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Rifiuti Roma, nuovo scontro: il vertice Ama se ne va

Il Cda della municipalizzata si è dimesso ad appena tre mesi dall’insediamento. Lo scontro è sempre sul bilancio 2017, bloccato da oltre due anni. Sei cambi al vertice in tre anni, è caos

Rifiuti Roma, nuovo scontro: il vertice Ama se ne va

Ennesimo terremoto ai vertici di Ama. A poco più di tre mesi dal suo insediamento si è dimesso il consiglio di amministrazione della società che si occupa dei rifiuti di Roma. 

Paradosso dei paradossi: alla base delle dimissioni c’è lo stesso motivo che lo scorso febbraio portò la sindaca Virginia Raggi a cacciare il vecchio cda presieduto da Lorenzo Bagnacani.



La presidente Luisa Melara, l’amministratore delegato Paolo Longoni e il consigliere operativo Massimo Ranieri si sono dimessi in aperta polemica col Comune sul Bilancio 2017, in attesa di approvazione da due anni. 

Oggetto del contendere gli ormai celeberrimi 18,3 milioni di crediti per i servizi funebri e cimiteriali che i nuovi vertici di Ama, così come i vecchi, hanno inserito in un fondo rischi per oneri contrattuali collegato al patrimonio netto e che invece secondo il Comune vanno completamente svalutati. Da considerare che, un qualsiasi passo indietro da parte di una delle parti rischierebbe di finire al vaglio dell’autorità giudiziaria e della Corte dei Conti. 

Lo scontro si è riacceso in seguito ad una lettera di fuoco inviata dal dg di Roma Capitale, Franco Giampaoletti, ai vertici di Ama all’interno della quale il manager aveva comunicato alla società che il bilancio non poteva essere approvato proprio perché quei 18,3 milioni rappresentano un “elemento ostativo”.

Tre giorni fa è arrivata una nota ancor più dura del Campidoglio: “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni di trattamento contabile già in precedenza non avallate dal comune”

“Se Raggi dice di essere stata lasciata sola, allora noi siamo stati abbandonati. Sono deluso e arrabbiato, se il piano per Ama era un altro ce lo potevano dire subito. Il problema dei rifiuti non si gestisce con l’ideologia ma servono azioni concrete”. Questo lo sfogo dell’ormai ex consigliere Massimo Ranieri. “Anche oggi abbiamo continuato a lavorare, ho appena visto un dirigente Hera per la gestione dei flussi. Vanno avanti anche le procedure per l’apertura dei due compostaggi. Noi abbiamo provato a lavorare: oggi avrei dovuto vedere in V Municipio i cittadini perché con il presidente Giovanni Boccuzzi ci eravamo impegnati a far partire il porta a porta da Natale, ma purtroppo è andata così. Tutto questo avviene sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori di Ama“.

Melara, Longoni e Ranieri sono, o forse sarebbe meglio dire erano, il sesto gruppo di Ammministratori chiamati alla guida di Ama in soli tre anni e mezzo. A gettare la spugna (volontariamente o involontariamente) prima di loro erano stati gli amministratori unici Daniele Fortini, Alessandro Solidoro, Antonella Giglio e Massimo Bagatti e l’intero cda guidato da Bagnacani. 
A pagare il prezzo di questo scontro sono i cittadini. La città è di nuovo preda dei rifiuti e il rischio emergenza è alle porte. Ieri, 30 settembre, la Regione ha prorogato di altre 2 settimane l’ordinanza estiva che aveva imposto agli impianti regionali di dare precedenza allo smaltimento dei rifiuti di Roma, una misura di emergenza (scaduta ieri) per evitare “rischi sanitari”. Parallelamente l’ente guidato da Nicola Zingaretti ha chiesto al Comune di “ripristinare le condizioni di adeguata sicurezza igienica”.

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