Le Borse europee proseguono contrastate dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione americana, che ha mostrato un rallentamento più marcato delle attese ma non è riuscito a sostenere il sentiment. A gennaio i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono saliti dello 0,2% su base mensile, meno del +0,3% previsto, mentre su base annua l’inflazione si è attestata al 2,4%, in calo dal 2,7% di dicembre e sotto il 2,5% stimato dal mercato. Il dato core è cresciuto dello 0,3% mese su mese e del 2,5% su anno, in linea con le attese. Numeri che rafforzano l’ipotesi di una Federal Reserve più prudente sui tassi, ma che non bastano a ridare slancio ai listini.
Piazza Affari si conferma la peggiore tra le principali piazze del continente insieme a Madrid, mentre il quadro europeo resta frammentato: Londra cede lo 0,10%, Parigi arretra dello 0,59%, Francoforte oscilla poco sotto la parità (-0,04%), Amsterdam unica in controtendenza. Debole anche Wall Street in avvio, nonostante il raffreddamento dell’inflazione, con gli investitori che restano cauti in attesa di ulteriori segnali sul percorso dei tassi e sulla tenuta dell’economia americana.
Sul fronte macro, notizie in arrivo anche in Europa con i numeri su Pil e occupazione dell’Eurozona. Occhi puntati sui tecnologici, con i dubbi degli investitori sui ritorni dei maxi investimenti delle Big Tech per l’intelligenza artificiale, e sui titoli del settore acciaio, con le indiscrezioni sulla volontà del presidente statunitense Donald Trump di ridurre alcuni dazi applicati ai prodotti in acciaio e alluminio (la scorsa estate aveva imposto dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio fino al 50% e ha esteso le tasse a una serie di beni realizzati con questi metalli, tra cui lavatrici e forni).
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A Piazza Affari il Ftse Mib resta sotto pressione, appesantito soprattutto dal crollo del comparto bancario e dalla pesante flessione di Prysmian, che lascia sul terreno oltre il 5%. Male tutte le banche con perdite forti vendite su Bper Banca (-5,39%), Banca Popolare di Sondrio (-5,26%), Unicredit (-4,87%) e Banco Bpm (-4,60%). Arretrano anche Intesa Sanpaolo, Unipol e Finecobank Giù anche Campari.
Sul fronte opposto si mettono in luce le utilities e alcuni industriali. A guidare i rialzi è Inwit, che balza del 5,10%. Bene anche Leonardo e Tenaris insieme a Telecom Italia e Lottomatica. Positivi Buzzi e Stmicroelectronics.
Fronte materie prime: dopo i cali della vigilia, innescati dal fatto che secondo l’Aie nel 2026 la domanda globale di petrolio crescerà più lentamente del previsto provocando un surplus significativo, il greggio è ancora debole. Il gas naturale scambiato ad Amsterdam riduce i cali. Sale l’oro.
Per quanto riguarda il valutario, lo yen si avvia alla miglior settimana da quasi 15 mesi: la vittoria elettorale del premier giapponese Sanae Takaichi ha attenuato i timori di parte del mercato sulla tenuta dei conti pubblici. Nel Forex l’attenzione si è concentrata sul recupero della valuta, che ha smentito l’ipotesi iniziale di vendite accelerate in caso di mandato forte per Takaichi. Sul mercato obbligazionario, infine, lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi viaggia stabile rispetto alla chiusura di giovedì.