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Borse deboli ma Ftse Mib recupera quota 22 mila e lo spread scende a 112

A Piazza Affari (+0,16%) brillano Leonardo e qualche banca, oltre a Moncler- Vendite invece sulle utilities

Borse deboli ma Ftse Mib recupera quota 22 mila e lo spread scende a 112

In assenza di grandi spunti i listini europei chiudono misti e poco lontani dalla parità, frenati da un quadro macro e pandemico ancora preoccupante, ma animati dalla speranza che i vaccini anti Covid favoriranno il ritorno alla normalità e il rilancio dell’economia. Piazza Affari guadagna lo 0,16%, quel tanto che basta per agguantare nuovamente la soglia psicologica dei 22mila punti anche se oggi il paese registra il massimo di vittime in 24 ore da inizio pandemia (993).

Nel resto d’Europa: Francoforte -0,42%; Parigi -0,16%; Madrid -0,24%. Londra si conferma in progresso, +0,4%, favorita dall’approvazione lampo del vaccino di Pfizer-Biontech, che comincerà a essere distribuito la prossima settimana. 

L’ottimismo degli investitori appare più convinto a Wall Street, che si muove in rialzo spinta dal calo delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (-75mila, per un totale di 712mila contro attese a 780mila) e dalle speranze che un nuovo piano di aiuti possa essere presto approvato dal Congresso. Un vento di passioni che spinge lo S&P500 e il Nasdaq a toccare nuovi record nelle prime ore di scambi e il Dow Jones a superare ancora la soglia dei 30.000 punti. Inarrestabile Tesla, +3,4%, dopo che Goldman Sachs ha alzato il suo rating da “neutro” ad “acquista”, vedendo la possibilità’ di un ulteriore rialzo di oltre il 30%, grazie all’interesse in aumento per le vetture elettriche.

La spinta della borsa americana favorisce un recupero in chiusura dei listini europei, ma non basta a mettere tutti in salvo. Pesa l’Indice Pmi Ihs Markit dell’attività terziaria dell’Eurozona, che è diminuito notevolmente a novembre, scendendo a 41,7 da 46,9 di ottobre (è più alto però del 41,3 della stima flash). Si tratta del terzo mese di seguito che l’indice è sotto la linea del Piave di 50 (che separa contrazione ed espansione), mostrando la “più forte contrazione dell’attività terziaria da maggio”. L’indice della produzione composita si è attestato a novembre a 45,3 rispetto a quota 50 di ottobre, ma in leggero rialzo rispetto alla recente stima flash (45,1).

I dati macroeconomici che arrivano dall’Asia e in particolare dalla Cina sono invece molto positivi: l’indice Pmi Servizi cinese è salito ai massimi da 10 anni e e in Giappone l’indice, anche se resta sotto i 50 punti, ha mostrato una crescita.

In attesa di spunti maggiori e chiuso un novembre da incorniciare, Piazza Affari si muove cauta in queste prime sedute di dicembre.

Le banche, su cui l’attenzione resta molto alta, ritrovano oggi una buona intonazione. Banco Bpm è la migliore, +1,99%, dopo che l’ad Giuseppe Castagna ha ribadito di essere pronto a nuove operazioni nell’ambito di un necessario consolidamento nel settore. Unicredit va avanti a piccoli passi, +0,49%, dopo il tonfo di inizio settimana a seguito dell’annunciato addio di Mustier. Bene Mediobanca +1,41%, con la Delfin di Leonardo Del Vecchio che ha incrementato la propria partecipazione all’11% circa dopo avere acquistato sul mercato, dal 2 al 9 novembre, complessivamente 7,4 milioni di azioni, pari allo 0,83%. Il broker Banca Imi, conferma “Buy” con un prezzo obiettivo a 9,3 euro e si aspetta che Del Vecchio “gradualmente aumenti la quota nei prossimi mesi”.

Negli altri settori svetta Leonardo, con un balzo del 3,03%. Il lusso apprezza la ripresa cinese e Moncler sale del 2,11%. Bene Atlantia +1,57% e Nexi +1,49%.

Le vendite colpiscono le utility, Italgas -2,13%; Terna -1,75%; Hera -1,26%; Snam -0,93%; Enel -0,88%.

Contrastati i titoli oil, Saipem -1,05%, ma il petrolio trova la spinta giusta in attesa di novità sui tagli dall’Opec+. Il Brent sale dello 0,6% a 48,56 dollari al barile.

Ben comprato l’obbligazionario, con lo spread a 112 punti base e il rendimento del decennale italiano in calo a 0,57%, mentre in Italia si torna a parlare di una patrimoniale visto che è stato riammesso l’emendamento alla Manovra fiscale 2021 a firma Fratoianni-Orfini per “una imposta sostitutiva sui grandi patrimoni”.

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