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Sigarette elettroniche: verso un rinvio della tassa al 2015 e riduzione al 25%

Ci vorranno mesi perché la commercializzazione con l’imposta del 58,5% possa prendere il via – Secondo quanto risulta a FIRSTonline, alcuni uffici regionali AAMS stimano in via riservata un tempo fino a 240 giorni.

Sigarette elettroniche: verso un rinvio della tassa al 2015 e riduzione al 25%

Come già anticipato da FIRSTonline, dal primo gennaio 2014 entrerà in vigore il prelievo ?scale del 58,5% sulle sigarette elettroniche previsto dal decreto Iva-Lavoro convertito ad agosto (Legge 99 del 2013). Ma la norma in questione prevedeva anche, per consentire l’avvio del sistema di raccolta dell’imposta di consumo (così è definita, pur essendo a tutti gli effetti un’accisa), la pubblicazione entro il 31 ottobre di un Decreto Ministeriale di cui sino a ieri era disponibile solo una bozza sul sito dell’AAMS (da quando le bozze di decreto sui siti sono documenti ufficiali?). Bozza firmata dal Ministro dell’Economia Saccomanni lo scorso 16 novembre, ma rimasta ferma, evidentemente a causa di qualche problema.

Il problema è venuto a galla, ed è stato posto dalla Corte dei Conti che, in una missiva indirizzata al Dipartimento delle Finanze del MEF imputa al Ministero stesso di aver messo a rischio l’incasso di € 117 milioni atteso dal Fisco. Questo perché il ritardo con il quale il decreto attuativo è stato inviato alla Corte dei Conti per la registrazione ha impedito la necessaria verifica di legittimità e nella pratica impedisce agli operatori del settore di adeguarsi alle norme.

Nella bozza si stabilisce che i Monopoli hanno 60 giorni di tempo per eseguire verifiche sui locali di deposito. Altri 30 giorni sono necessari per il provvedimento di autorizzazione che a sua volta, in ogni caso, deve essere adottato entro 30 giorni dalla data di consegna della cauzione ai Monopoli. Si prevede poi, come per i prodotti del tabacco, l’iscrizione in tariffa dei prodotti commercializzati, con i Monopoli che avranno 60 giorni di tempo dalla richiesta per pubblicare i prodotti nel tariffario. E, per inciso, quando si parla di prodotti, il DM include anche tutte le parti di ricambio hardware. Di conseguenza cavi USB, batterie identiche a quelle dei cellulari o “simil stilo” verranno tassati al 58,5% solo perché venduti con scopo diverso, come anche gli aromi alimentari usati per i liquidi delle sigarette elettroniche. Qualcosa a cui le industrie dei rispettivi settori non hanno ancora fatto caso.

Tornando alle tempistiche, pur con una prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale, ci vorranno mesi perché la commercializzazione sottoposta all’imposta del 58,5% e regolata dall’AAMS possa prendere il via. Secondo quanto risulta a FIRSTonline, alcuni uffici regionali AAMS stimano in via riservata un tempo fino a 240 giorni, nonostante – secondo quanto riporta Italia Oggi – una nota inviata lo scorso 20 novembre agli uffici regionali dei Monopoli dal vicedirettore dell’Agenzia, Luigi Magistro, abbia dato istruzione di «eseguire tempestivamente la verifica tecnica, in modo da consentire il rilascio dell’autorizzazione entro il 1° gennaio 2014». Peccato che in assenza di decreto gli operatori non abbiano potuto avviare alcuna pratica.

Un pasticcio dal costo per le casse dello Stato di € 117 milioni, comunque presunti, visto che già lo scorso luglio il Servizio Bilancio del Senato aveva sottolineato (si legge nel dossier a pagina 57) come “Non sembra che si sia tenuto conto di possibili effetti disincentivanti in relazione alle ricadute sul prezzo derivanti all’imposta introdotta”.

I tecnici avevano evidenziato che nella relazione tecnica del DL “IVA e Lavoro” che introduce l’imposta di consumo “non si è chiarito in base a quali parametri, ovvero trend osservati, si sia giunti a ipotizzare un mercato del settore di 200 milioni di euro a partire dal 2014?. Tesi confermata dall’Anafe-Confindustria in una recente audizione in Commissione Finanze. Copertura nemmeno sulla carta, quindi.

Ma nella lettera inviata dall’Ufficio di controllo sugli atti del Ministero dell’Economia, datata 3 dicembre 2013, la Corte dei conti usa toni assai più duri, cominciando dalla premessa di “aver dato corso per ragioni di correntezza al provvedimento, in considerazione della necessità di scongiurare la paralisi del settore, con le intuibili ricadute in termini di mancate entrate per le casse dello Stato“, affermando chiaramente che “L’adozione del decreto, che dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta, così a ridosso dell’entrata in vigore delle disposizioni, ha limitato drasticamente lo svolgimento del controllo preventivo di legittimità da parte dell’Ufficio che non ne ha potuto effettuare i necessari approfondimenti“.

Si apre quindi nel bilancio 2014 delle casse dello Stato un buco da € 117 milioni che probabilmente dovrà essere coperto già con un provvedimento all’interno del ddl Stabilità attualmente in seconda lettura alla Camera e su cui sta lavorando la Commissione Bilancio presieduta dall’on. Francesco Boccia (PD), mentre, per quanto riguarda la soluzione del problema tassazione sembra che il Governo – in cui da più parti si sono sollevate voci sul rischio di distruggere un intero settore in crescita, peraltro primo esportatore in Europa – possa orientarsi verso una proroga al 2015 e una revisione della tassazione dal 58,5% al più sostenibile 25%, percentuale già approvata dalla Commissione Bilancio del Senato con un emendamento, poi cancellato con un tratto di penna, dal rappresentante del Ministero dell’Economia nel maxiemendamento.

Ma, a 25 giorni dall’entrata in vigore della norma, l’incertezza impera.

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