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Borsa, Piazza Affari in rosso: scende sotto quota 23 mila

In ribasso i listini europei ma Piazza Affari, che smarrisce quota 23 mila, è tra le Borse più colpite – In discesa soprattutto il lusso e il risparmio gestito – Solo Stm e Tenaris in controtendenza

Borsa, Piazza Affari in rosso: scende sotto quota 23 mila

Piazza Affari perde lo 0,97% e scende a 22.956 punti, inaugurando in rosso una settimana campale a livello internazionale per molti motivi. Primo, fra gli altri, il tema dazi, con le tariffe Usa su una serie di prodotti cinesi che, in assenza di novità, scatteranno il 15 dicembre. In calendario da qui a domenica ci sono inoltre le elezioni britanniche e le riunioni della Fed e della Bce; il direttivo dell’istituto centrale europeo sarà guidato per la prima volta da Christine Lagarde.

La debolezza investe in varia misura tutti i listini: in prossimità della chiusura Francoforte perde lo 0,44%; Parigi -0,59%; Madrid -0,28%. Piatta Londra -0,08%, dove però s’inabissa Tullow Oil (-71,75%) a seguito delle dimissioni del Ceo, Paul McDade, del taglio del dividendo e delle stime di produzione al 2020. Un tonfo che lascia abbastanza indifferente il settore a livello europeo, mentre il petrolio è in leggero calo, dopo i recenti guadagni in scia alle decisioni sui tagli da parte dell’Opec. Brent -0,17%, 64,28 dollari al barile. Linea piatta per l’oro a 1465,55 dollari l’oncia.

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Sul fronte valutario l’euro resta debole, ma risulta in modesto progresso sul dollaro a 1,107. Ora si attendono le riunioni delle banche centrali, con l’economia Usa che offre sempre nuovi spunti di ottimismo e quella europea che resta al palo.

Anche Wall Street, dopo quattro sedute in rialzo, apre in modesto regresso e al momento si muove debole, benché poco lontano dalla parità. Venerdì una bella spinta è venuta dai dati sul lavoro superiori alle attese, ma oggi si torna a pensare ai dazi e ci s’interroga sulle relazioni Usa-Cina alla luce del fatto che Pechino vuole avviare un piano di eliminazione di computer e software stranieri da istituzioni pubbliche e uffici governativi per dare impulso alle tecnologie cinesi. E i ritmi sono serrati: -30% nel 2020; -50% nel 2021; -20% nel 2022. Sembra una risposta perfetta alla guerra che Donald Trump sta conducendo contro Huawei e va a colpire grandi produttori statunitensi come Hp, Dell e Microsoft.

Sui mercati quindi le ragioni di prudenza non mancano e gli investitori, anche in Piazza Affari, vanno all’incasso su titoli che fin qui hanno guadagnato molto. Regina annuale delle blue chip è Azimut, che nella seduta odierna perde il 3,61%. La moda, protagonista di un rally la scorsa settimana, cede il 3,78% con Ferragamo e lo 0,97% con Moncler. Giù Recordati -3,01%; Prysmian -2,43%; Leonardo -2,21%; Finecobank -2,03%; Ferrari -1,92%. Perdono le banche, Ubi -1,73%, ma non Mps +1,64%. Piatta Unicredit -0,05%. Pochi gli acquisti: Stm +0,43%; Tenaris +0,38%; Saipem +0,09%; Atlantia +0,5%.

Fuori dal Ftse Mib, Mediaset, -0,88%, mentre il Tribunale civile di Milano ha sciolto la riserva sul contenzioso con Vivendi, sospendendo l’operazione MediaForEurope fino al 21 gennaio, quindi dopo l’assemblea straordinaria degli azionisti del gruppo di Cologno Monzese del 10 gennaio, che deve deliberare sulle modifiche allo statuto della holding olandese, MediaForEurope.

Bene Roma +5,31% e Lazio +4,97%. Fra i minori resta in evidenza Banca Profilo +8,16%.

Gli acquisti si riversano in qualche misura sull’obbligazionario. Lo spread fra decennale italiano e tedesco cala a 159 punto base (-2,9%) e il rendimento del Btp si restringe a 1,28%. 

Attenti però al futuro politico, ammonisce Fitch. Le relazioni tra governo italiano e commissione europea sul delicato tema della legge di bilancio infatti sono indubbiamente migliorate e oggi molto più distese, questo però non elimina lo scenario di incertezza sulle prospettive per il merito di credito della repubblica.

Nell’ultimo rapporto a cura dell’agenzia di rating si legge che i rischi che la maggioranza Pd/5 Stelle non arrivi a fine mandato sono assai elevati. E oggi il premier Giuseppe Conte dice che una volta approvata la manovra si aprirà la verifica di governo che è “necessaria” e che dovrà indicare “un cronoprogramma fino al 2023”. Intanto resta caldo il tema Mes e la maggioranza chiede al governo di subordinare la firma della revisione del meccanismo europeo di stabilità alla esclusione delle clausole ‘single limb’ che servono a facilitare la ristrutturazione del debito in caso di intervento del fondo salva-stati.

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