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Italia-Francia, Trattato del Quirinale: cosa sappiamo

Dopo anni di lavoro arriva la firma del Trattato tra Francia e Italia prevista per venerdì 26 novembre a Roma. Ancora mistero intorno al documento ma è destinato a rafforzare il vertice bilaterale tra i due Paesi sul modello franco-tedesco aggiornato nel 2019. Ecco tutto quello che c’è da sapere

Italia-Francia, Trattato del Quirinale: cosa sappiamo

Si avvicina la firma del Trattato del Quirinale tra Francia e Italia. Dopo quattro anni di rinvii e diversi alti e bassi arriva finalmente la firma del trattato, simbolo del riavvicinamento tra i due Paesi. Venerdì 26 novembre, a Roma, il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi metterà la sua firma sull’intesa storica con il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, al fine di favorire “la convergenza delle posizioni francesi e italiane, così come il coordinamento fra i due Paesi per la politica europea ed estera, per la sicurezza e la difesa, per la politica migratoria e per quella economica, ma anche per i settori dell’istruzione, della ricerca, della cultura e per la cooperazione transfrontaliera”, spiegano dall’Eliseo. Un trattato, dunque, molto importante per i rapporti bilaterali tra i due Paesi e nei confronti della Ue. E capita proprio mentre è aperta la partita sul controllo di Tim, di cui il gruppo francese Vivendi è socio di riferimento. Proprio il giorno prima del 26 novembre, quando Draghi e Macron firmeranno al Quirinale, la Cassa Depositi e Prestiti – azionista pubblico di Tim con una quota del 10% – presenterà il suo nuovo piano industriale.

Il Trattato del Quirinale è l’equivalente transalpino del Trattato dell’Eliseo firmato nel 1963 e aggiornato nel 2019 con il Trattato di Aquisgrana. Il documento è composto da una premessa su valori e obiettivi comuni dei due Paesi e 11 capitoli tematici. Sarà anche accompagnato da un programma di lavoro di una trentina di pagine, che individua più concretamente come i due governi perseguiranno gli obiettivi fissati. Già lunedì 29 novembre si concretizzerà il primo capitolo della collaborazione parlamentare prevista dal documento: il presidente della Camera, Roberto Fico, e il suo pari francese, Richard Ferrand, firmeranno un accordo di cooperazione tra i due Parlamenti. Primo appuntamento previsto l’8 e il 9 dicembre, in occasione dell’incontro a Parigi tra le due commissioni Estere. Il programma di lavoro allegato, inoltre, evoca riunioni congiunte dei Consigli dei ministri, ogni anno un vertice bilaterale e la ricerca costante di una posizione comune non solo nell’Ue ma anche nelle istituzioni internazionali, come l’Onu o la Banca Mondiale.



Il trattato prende il nome dal palazzo del XVI secolo sulla collina più alta di Roma, dove siede il presidente della Repubblica, una forma di omaggio al lavoro di Sergio Mattarella per favorire questo accordo. Dopo la firma, spetterà al Parlamento autorizzarne la ratifica che porterà la firma del presidente della Repubblica.

Ma facciamo un passo indietro. L’idea di un trattato bilaterale è nata per la prima volta al vertice franco-italiano di Lione nel settembre del 2017 dal Presidente francese e l’allora primo ministro italiano Paolo Gentiloni, in occasione del discorso della Sorbona sul rilancio dell’integrazione Ue. Poi venne messo in stand-by durante il primo governo Conte a causa della forte opposizione politica dei suoi membri (Lega e M5S) e poi ripreso all’inizio del 2020 durante l’incontro tra l’ex premier e Macron a Napoli, che segnò la ripresa dei lavori diplomatici. Ma è stato l’arrivo di Mario Draghi al governo a migliorare ulteriormente i rapporti con Parigi. Succeduto a Conte il 13 febbraio 2021, quattro giorni più tardi, il presidente del Consiglio ha dichiarato davanti al Senato di voler strutturare meglio le relazioni tra il suo paese e la Francia, con riferimento al Trattato che sarebbe stato firmato entro la fine dell’anno. Lo stesso ha fatto Emmanuel Macron, il 5 luglio 2021, in occasione della visita all’Eliseo del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

In Italia ovviamente si è sollevata la preoccupazione di un eventuale caduta del nostro Paese sotto “l’influenza francese”. In realtà l’economia franco-italiana si basa su una forte interdipendenza, sia industriale che finanziaria. Il numero di imprese italiane che operano in Francia è pari a quello delle imprese francesi nel mercato italiano, questo ecostistema economico si compone di oltre 4mila aziende su entrambi i lati delle Alpi, con oltre 300mila dipendenti in vari settori: da quello bancario a quello automobilistico, da quello chimico a quello aerospaziale, da quello energetico alle costruzioni e spedizioni, dalla moda all’industria alimentare fino ai trasporti.

Per quanto riguarda la politica internazionale, c’è una visione strategica comune a partire dalla questione Libia, in cui sia Francia che Italia sostengono il nuovo governo e l’interesse a porre fine alle interferenze russe e turche in quest’area del Mediterraneo. Inoltre, entrambi i paesi condividono la stessa visione per quanto riguarda la sicurezza e la lotta contro il terrorismo in Africa e in Medio Oriente, come nella missione europea Task Force Takuba: anche qui, gli interessi italiani e francesi sono condivisi nella stabilizzazione dell’Africa per contrastare da un lato le reti criminali e terroristiche e i trafficanti di migranti, dall’altro l’espansione dell’influenza turca, russa e cinese nella regione.

Sul tema difesa, invece, viene approfondita la collaborazione dell’industria militare, dai sistemi di difesa all’intelligence. Mentre per quanto riguarda i giovani, si prevede il riconoscimento facilitato dei titoli di studio e un programma di scambi, una sorta di Erasmus bilaterale tra Italia e Francia.

La Francia e l’Italia hanno una vicinanza culturale, maggiore rispetto alla Germania. I due stati hanno modelli politici simili, e le loro dimensioni economiche sono comparabili. Entrambi i paesi hanno attraversato e stanno attraversando grandi sconvolgimenti sociali ed economici come l’indebolimento della politica nazionale di fronte a Bruxelles, la perdita di competitività e la disoccupazione.

Se le parti decidono di replicare il trattato del Quirinale sul modello del trattato dell’Eliseo – accordo che ha dato il via al patto franco-tedesco e all’obbligo di consultazioni preventive tra i due paesi – ci si aspetta che questo accordo possa avere una grande influenza politica all’interno dell’Ue, soprattutto sulla questione delle regole sulla spesa pubblica (3% deficit-Pil, 60% debito-Pil), che dovranno essere riviste entro il prossimo anno.

Un’occasione per il nostro Paese per assumere una posizione in prima linea sulla scacchiera mondiale, di fatto esclusa dal rapporto privilegiato tra Francia e Germania dal secondo dopoguerra. E con l’uscita di scena di Angela Merkel, si potrebbe sperare in un nuovo asse di gestione politica ed economica con un riequilibrio delle forze in Europa. D’altro canto, esiste uno scenario trilaterale italo-franco-tedesco che è emerso più volte negli ultimi anni.

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