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Clima, Cop26: ecco la bozza finale, incertezza sulle date

Al centro della bozza la riduzione delle emissioni di CO2 del 45% al 2030 e zero emissioni nette al 2050. Però l’assenza di una data fissa comune per l’eliminazione delle fossili ha già sollevato critiche e polemiche

Clima, Cop26: ecco la bozza finale, incertezza sulle date

La Cop26 di Glasgow si avvicina alla fine. Dopo lunghi e intensi negoziati è stata pubblicata la prima bozza del testo relativo alle decisioni finali del vertice: finanza, migrazioni, tecnologia, Accordo di Parigi, giovani e donne, ma in quell’elenco vengono solo citati i combustibili fossili, senza fissare una data. Tanto basta per aver fatto scattare polemiche e critiche dei Paesi più vulnerabili ma anche di quelli più ambiziosi contro i big inquinatori come Cina, India, Russia e Australia, che sono tra l’altro i Paesi che più ricorrono all’utilizzo del carbone.

Si tratta di un documento con molte promesse, ma poco ambizioso. Per gli attivisti di Greenpeace “eccezionalmente debole” con passaggi vaghi e poco circostanziati e anche se non si tratta del documento finale, preoccupa il mancato riconoscimento dei combustibili fossili come causa principale della crisi climatica e l’assenza di azioni concrete per porre fine alla dipendenza globale da carbone, petrolio e gas, ma solo di “accelerare l’addio al carbone e ai combustibili fossili”



Secondo la bozza, per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi al 2100 sono richieste rapide, profonde e sostenute riduzioni delle emissioni globali di gas serra, compreso “ridurre le emissioni globali di anidride carbonica del 45% al 2030 rispetto al livello del 2010 e a zero nette intorno al 2050″, riconoscendo che questo “richiede azioni significative ed efficaci da tutte le parti in questo decennio critico, sulla base della miglior conoscenza scientifica disponibile”.

La bozza, inoltre, “chiede alle parti di accelerare l’eliminazione del carbone e dei sussidi ai combustibili fossili” e “sottolinea l’importanza critica delle soluzioni basate sulla natura e degli approcci basati sugli ecosistemi, compreso proteggere e ripristinare le foreste, nel ridurre le emissioni e proteggere la biodiversità”.

Viene accolta in modo favorevole l’impegno accresciuto dei paesi sviluppati per il fondo di aiuto a quelli meno sviluppati, come previsto dall’Accordo di Parigi. Questi hanno l’obiettivo di arrivare al target dei 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2023. Il documento sottolinea però la necessità di aumentare il sostegno oltre che l’obiettivo, in quanto neppure il target dei 100 miliardi all’anno dal 2020 “è stato ancora raggiunto”.

Viene riconosciuta anche l’importanza dei soggetti non statali, “compresa la società civile, i popoli indigeni, i giovani e altri soggetti, nel contribuire ai progressi verso l’obiettivo della Convenzione dell’Onu per i cambiamenti climatici e gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”. La bozza esprime “apprezzamento” per la “Youth4Climate che si è tenuta a Milano a settembre” e “invita le future presidenze delle Cop a organizzare piattaforme di discussione annuali fra le parti e i giovani”. Ma anche “incoraggia le parti ad accrescere la piena, significativa ed eguale partecipazione delle donne nell’azione climatica, e a garantire attuazione e mezzi di attuazione rispettosi del genere”.

Torna in scozia il premier britannico Boris Johnson che ha sottolineato la necessità di fare di più per “agguantare” il target sul surriscaldamento terrestre non oltre il tetto di 1,5 gradi più dell’era preindustriale. In gioco c’è più del destino del singolo Paese, occorre “unirsi per il pianeta”.

Questo documento dovrebbe contenere tutti i temi principali su cui poi sarà costruito il comunicato finale. L’assenza di una data precisa per dire addio al carbone e ai fossili ha già fatto sollevare non poche polemiche.

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