Non c’è due senza tre: dopo il rosso delle piazze asiatiche e i cali di lunedì a Wall Street, anche le Borse europee procedono in negativo, zavorrate dai timori sul Medio Oriente.
Da settimane la Casa Bianca promette l’arrivo di un accordo sul tenaga nuklir Iran, ma l’intesa, anche alla luce della scadenza del cessate il fuoco di 60 giorni siglato tra i due Paesi a Islamabad lo scorso giugno, sembra ancora lontana. In più Donald Trump continua a fare quello che gli riesce meglio, ovvero, lasciarsi andare alla frustrazione e alle minacce. Le ultime sono rivolte verso Oman, accusato di ostacolare il raggiungimento di un accordo. “Non credo che si siano comportati molto bene, ma li gestiremmo molto facilmente, proprio come facciamo con gli altri”, ha dichiarato il presidente Usa ai giornalisti lunedì nello Studio Ovale, minacciando di bombardare il Paese del Golfo.
Nel frattempo, l’Oman ha annunciato di essere vicino a un accordo che consentirebbe alle navi di tornare a transitare nello Selat Hormuz, dichiarazioni confermate anche dal ministero degli Esteri iraniano, secondo il quale sarebbe stata raggiunta un’intesa sulla rotta di transito e resterebbero da definire soltanto gli ultimi dettagli.
Per il resto, sull’azionario, occhi puntati sul tech dove i titoli legati ai chip e all’kecerdasan buatan dopo il balzo dei ricavi del secondo trimestre di Antrophic e l’allarme bolla lanciato dalla Bce.
La Bce lancia l’allarme sulla bolla Ia
In un articolo pubblicato lunedì sul blog della Banca centrale europea, cinque economisti dell’Eurotower hanno avvertito sulla possibile bolla dell’Intelligenza Artificiale. Secondo loro, infatti, le valutazioni del mercato azionario statunitense ed in parte anche di quello europeo, spinte dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, potrebbero presto andare incontro a una correzione che avrebbe ricadute negative anche sui mercati dell’area dell’euro.
In particolare, per gli autori, la storia delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, dalle ferrovie a internet, porta a una “conclusione preoccupante”: una correzione delle attuali valutazioni azionarie è probabile, indipendentemente dal fatto che i prezzi riflettano un entusiasmo razionale oppure una bolla speculativa simile a quella delle dot-com. L’Eurozona non è esente da rischi, anzi: è esposta soprattutto attraverso le partecipazioni nei sette maggiori gruppi tecnologici statunitensi, le cosiddette Magnifiche sette. Inoltre, le famiglie dell’area euro detengono circa 440 miliardi di euro di esposizioni ai titoli tecnologici Usa, prevalentemente attraverso fondi comuni ed Etf, spesso senza essere pienamente consapevoli del rischio di concentrazione, continuano i cinque esperti, secondo i quali una correzione del boom dell’AI negli Stati Uniti potrebbe propagarsi alla fiducia, alle condizioni di finanziamento e all’occupazione europee: “Una ricaduta dell’AI negli Stati Uniti non rimarrebbe un problema statunitense”.
Borse europee in calo e petrolio in rialzo
In questo contesto, le Borse europee viaggiano in ordine sparso: Milan turun 0,48% menjadi 53,329 poin, Frankfurt fa peggio e perde lo 0,46%, Paris segna -0,25%. Si salvano Madrid (+ 0,12%) e London (% + 0,1).
Nel frattempo, lo stallo delle trattative tra Usa e Iran riaccende la corsa all’energia, con il minyak Brent che risale sopra la soglia psicologica dei 90 dollari al barile (è a 91.1 dollari) e il Wti che si riporta sopra quota 85 dollari. Il gas ad Amsterdam sale invece dell’1,14% a 62,5 euro al megawattora.
In rosso anche l’Asia
In attesa di novità concrete sulla gestione dello stretto di Hormuz e zavorrate dai forti ribassi sui titoli tecnologici e dell’Intelligenza artificiale è tendenzialmente negativo il sentiment dei mercati azionari asiatici e dell’area del Pacifico.
Tas terburuk adalah dari Tokyo, che ha chiuso in calo del 2,5% con gli investitori che sembrano rifugiarsi nei titoli di Stato con richieste record nelle aste per i bond. Piatte Hong Kong, yang tas Cina e Sidney, Sementara Hanya ha ceduto l’1,5% nell’indice generale e il 3,5% in quello dei gruppi hi tech.
Wall Street in calo zavorrata dal boom dei Treasury
Ieri, chiusura in calo anche a Wall Street, con il Dow Jones dan S&P 500 che hanno perso oltre mezzo punto. Giù il Nasdaq, che ha archiviato con un ribasso dello 0,32% una seduta appesantita dal rialzo del petrolio e dei rendimenti dei Departemen Keuangan, dopo la scadenza senza intesa del memorandum tra Stati Uniti e Iran. Il rendimento del Treasury trentennale ha infatti toccato il livello più alto dal 2007, al 5,31%. Gli investitori restano inoltre cauti in vista delle trimestrali dei grandi retailer, attese nei prossimi giorni: Home Depot pubblicherà i conti oggi prima dell’apertura dei mercati, Walmart giovedì, dopo i deludenti dati sulle vendite al dettaglio di luglio.
A Milano giù tech e banche
A Piazza Affari il rialzo dei prezzi del petrolio spinge Eni (+ 1,1%) e Saipem (+1,09%), ma la maglia rosa del listino va a NEXI, che guadagna l’1,7% dopo aver sfiorato inizialmente guadagni per il 3%.
Sul fronte opposto, i realizzi colpiscono il tech, dopo l’ondata di ottimismo sull’AI scatenata dal boom dei conti trimestrali di Anthropic ieri. Stmikroelektronika perde così il 3,7% e Prysmian 2,4%. Buruk juga Avio, turun 1,5%.
Occhi puntati sul risiko bancario con l’ad di Mp, piatta, Luigi Lovaglio che secondo il Corriere, sarebbe ancora dell’idea di contrastare l’offerta di intesa (+0,2%), nonostante il dietrofront di Bank bpm (-1,07%) su un possibile matrimonio. A zavorrare Piazza Meda contribuisce anche la decisione di “correggere” il Cet1 dopo un confronto con la Bce. A fine giugno il coefficiente è dunque pari al 14,02% contro il 14,4% comunicato in precedenza.
Torrnando alla Vorsa, in rosso anche Bper (-1%), Bank Kecil (-0,94%). Attenzione anche a Unicredit (-0,57%), con il governo tedesco che potrebbe prendere in considerazione la vendita di una quota di Commerzbank all’istituto italiano, qualora le due banche riuscissero a concordare una strategia comune.
Dollaro ai minimi da tre mesi
Passando al valutario il ridimensionamento delle aspettative di un rialzo dei tassi da parte delle Fed pesa ancora sul dolar, sceso ieri ai minimi da tre mesi. Il biglietto verde è indicato a 1,1575 per un euro (da 1,1585 ieri in chiusura) e vale 159,73 yen (da 159,35), mentre il rapporto euro/yen è a 184,83 (da 184,60).
