Nestlé e Auchan finiscono sotto amministrazione temporanea in Russia. Con un decreto firmato il 17 settembre, Vladimir Putin ha trasferito a L.E.V. Management, società russa designata come gestore temporaneo, i diritti sulle partecipazioni di alcune multinazionali occidentali presenti nel Paese. Il provvedimento riguarda Nestlé Russia e Nestlé Kuban per il gruppo alimentare svizzero e la controllata russa di Auchan, oltre ad altre società.
Non si tratta formalmente di una confisca: la proprietà degli asset resta ai gruppi stranieri, mentre il gestore temporaneo esercita i diritti del proprietario. La misura comporta però il passaggio del controllo operativo e può aprire la strada, in prospettiva, a una vendita o a un trasferimento definitivo delle attività.
Nestlé e Auchan, due presenze ancora forti in Russia
La misura riguarda due gruppi che, pur avendo ridotto o riorganizzato le proprie attività dopo l’invasione dell’Ucraina, non hanno lasciato completamente il mercato russo. Nestlé aveva progressivamente ridimensionato la propria presenza, sospendendo alcuni marchi, tra cui KitKat, la pubblicità e gli investimenti, ma continuando a produrre e distribuire alcuni alimenti considerati essenziali.
Nel Paese il gruppo conta ancora sei stabilimenti e circa 7.000 dipendenti e, nel 2021, aveva realizzato vendite per circa 2 miliardi di franchi svizzeri, pari al 2% del fatturato globale. Ad agosto, inoltre, Ks Logistika aveva chiesto di sottoporre ad amministrazione temporanea cinque società russe di Nestlé, citando tra le motivazioni la mancata espansione della capacità produttiva e l’assenza di esportazioni: nel decreto di settembre ne sono state incluse soltanto due, Nestlé Russia e Nestlé Kuban.
Auchan ha invece mantenuto una presenza commerciale più ampia, con circa 230 negozi, attività online e 30.000 dipendenti. Nel 2023 la gestione della filiale era stata affidata al management locale, anche con l’argomento che la rete commerciale garantisse un servizio civile essenziale e la disponibilità di beni di prima necessità.
La risposta di Nestlé e la reazione della Borsa
Nestlé ha reagito con cautela al provvedimento di Mosca. Il gruppo ha fatto sapere di aver preso atto del decreto e di essere al lavoro per valutare la situazione e le opzioni a disposizione, assicurando che adotterà le misure necessarie per tutelare i propri diritti e garantire la continuità delle attività, con particolare attenzione ai dipendenti.
La notizia ha avuto intanto un effetto immediato sul titolo: a Zurigo, le azioni Nestlé perdono circa l’1,8%. A pesare non è soltanto la perdita del controllo operativo degli asset russi, ma anche l’incertezza sul loro valore e sul costo di un’eventuale uscita definitiva dal Paese. Un’ipotesi che JP Morgan aveva già quantificato ad agosto: secondo gli analisti, una vendita delle attività russe a un prezzo vicino allo zero potrebbe ridurre l’utile per azione di Nestlé del 3-4%.
Auchan, invece, non ha commentato il provvedimento.
Il precedente di Carlsberg, Heineken e Danone
L’amministrazione temporanea degli asset stranieri non è una novità in Russia. Mosca ha già utilizzato questo strumento nei confronti di diverse multinazionali occidentali, con esiti differenti.
Nel 2023, per esempio, le attività russe di Carlsberg erano state poste sotto amministrazione statale. Il gruppo danese aveva già annunciato l’intenzione di vendere il business russo, ma il passaggio sotto controllo statale aveva complicato il processo. L’uscita è stata completata alla fine del 2024 con la vendita a un gruppo locale per circa 320 milioni di dollari, un valore molto inferiore a quello precedentemente attribuito da Carlsberg agli asset russi.
Anche Heineken ha lasciato la Russia nel 2023, vendendo le proprie attività al gruppo russo Arnest per un euro e contabilizzando una perdita complessiva di circa 300 milioni di euro.
Nello stesso anno era stata coinvolta Danone: le attività russe del gruppo erano state poste sotto controllo temporaneo e successivamente vendute a un acquirente locale.
