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ACCADDE OGGI – Il 2 agosto 1980 la strage di Bologna mai del tutto chiarita

Nella mattina del 2 agosto di 40 anni fa la stazione ferroviaria di Bologna fu teatro di una terribile strage terroristica con 85 morti e 200 feriti su cui non è mai stata fatta piena luce nonostante i processi e le condanne ai terroristi neri, i cui legami con servizi segreti deviati non sono mai stati del tutto chiariti

ACCADDE OGGI – Il 2 agosto 1980 la strage di Bologna mai del tutto chiarita

Il 2 agosto è una ricorrenza tragica nella storia d’Italia. Nel 1980 (sono trascorsi ormai 40 anni) un ordigno esplosivo collocato in una valigia nella sala di attesa della seconda classe devastò un’intera ala della Stazione di Bologna provocando decine di morti e centinaia di feriti ed invalidi.

La rievocazione di quell’evento è divenuto un obbligo morale per la città e le sue istituzioni. Quest’anno il quarantesimo anniversario sarà celebrato in modo solenne con la presenza delle massime Autorità dello Stato.



Si è iniziato già giovedì 30 luglio, con la visita a Bologna del Presidente della Repubblica. Il Presidente è arrivato alla cattedrale di San Pietro dove è stato accolto dal Sindaco Virginio Merola, dal Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e dal Cardinale Matteo Maria Zuppi e, alle 10,30, ha assistito alla messa in suffragio delle vittime celebrata dal cardinale Matteo Zuppi. Alle 11,30, nella sala d’attesa della stazione, davanti alla lapide che ricorda le vittime dell’attentato del 2 agosto, il Presidente Mattarella ha incontrato per alcuni minuti i familiari. Subito dopo, verso le 12, si è spostato al museo della Memoria dove sono custoditi i resti del Dc9 abbattuto a Ustica il 27 giugno 1980. Il Presidente ha fatto visita al museo e si è intrattenuto con i familiari delle 81 vittime. 

Nel giorno del 2 agosto ogni anno, dopo l’incontro, riservato alle autorità, nella Sala del Consiglio comunale, nello scenario di Palazzo d’Accursio,  ha luogo una manifestazione che, percorrendo via Indipendenza, arriva puntualmente nel piazzale della Stazione qualche minuto prima che, alle 10,25 precise (l’ora dello scoppio della bomba per sempre fissata nel grande orologio della stazione), il suono struggente di una sirena dia l’avvio ai discorsi.

Di solito parlano il sindaco, il rappresentante del governo e chiude il presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime. Quest’anno è annunciata la partecipazione della presidente del Senato Elisabetta Casellati. I familiari e la loro Associazione hanno senza dubbio delle buone ragioni da far valere (si tratta soprattutto dell’applicazione di norme di risarcimento economico e  di protezione sociale), ma, a mio avviso, sarebbe bene che un’Associazione fondata sul dolore e la solidarietà – il cui presidente sen. Paolo Bolognesi è sempre alla ricerca, nei comizi, della “cupola eversiva’” e dei mandanti di quel tragico atto terroristico –  non si accontentasse di una traballante “verità giudiziaria’”, ma pretendesse che fossero esplorate altre piste, compresa quella indicata, recentemente, con dovizia di argomenti da Rosario Priore nel saggio “I misteri di Bologna’”.

La versione  sostenuta dall’ex magistrato del caso Ustica è assai più credibile di quella contenuta nella sentenza di condanna nel processo Fioravanti-Mambro. Ovviamente questa è solo una mia opinione. Ma un ex magistrato della competenza, dell’esperienza e della serietà di Priore non avrebbe messo la faccia sulla denuncia di un probabile depistaggio (concetto tanto caro all’Associazione) che è stato alla base delle indagini sulla strage alla stazione.

Anni or sono, la Procura di Bologna, il giorno precedente la ricorrenza della strage del 2 agosto 1980 chiese l’archiviazione dell’inchiesta sulla pista palestinese suggerita nelle conclusioni della commissione Mitrokhin. Per quella strage sono stati condannati, come già detto, in via definitiva tre militanti dei Nar, Mambro, Fioravanti e Ciavardini, i quali, benché autori di delitti e reati di sangue, per quell’attentato (85 morti e più di 200 feriti) si sono sempre dichiarati innocenti.

La cosa che non sono mai riuscito a spiegarmi è la seguente: è provato che la notte tra l’1 e il 2 agosto pernottò in un albergo bolognese un terrorista bombarolo tedesco, Thomas Kram, che insieme a Margot Christa Froelic, anch’essa indagata, faceva parte delle Cellule rivoluzionarie, un gruppo armato responsabile di decine di attentati tra il 1973 e il 1995. La presenza a Bologna di Kram, nella sera precedente l’attentato, viene definita nell’ordinanza degli inquirenti ‘’incomprensibile’’ e ‘’ingiustificata’’ tale da alimentare ‘’un grumo di sospetto’’. Eppure secondo la Procura non è stato provato il suo coinvolgimento nella strage. Forse significa che non lo hanno visto mettere la valigia con la bomba nella sala d’aspetto di seconda classe? Invece, furono per caso visti Giusva Fioravanti e la Mambro? E’ stato forse provato che i due e il loro complice fossero a Bologna la notte del 1° agosto? Eppure alla magistratura, di solito,  i teoremi piacciono.

Quello della pista palestinese sarebbe un teorema perfetto. Si parte dal c.d. lodo Moro, in base al quale l’Italia diventa una zona franca per i terroristi palestinesi a patto che evitino di commettere attentati da noi. Ma qualche cosa va storto. Viene arrestato uno dei loro caporioni sull’autostrada con un missile in auto. La frittata è fatta: il terrorista viene condannato ed è respinta la richiesta di messa in libertà presentata dai suoi legali alla fine di maggio del 1980. Di qui la rappresaglia.

Gli ingredienti ci sono tutti: la trattativa segreta, il depistaggio dei servizi (potevano forse svelare un patto scellerato?), i mandanti. Ma tutto ciò non è stato ritenuto sufficiente, neppure per proseguire le indagini. Si è persino affermato che del lodo Moro – di cui si parla anche in tutti i bar Sport della Penisola – non esistono le prove, come se un accordo siffatto potesse essere depositato in copia dal notaio. È arrivata così la richiesta di archiviazione.

Sica ha addirittura scovato un altro movente per la pista libica. In quella stessa mattina, nelle ore della strage, il sottosegretario Zamberletti si trovava a Malta per sottoscrivere con quel governo un accordo non gradito a Gheddafi.  Ma la cosa che lascia sbigottiti è l’entusiasmo con cui l’Associazione dei familiari delle vittime accolse questa decisione della Procura. Non ho potuto fare a meno di chiedere a me stesso (quella tragedia è parte della mia storia personale perché il 2 agosto 1980 ero stato eletto segretario generale della Cgil dell’Emilia Romagna da pochi mesi): ma se mi  fosse toccata la sventura di avere un parente tra le vittime della strage vorrei conoscere la verità oppure difenderei con i denti una versione ideologica dei fatti, per quei tempi politicamente corretta: dare la colpa ai soliti fascisti ‘’mandati’’ dalla Dc, dalla Cia, dalla Nato, dai servizi deviati (da chi poi?), dai padroni o comunque dalla reazione perennemente in agguato? Senza dimenticare ovviamente la P2 e il diabolico Licio Gelli.

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