si basano su informazioni dei ministeri della Difesa e sulle proiezioni macroeconomiche di Commissione europea, Fondo Monetario Internazionale e Ocse, assicurando confronti coerenti tra i membri.

Commentando i dati durante l’inaugurazione dell’impianto Rheinmetall in Germania, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha esortato i Paesi europei a produrre più carri armati, sistemi di difesa aerea e missili, sottolineando il ruolo centrale della Germania come “protagonista “nella militarizzazione dell’Europa, essendo la più grande economia della regione”.

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