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Ovs rinuncia all’acquisto di Coin: “Troppo caro”

E’ saltata l’acquisizione di Coin perché Ovs preferisce, in questo contesto di mercato, continuare nella sua azione di deleverage nell’interesse degli azionisti. I ricavi del quarto trimestre sono cresciuti dell’11%, l’Ebitda di oltre il 10%.

Ovs rinuncia all’acquisto di Coin: “Troppo caro”

Ovs rinuncia all’acquisto di Coin, la catena di 37 store guidata da Stefano Beraldo che era stata scorporata per essere quotata in Borsa nel 2015. Svanisce così il tentativo di Beraldo e del fondo Tip di Giovanni Tamburi di ricreare una struttura della distribuzione che si sarebbe rifatta alle origini.
“Le due parti hanno ritenuto di terminare le trattative” ha annunciato Ovs in una nota che ha anche fornito i conti preliminari del 2022 con vendite nette consolidate che hanno superano 1,5 miliardi di euro, in aumento dell’11% rispetto al 2021. “Il forte andamento delle vendite dei nove mesi è proseguito nel quarto trimestre, comprensivo del Natale e del periodo più importante dei saldi invernali, con ricavi netti consolidati pari a 420 milioni in crescita dell’11% rispetto al quarto trimestre 2021. In miglioramento anche la marginalità, con l’EBITDA consolidato del quarto trimestre in crescita di oltre il 10% rispetto all’esercizio precedente” dice la nota. “Questo risultato contribuisce a generare un free cash flow
dei dodici mesi superiore a 60 milioni e, conseguentemente, un leverage al 31 gennaio 2023
inferiore a 1,00x”. Il titolo Ovs a Piazza affari quota guadagna il 12,81% a 2,48 euro in mattinata, con un rialzo del 60% negli ultimi sei mesi. EUR+0,28 (12,81%).

Ovs si aspetta un 2023 in ulteriore crescita

“Rispetto agli scenari di pochi mesi fa” sottolinea Ovs “le tensioni inflazionistiche sui costi che hanno caratterizzato il 2022 si stanno stemperando, con una discesa a partire dalla seconda parte del 2023. Sul fronte delle vendite l’orientamento al consumo mostra segnali positivi ed i nostri clienti continuano a dimostrare apprezzamento per i marchi del gruppo. In questo contesto OVS, anche grazie alla bontà dei progetti in corso e alla qualità delle sue operationi, si aspetta un 2023 in ulteriore crescita“.
Coin che invece non ha fornito dati sul 2022, ha appena fatto cassa con la vendita dell’immobile di Roma (35 milioni di plusvalenza), ma in vista di un deterioramento della congiuntura è stata giudicata un operazione troppo “onerosa” per Ovs. Non è stato indicato l’eventuale ammontare dell’operazione ma probabilmente sarebbe stato di ammontare diverso dai 4 milioni di euro con cui due anni fa aveva acquistato Stefanel. Il gruppo ha anche acquistato Les Copains (operazione perfezionata a luglio per 1,2 milioni di investimento) e ora è impegnato nel rilancio dei due marchi.

Se con Coin non funziona, si cercheranno altre opportunità

Il gruppo Ovs, continua la nota, “conferma la valenza commerciale del brand e del network Coin ma, pur continuando a valutare le opportunità di crescita esterna che il mercato le offrirà, preferisce proseguire nella significativa azione di deleverage che, in questo contesto di mercato e anche alla luce delle attuali quotazioni, appare rappresentare il miglior interesse per i suoi azionisti”.
Sul fronte delle trattative iniziate nel giugno scorso, i soci di Coin avevano concesso a Ovs una proroga dell’esclusiva fino al 31 gennaio in considerazione del protrarsi delle attività di due diligence (l’originaria scadenza era prevista per il 30 novembre scorso).

Salta il tentativo di ricongiungere le due aziende nate nella stessa famiglia

Le prime tracce della storia della famiglia Coin risalgono al 1916. Negli anni Sessanta, Coin è già alla terza generazione, con Piergiorgio e Vittorio. Nel 1972 nasce Ovs (Organizzazioni vendite speciali), erede della piccola catena Coinette che portava in periferia gli articoli invenduti del grande marchio. Piergiorgio prende in mano Coin e la guida per 25 anni, dal 1974 al 1999, portandola fino in Borsa. Nel 2005 Pai Partners, fondo di private equity, rileva la maggioranza, la famiglia esce completamente dal capitale e viene nominato Beraldo amministratore delegato, già manager di Benetton e De’ Longhi.
Nel 2011 Pai Partners cede a BC Partners, che procede al delisting di Coin, mentre nel 2015 viene quotata la sola Ovs, il fondo pian piano esce e rimane come singolo maggior azionista la Tip di Giovanni Tamburi con circa il 25%. Nel 2018 Bc Partners cede anche Coin a Centenary, società costituita da un gruppo di manager e di investitori prevalentemente veneti, fra i quali anche lo stesso Beraldo. In squadra c’è anche Marco Marchi, fondatore e presidente di Liu Jo, che oggi ha il 15%. E poi Team&co col 21,25%, stessa quota di Hi-Dec, Jorall srl ha il 21,25%, poco più di Red Navy. Alessandro Faccio ha lo 0,29% come Ugo Turi. Da maggio 2020 Coin è guidata dall’amministratore delegato Roland Armbruster.

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