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Lavoro digitale: 10 professioni (richieste) che l’Italia non produce

Dallo user experience director al digital advertiser: ecco le professioni più richieste nel mondo del lavoro digitale – L’Italia è ancora indietro rispetto all’Ue per giovani occupati nel settore digitale: 12% contro il 16% della media comunitaria

Lavoro digitale: 10 professioni (richieste) che l’Italia non produce

Esistono 10 figure professionali legate al digitale molto richieste sul mercato del lavoro, ma che l’Italia non produce. Eccole:

1. User experience director, colui che gestisce l’esperienza-utente all’interno di spazi complessi (virtuali e fisici).
2. Data analyst, gli esperti nella lettura e analisi dei dati.
3. Chief technology officer, che seleziona le tecnologie da applicare a prodotti e servizi offerti dall’impresa.
4. Sviluppatore mobile, che si occupa di applicazioni per smartphone e tablet.
5. Big data architect, che gestisce l’analisi dell’architettura del sistema dei dati. 6. Web analyst, che interpreta i dati e fornisce analisi dettagliate sulle attività sul web.
7. Digital copywriter, che gestisce contenuti pubblicitari su piattaforme digitali 8. Community manager, addetto alla gestione di una comunità virtuale con i compiti di progettarne la struttura e di coordinarne le attività.
9. Digital PR, che si occupa delle pubbliche relazioni attraverso i canali online. 
10. Digital advertiser, per la gestione di campagne pubblicitarie sul web.

La lista è opera di Talent Garden, rete europea di co-working, che in occasione del Festival Supernova ha messo in luce quanto l’Italia sia ancora indietro rispetto all’Ue per giovani occupati nel settore digitale (12% contro il 16% della media comunitaria).

Secondo Lorenzo Maternini, vicepresidente di Talent Garden e ideatore del Festival Supernova, ciò “ha origine nel mondo universitario italiano, ma in realtà le professioni nascono e muoiono molto più in fretta e in altri Paesi l’hanno capito da tempo. Per le aziende tradizionali è necessario partire da una cultura dell’innovazione per allargare il proprio business ed evitare di ripetere i casi di molte imprese leader a livello globale che sono sparite dal mercato nell’arco di cinque o dieci anni”.

La Commissione Europea calcola che entro il 2020 ci saranno 900.000 posti di lavoro non occupati per mancanza di competenze digitali, più del triplo rispetto ai 275mila nel 2012. E in Italia, secondo un recente studio di Modis, il 22% delle posizioni aperte in questo ambito non trova candidati all’altezza.

“Le aziende – spiega Maternini – cercano persone esperte nell’analisi dei dati, nello sviluppo di software e nel digital marketing. Secondo la Commissione UE l’Italia ha la più bassa percentuale di addetti del mondo ICT che hanno almeno una laurea triennale: 32% a fronte delle performance migliori di Spagna (77%) e Belgio (73%), così come gli occupati del settore sono mediamente più vecchi di quasi tutti gli altri Paesi UE”.

E quali sono le nuove professioni digitali più ambite e meglio pagate? Secondo PayScale, ente che si occupa di analisi sugli stipendi a livello mondiale, le retribuzioni medie più elevate sono quelle del director of analytics, dello user experience director, del sustainability expert, del mobile applications developer e del web analyst, che guadagnano tra i 67.500 e i 124 mila dollari l’anno.

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