Condividi

Beccantini: “Marotta un grande, ma non ha lo stile Juve”

INTERVISTA a ROBERTO BECCANTINI, firma storica del giornalismo sportivo – “Andrea Agnelli è un presidente molto operativo, per certi versi alla Giraudo, ecco perché Marotta era diventato quasi superfluo” – “Beppe troverà presto un’altra società. Non credo affatto alla pista Figc, è troppo legato alla Juve per poter occupare una poltrona istituzionale”. 

Beccantini: “Marotta un grande, ma non ha lo stile Juve”

“Qualche anno fa il grande Giovanni Arpino coniò il termine ‘stiletto Juventus’… Ecco, diciamo che Marotta, con quella sua aria da parroco, non lo rappresentava proprio alla perfezione…”. Comincia con una battuta, la prima di una lunga serie, la nostra chiacchierata con Roberto Beccantini, “mostro sacro” del giornalismo sportivo (e non solo) italiano, e, di conseguenza, grande conoscitore del mondo Juventus. Per raccontare la sua carriera non basterebbe una pagina, di certo la lunga militanza a La Stampa, dove è stato il capo dei servizi sportivi, ne ha fatto la penna bianconera per antonomasia, guai però a pensare che questo possa averlo minimamente condizionato dall’esprimere critiche o giudizi poco in linea con la “casa madre”. Beck, semplicemente, dice quello che pensa ed è proprio così che inizia la nostra intervista sulla vicenda Marotta, vero e proprio fulmine a ciel sereno che ha colpito il mondo Juve. Anche se, a guardar bene, forse non è proprio così… 

Beccantini, dica la verità: è rimasto sorpreso? 

“Diciamo che di un divorzio di Marotta avevo già letto, dunque non pienamente. Certo, dopo 8 anni abbondanti, è una di quelle notizie che qualche riflessione la lascia…”. 

Siamo tutti orecchie… 

“È un’operazione in perfetto stile Juventus, dove tutti sono utili e nessuno indispensabile. Ma soprattutto credo che dipenda dalla voglia di espandersi in Europa dopo aver conquistato a più riprese l’Italia, anche se non so se, in questo senso, Marotta fosse poco ‘europeo’. Del resto il calcio è cambiato, una volta l’unico modo per aumentare i propri indotti era vincere la Coppa dei Campioni, adesso invece ci si può arrivare attraverso strategie di marketing ben precise: l’acquisto di Ronaldo ha già fatto crescere la Juve rispetto all’anno scorso e questo indipendentemente dalla Champions League”. 

Decisione di Andrea Agnelli, allora come oggi 

“È un presidente molto operativo, per certi versi sullo stile di un Giraudo, ecco perché capisco che Marotta diventasse quasi superfluo. Certo, si occupava della Lega e di tante questioni amministrative, però in altri risvolti c’era Andrea…”.

Un presidente che non s’è mai fatto condizionare dai sentimentalismi: Del Piero, Buffon, Marchisio, ora Marotta… 

“Va detto che alla Juve è sempre stato così: ancora ricordo quando Boniperti, nel ’90, anticipò quello che sarebbe poi diventato un esonero. Ai nomi che ha fatto aggiungerei anche Conte, altro uomo bianconero con cui i rapporti si sono interrotti bruscamente. Tutti noi, facendo salire in superficie il nostro ‘fanciullino pascoliano’, vorremmo che l’idolo sul campo proseguisse dietro una scrivania ma questo non sempre avviene, anzi in alcuni casi, tipo Del Piero, il cordone viene troncato già a fine carriera. Va anche detto però che Boniperti è stata la bandiera per eccellenza della storia del calcio ed è stata la Juve a crearla. Anche se lì, in verità, lo scopo era di tenere a bada Montezemolo…”.

Marcello Lippi ha fatto un paragone con quanto accaduto nel 1994, quando la Triade Moggi-Giraudo-Bettega scalzò proprio Boniperti per iniziare un nuovo ciclo. Vede anche lei delle analogie? 

“Non molte a dire il vero, a quei tempi non si vinceva nulla da nove anni mentre ora si viene da sette di successi. Quella era un’emergenza e sappiamo com’è finita, qui invece non sappiamo ancora cosa accadrà, a parte che non ci saranno nomi a sorpresa né di ex giocatori né di dirigenti. Walter Veltroni l’ha interpretata come svolta internazionale e credo proprio abbia ragione, anche se c’è un bel paradosso…”. 

Quale? 

“Che questa Juve è più giovane in ufficio che in campo. Il centro studi di Neuchatel dice che è la terza squadra più vecchia d’Europa, nemmeno l’addio del 40enne Buffon, a fronte dell’arrivo del 33enne Ronaldo, ha cambiato le cose”. 

Torniamo per un momento a Marotta: che dirigente perde la Juventus? 

“Nel 2010 stavo per concludere la mia avventura a La Stampa e mi permisi di suggerire a John Elkann proprio il suo nome. Mi sembra un uomo di calcio anche se non un genio assoluto, ho già detto prima che la sua immagine era perfino poco in sintonia con lo stile Juventus ma mi sembra abbia lavorato molto bene. Mi spiace per lui, a meno che sotto sotto non abbia combinato qualcosa che ancora non sappiamo. Del resto questo non è un esonero ma non si può certo parlare di dimissioni… Ad ogni modo sono sicuro che troverà presto un’altra società. E non credo affatto alla pista Figc, è troppo legato alla Juve per poter occupare una poltrona istituzionale”. 

Ora cambieranno le strategie di mercato? Dobbiamo aspettarci un ‘colpo Ronaldo’ all’anno? 

“Premessa: detesto il mercato dai Mondiali in Cile del 1962, quando tutti dissero che Amarildo sarebbe arrivato alla Juve, invece resto al Botafogo e poi andò al Milan. Avevo 11 anni, ci rimasi malissimo e da allora dichiarai guerra al mercato… Scherzi a parte, già l’operazione Ronaldo è stata chiaramente antistorica rispetto alla tradizione juventina, quindi non escludo che il futuro possa prevedere dei mercati più piccanti…”. 

Per puntare alla Champions, immaginiamo. Del resto lo scudetto sembra essere già in cassaforte… 

“Nessun campionato può considerarsi chiuso a ottobre, è chiaro però che gli indizi sono evidenti, la Juve è nettamente la più forte. Se decidesse di perderlo lei allora potrebbe esserci storia, viceversa chapeau ad Allegri…”. 

A proposito: e se il prossimo a essere messo alla porta fosse lui? Del resto c’è una politica di rinnovamento in atto e da quelle parti, l’abbiamo capito, non si guarda in faccia a nessuno… 

“Non lo escludo affatto, intanto perché è alla Juve da 5 anni, e poi 4 scudetti, 4 coppe Italia, e le due finali di Champions non bastano in questo mondo impazzito. Penso che, mai come quest’anno, debba vincere per forza in Europa altrimenti potrebbe decisamente essere il prossimo. Il paradosso è che, anche riconquistando paro paro i trofei dell’anno scorso, si parlerebbe di fallimento”. 

E cosa deve fare per vincere questa benedetta Champions? 

“Lì dipende da tanti fattori, anzitutto bisognerebbe migliorare nel gioco. Inoltre servirebbero le coccole che si hanno in Italia. Perché la Juve sta al campionato come il Real Madrid alla Champions e il discorso vale a tutti i livelli, sensi e i doppi sensi. È una battuta eh, però mi è venuta troppo bene…”.

Commenta