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Wildenstein: il leggendario principe dei mercanti d’arte

Ogni giorno, in ogni parte del mondo, qualcuno compra, vende o raccoglie informazioni su quanto può valere un’opera d’arte. Questa è la storia di Georges Wildenstein, il principe dei mercanti di quadri dello scorso secolo.

Wildenstein: il leggendario principe dei mercanti d’arte

Georges Wildenstein, un nome che a molti non dice niente, eppure fu uno dei mercanti d’arte più famosi del secolo scorso.

Wildenstein, aveva un carattere decisamente riservato, forse per questo è ancora poco conosciuto fuori dell’ambiente artistico, ma durante il periodo che operò non c’era collezionista che non dicesse “Questo quadro lo farò vedere a Georges Wildenstein”.

Le stanze più riservate della sua galleria a New York ospitavano migliaia di dipinti degni dei più famosi musei: Rembrant, Rubens, Beato Angelico, Botticelli, Velasques, El Greco è ancora Tintoretto e Fragonard. Il suo potere d’acquisto era leggendario. Egli disponeva di una rete di amici e di agenti in tutto il mondo che gli facevano recapitare ogni giorno nel suo studio di Parigi, lettere, informazioni, fotografie e cataloghi o richieste più specifiche di informazioni su opere da vendere e le sue risposte erano sempre lapidarie.

Disponeva di un archivio straordinario di dati e immagini e difficilmente si sbagliava. Ogni riproduzione era accompagnata da un cenno introduttivo, dalla bibliografia, da note e articoli che la riguardavano. Quando qualcuno gli portava un quadro di qualche maestro dell’impressionismo gli bastavano cinque minuti per dare un’opinione documentata.

La potenza di Wildenstein ebbe inizio nel sacco in spalla di un mercantuccio di stoffe, Nathan Wildenstein, che nel 1870, quando i prussiani invasero l’Alsazia, si rifugiò a Parigi. Nathan aveva 19 anni, aprì una bottega di stoffe e la tenne fino a quando un cliente un giorno gli chiese di vendergli un quadro. Egli prese seriamente l’incarico e non solo vendette il dipinto ma ci guadagnò molto bene. Comincio così a comperare opere minori che trovava nelle case e scoprì di avere un fiuto formidabile per l’arte. Sul finire dell’Ottocento divenne fra i cinque mercanti più famosi di Parigi e nel 1902 aprì una piccola galleria a New York.

Correva rischi enormi nel comperare collezioni intere, anche di due o tre mila opere, così si diceva. Ed era sempre pronto a far alzare i prezzi in asta, nel principio valido anche per i valori in Borsa.

Instancabile, conduceva una vita di lavoro regolata come un orologio. Studiava decine di migliaia di dipinti, catalogandoli per sempre nella memoria; passava tutto il suo tempo libero nei musei; quando usciva in macchina e vedeva una chiesa, si fermava e ci entrava per andare a vedere le opere. E con lui sempre il figlio che lo accompagnava, Georges.

Fin da piccolo lo educò al “bello” che l’arte poteva esprimere. E mentre gli altri bambini giocavano con i soldatini lui si dedicava ai codici miniati. Ebbe insegnamenti privati in storia dell’arte perché già si riconosceva in lui un mercante d’arte. Era così bravo che suo padre decise di farne il migliore del mondo. E così fu!

A 18 anni, volle cominciare a fare da solo e scelse come campo proprio la storia dell’arte. Iniziò così a visitare musei e musei e due anni dopo scrisse il suo primo articolo per la Gazette del Beaux-Arts. Dopo un’esperienza come giornalista comperò quote di una casa editrice e pubblicò alcuni dei primi volumi d’arte illustrata con fotoincisioni. Fu un successo!

Nel 1934 Nathan morì, a 83 anni. Georges ne aveva 43 e venticinque anni di esperienza e nonostante il periodo difficile seppe distinguersi conquistando una fama internazionale.

Georges Wildenstein non vedeva quasi nessuno e si nascondeva dietro ai suoi collaboratori. Molte persone che acquistarono opere da lui anche per molti soldi non lo hanno mai visto. Nessuno lo ha mai sorpreso a telefonare a un compratore, chiedere un appuntamento, o spingere una vendita. Lui aspetta! Si limita a stare lì come un gatto. Un gatto che quando deve comperare diventa una tigre. Se un rivale metteva le mani su un quadro famoso, Wildenstein lo considerava un affronto personale.

I quadri erano la sua vita, trasmessa da padre in figlio per passione, amore e prestigio di poter avere tra le mani la vera bellezza e ricchezza del mondo: “l’arte”.

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