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Carige, dal decreto “copia e incolla” 1,3 miliardi per il salvataggio

Il testo è identico, parola per parola, a quello con il quale il Governo Gentiloni intervenne su Mps e banche venete – Dallo Stato garanzie su tre miliardi di bond e un miliardo per la ricapitalizzazione – Si attende l’ok della commissione Ue – Giorgetti: “La nazionalizzazione è una possibiltà concreta”.

Carige, dal decreto “copia e incolla” 1,3 miliardi per il salvataggio

Il decreto su Carige è in Gazzetta e dunque diventa efficace. Lo Stato assicura un paracadute all’istituto ligure in crisi da tempo e lo fa attraverso un testo di 23 articoli nei quali si prevede una garanzia statale sui nuovi bond fino a 3 miliardi di euro e l’istituzione di un fondo pubblico da 1,3 miliardi di euro per coprire gli oneri delle obbligazioni e la sottoscrizione di azioni fino a un miliardo.

IL DECRETO COPIA E INCOLLA

Più che decreto “salvabanche”, quello varato dal Governo Conte rischia di passare alla storia come decreto “copia e incolla”. Come ha rivelato Il Sole 24 Ore, chi volesse conoscere nei dettagli i contenuti della legge, oltre a consultare la Gazzetta Ufficiale, potrebbe dare un’occhiata anche al DL 237/2016, meglio noto come “decreto Salvabanche”.

Il provvedimento approvato dal Governo Lega – Movimento 5 Stelle non è altro che un copia incolla di quello con il quale il Governo Gentiloni intervenne sul Monte dei Paschi e sulle due banche venete in difficoltà, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il che non sarebbe nemmeno una notizia – considerato che entrambe le misure si riferiscono direttiva 2014/59/UE sulle risoluzioni bancarie – ma date le numerose accuse lanciate dal Movimento 5 Stelle nei confronti del precedente esecutivo e soprattutto dei tentativi, piuttosto goffi a dir la verità, di Luigi Di Maio e Matteo Salvini di far emergere differenze che non esistono (“Loro hanno salvato le banche, noi salviamo i risparmiatori”, ha affermato il vicepremier leghista l’8 gennaio), la citazione parola per parola del vecchio decreto è diventata l’ennesimo caso. D’altronde, nemmeno Di Maio martedì si era sottratto dal difendere a spada tratta il provvedimento, inveendo per l’ennesima volta contro i giornali e accusandoli di diffondere fake news sulle similitudini tra le azioni dei vecchi Esecutivi (Renzi e Gentiloni) e di quello nuovo sulle banche.

CARIGE: COSA C’È NEL DECRETO

Il decreto entrato in vigore l’8 gennaio prevede che lo Stato garantisca i nuovi bond di Banca Carige fino a un valore nominale di 3 miliardi di euro. La garanzia dello Stato vale anche sulla liquidità di emergenza, i finanziamenti “Ela”, che dovessero essere concessi alla banca ligure dalla Banca d’Italia.

Il decreto stabilisce anche che il ministero dell’Economia possa intervenire nel caso in cui ci fosse bisogno di una ricapitalizzazione precauzionale, con una finestra fino al prossimo 30 settembre, per un importo massimo di 1 miliardo.

In questo frangente il decreto chiarisce che nello stato di previsione del Mef viene istituito un Fondo di 1,3 miliardi di euro per il 2019 destinato alla copertura degli oneri derivanti dalle operazioni di sottoscrizione di azioni effettuate per il rafforzamento patrimoniale nel limite massimo di 1 miliardo. I restati 300 milioni saranno di garanzie su passività di nuova emissione e sull’erogazione di liquidità di emergenza.

Il tutto dovrà passare prima al vaglio della Commissione Ue, che dovrà stabilire che le misure approvate dal Governo non corrispondono ad “aiuti di Stato”. Servirà inoltre un piano di ristrutturazione al quale la banca sta già lavorando.

Da sottolineare che la data scritta sulla bozza del decreto circolata lunedì 7 gennaio era quella di “novembre 2018”, segno che il Governo stava già predisponendo da due mesi uno strumento d’emergenza per mettere in sicurezza Carige. Non a caso proprio a novembre, la banca ligure non era riuscita a vendere un’obbligazione subordinata e aveva conseguentemente ricevuto 320 milioni di euro dallo Schema Volontario del Fondo Interbancario.

CARIGE E LA NAZIONALIZZAZIONE

Nazionalizzare Carige non è un’ipotesi astratta, ma una possibilità concreta. Almeno secondo il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti che, rispondendo a una domanda sul possibile ingresso nel capitale dell’istituto ligure da parte dello Stato, ha affermato in maniera secca:. “Sì”.

Dello stesso avviso anche il vicepremier Di Maio: “Quel che posso dire – ha spiegato all’Adnkronos – è che crediamo nella nazionalizzazione, l’unico intervento che si può fare, l’unica strada percorribile per il M5S. Il popolo sovrano si riappropria delle banche: questo è il primo caso in Europa in cui ci riprendiamo” un istituto di credito “per dare prestiti alle imprese e mutui più agevolati alle famiglie”.

Nello pomeriggio interviene sulla questione anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria: “Una soluzione di mercato sarebbe comunque preferibile”, ha affermato durante il question time alla Camera, sottolineando che, per ora, “non è possibile stabilire se si materializzerà l’emergenza” che potrebbe richiedere l’utilizzo del meccanismo di ricapitalizzazione precauzionale.

La garanzia sulle passività “serve a sterilizzare la situazione”, mentre la ricapitalizzazione precauzionale “è uno strumento volto ad assicurare la conformità dei requisiti patrimoniali anche in scenari ipotetici di particolare severità, e altamente improbabile, che sono gli scenari avversi”, ha spiegato poi il numero uno del Mef. “Una ricapitalizzazione precauzionale comporta la presentazione di un piano di ristrutturazione per ripristinare un adeguato livello di redditività nel lungo termine: è un’operazione temporanea, e la partecipazione di controllo va dismessa al termine del periodo di ristrutturazione”, ha aggiunto.

(Ultimo aggiornamento: ore 17.33 del 9 gennaio).

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