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Accise carburanti, il governo prende tempo: 170 milioni sul tavolo e il nodo del price cap. Ue verso ok a più flessibilità

Le prossime ore saranno decisive per capire se il price cap delle compagnie, già rialzato dopo il ritorno dell’accisa piena sul gasolio, reggerà. Se i nuovi tetti conterranno i prezzi, i 170 milioni dell’extragettito Iva di settembre potrebbero restare in riserva.

Accise carburanti, il governo prende tempo: 170 milioni sul tavolo e il nodo del price cap. Ue verso ok a più flessibilità

Accise e costi dei carburanti, a che punto siamo? Il primo dato da cui partire è il ritorno dell’accisa piena sul gasolio. Lo sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro, ridotto dal precedente taglio di 12,2 centesimi e valido fino al 5 ottobre, è terminato. Dal 6 ottobre, per la prima volta da marzo, non è quindi più in vigore alcun beneficio fiscale generalizzato sul carburante. Le accise mobili annunciate come possibile meccanismo sostitutivo non sono però ancora scattate: per attivarle serve un decreto interministeriale Mef-Mase.

L’effetto si è visto sui listini. Mercoledì 7 ottobre il prezzo medio del diesel self sulla rete stradale è salito a 2,261 euro al litro, contro i 2,244 del giorno precedente; la benzina, invece, è scesa a 2,040 euro. In autostrada il gasolio ha raggiunto una media di 2,287 euro al litro.

Il price cap delle compagnie e la marcia indietro di Eni

La fine dello sconto pubblico è stata in parte assorbita, ma non cancellata, dalle iniziative commerciali delle compagnie. Eni, IP, Q8 e Tamoil hanno introdotto forme di contenimento dei prezzi, ma con il ritorno dell’accisa piena i tetti sono stati in parte adeguati al rialzo. Eni aveva portato il proprio limite sul diesel da 2,19 a 2,25 euro al litro, lasciando solo quello della benzina a 1,99 euro. Mercoledì ha però fatto marcia indietro: il prezzo consigliato del gasolio è sceso di 4 centesimi, a 2,21 euro, sulla scia del calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.

La società ha poi fatto sapere: “Eni condivide le necessità espresse dal Presidente del Consiglio e sta applicando, e applicherà, una politica commerciale responsabile, compatibile con l’andamento delle quotazioni internazionali, tale da mantenere i prezzi di gasolio e benzina a un livello sostenibile”. Il price cap, ha aggiunto, “avrà la funzione di contenere eventuali livelli di picco”.

Meloni: 170 milioni a disposizione, ma la decisione non è presa

È qui che si colloca la partita delle accise mobili. Al termine del vertice Med9 di Spalato, Giorgia Meloni ha confermato che il governo ha a disposizione le risorse derivanti dall’extragettito Iva di settembre. “Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili. Al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo”, ha detto la premier.

Il punto, però, è quando utilizzarli. “Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista quando dovessero terminare quelle misure”, ha spiegato Meloni. E ha indicato il fattore decisivo: “Dipende anche dalla tenuta del cap. Vediamo cosa accade nelle prossime ore. Spero che nelle prossime ore si possa ripristinare pienamente il price cap, poi la valutazione andrà fatta a valle”.

La linea è stata confermata alla Camera dal ministro e vicepremier Matteo Salvini: “Resta comunque al vaglio la possibilità di prorogare, con decreto del ministero dell’Economia di concerto con il ministero dell’Ambiente, le misure di riduzione delle accise mediante l’utilizzo dell’extragettito Iva stimato per il mese di settembre 2026″.

La prossima mossa: aspettare o riattivare lo sconto

Il governo, dunque, non ha annunciato per ora un nuovo taglio immediato. La scelta è fra due strategie: utilizzare una parte dei circa 170 milioni per ridurre subito l’accisa, oppure conservare il “tesoretto” per un eventuale nuovo rialzo, qualora le misure delle compagnie venissero meno o il price cap non riuscisse più a contenere i prezzi.

È un cambio di impostazione rispetto alle attese della vigilia. Il 6 ottobre il viceministro all’Economia Maurizio Leo aveva già chiarito: “Ci stiamo ragionando, non c’è una decisione”. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto aveva ricordato che per procedere sarebbe necessaria la firma di un decreto interministeriale.

La partita europea sugli extraprofitti

Intanto il tema si sposta anche a Bruxelles. La presidenza irlandese dell’Ue ha rilanciato la possibilità di tassare gli extraprofitti delle società energetiche. “Visti i recenti sviluppi in Medio Oriente, i prezzi dei combustibili fossili che crescono a non finire e il costo della vita che è aumentato in modo significativo, è necessario mitigare le conseguenze negative per cittadini e bisogna tassare le società energetiche”, ha detto il ministro irlandese Thomas Byrne.

Il tema sarà affrontato all’Ecofin di venerdì 9 ottobre. La cautela, però, è d’obbligo: secondo un documento preparatorio della presidenza Ue, un eventuale contributo di solidarietà sugli extraprofitti produrrebbe nel 2026 un gettito inferiore rispetto a quello ottenuto durante la crisi del 2022. Sul fronte internazionale, infine, l’Aie ha annunciato che i 32 Paesi membri sono pronti a immettere sul mercato ulteriori riserve strategiche, dando priorità al gasolio. È un altro possibile fattore di pressione al ribasso sulle quotazioni internazionali.

Per il governo italiano, quindi, le prossime ore saranno decisive soprattutto per capire se il price cap delle compagnie reggerà. Se i tetti torneranno effettivamente a contenere i prezzi, i 170 milioni potrebbero restare in riserva. Se invece il diesel continuerà a correre, la riattivazione delle accise mobili tornerà rapidamente in cima al tavolo.

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