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La fusione Bpm-Banco Popolare alla prova della Borsa

A Piazza Affari va in scena la reazione dei mercati alla nascita della terza Banca italiano – Mps: rispunta il piano Passera – Unicredit studia la cessione di Bank Pekao – Morgan Stanley: Fca può raddoppiare – Parte l’offera di Btp Italia – Yellen manda in orbita dollaro e T-Bond – Wall Street alle prese con 80 trimestrali

La fusione Bpm-Banco Popolare alla prova della Borsa

Per ovviare all’eredità negativa della Grande Recessione, il sistema economico va messo “sotto alta pressione”, ha detto venerdì scorso a Boston Janet Yellen. La locomotiva Usa, ha aggiunto, viaggia ancora ad un tasso del 7%, sotto le potenzialità per effetto della crisi. Ovvero, è il messaggio del presidente della Fed, il prossimo modesto aumento dei tassi Usa non sta ad indicare un cambio della politica monetaria. Anzi, la Fed è pronta a sostenere la crescita anche quando l’inflazione arriverà al 2% e oltre. Il traguardo, ha detto il presidente della Fed Eric Rosengren, verrà raggiunto e superato entro metà 2017.

Nessun accenno diretto è arrivato sul tema del rialzo dei tassi, ma il mercato ha ritenuto che questi nuovi concetti di gestione della crescita siano coerenti con una politica monetaria che prevede un costo del denaro più alto. Queste dichiarazioni sostengono stamane gli acquisti sui Bond Usa a lungo termine, a partire dai trentennali. Il T bond 10 è salito all’1,78% ai massimi da 4 mesi. Il trend a sua volta favorisce il rimbalzo del dollaro ben comprato dai gestori: la moneta Usa è ai massimi da sette mesi (1,09 sull’euro).

I segnali in arrivo da oltre Oceano possono dare una mano a Mario Draghi, impegnato nella sua battaglia per far risalire crescita e inflazione. All’esame del direttorio della Bce di giovedì prossimo ci sarà la decisione se prolungare o meno il Qe oltre la scadenza di marzo. È probabile che la scelta non arrivi prima della riunione di dicembre, ma il meeting dovrebbe comunque adottare modifiche molto rilevanti sui meccanismi degli acquisti da parte delle banche centrali dell’Eurozona. E dietro le quinte si annuncia un’aspra battaglia tra le colombe (vedi il capo economista Peter Praet, molto vicino a Draghi, che propone acquisti anche di Etf) e i falchi, che non intendono accontentarsi del tapering (la riduzione degli acquisti).

ASIA “STABILE” TRA ERUZIONI DI VULCANI E MANETTE AI CASINÒ

In questa cornice la settimana si apre all’insegna della cautela. Ferma Tokyo (+0,1%), dopo un avvio promettente. Deboli gli altri listini asiatici, indice Asia Pacific -0,7%. Hong Kong (-0,5%) è ai minimi da due mesi e mezzo. Sono in caduta tutte le società che gestiscono sale da gioco: la Cina ha arrestato i vertici aziendali di Crown Resorts, un operatore australiano di casinò. La Borsa di Sidney perde lo 0,7% ed il titolo Crown Resorts crolla (-13%). Poco mosse le Borse cinesi. L’attenzione dei mercati è rivolta ai dati del Pil del terzo trimestre, in uscita mercoledì. È prevista una crescita del 6,7%.

La recente eruzione del Monte Aso nelle isole Kyushu ha messo a rischio la più importante Ipo giapponese del 2016: il collocamento delle azioni della Kyushu Railroad, la società ferroviaria delle isole, valutata 4 miliardi. A complicare l’iter verso la quotazione (titoli in offerta da oggi, esordio in Borsa il giorno 25) è stato il risveglio dell’attività del vulcano, collegato a due forti scosse di terremoto accompagnato da intensi sciami sismici che hanno complicato i progetti turistici già previsti per le isole.

Segnano il passo anche i futures sulle Borse Usa (stamane -0,3%) dopo una settimana di ribassi: Dow Jones -0,6%, S&P 500 -1%, Nasdaq -1,5%. Sotto pressione le quotazioni del petrolio: Brent a 51,84 dollari al barile, Wti a 50,13. Il recente aumento dei prezzi ha spinto molti produttori Usa a riavviare l’attività dei pozzi di shale oil.

WALL STREET, 80 TRIMESTRALI. E IL BIG MATCH TV CLINTON-TRUMP

L’attenzione di Wall Street è concentrata su due temi. Innanzitutto sul ring di Las Vegas, presso la sede dell’università del Nevada, dove andrà in onda l’ultimo e forse decisivo match tra Donald Trump ed Hillary Clinton, in testa nei sondaggi a pochi giorni dal voto per a Casa Bianca (8 novembre). Wall Street parteggia ormai apertamente per la candidata democratica, insidiata dai siluri di Wikileaks armati dalla Russia.

Entra nel vivo la stagione dei conti. Sono attesi in settimana i risultati di più di 80 società trattate nell’S&P 500. Tra questi spiccano i finanziari Bank of America e Goldman Sachs, ma anche alcuni colossi hi tech: Ibm, Netflix, Yahoo, Intel e Microsoft.

Il dato macro più importante di oggi per l’Eurozona riguarda l’andamento dell’inflazione.

BTP ITALIA, CEDOLA MINIMA ALLO O,35%

In Italia terrà banco l’avvio dell’offerta di Btp Italia, la seconda dell’anno, la decima in assoluto. Il titolo, legato all’inflazione, avrà al solito una scadenza a 8 anni e una cedola minima dello 0,35%, in calo dallo 0,40% dell’emissione dello scorso aprile. Anche questa volta l’investitore che detiene i titoli dalla loro emissione fino alla scadenza riceve un premio di fedeltà equivalente al 4 per mille calcolato sul valore dell’investimento. Il titolo, ha commentato la responsabile del debito pubblico Maria Cannata, ha “un rendimento visibile”, le sue quotazioni rimangono “sempre vicino alla pari mentre il rischio con un titolo nominale è di subire delle perdite”.

Maria Cannata ha anche annunciato che il Tesoro sta raggiungendo il proprio obiettivo di allungamento della vita media del debito, il cui stock ha un costo di poco superiore al 3%. detto. A fine settembre la vita media del debito è salita a 6 anni e 8 mesi. “L’obiettivo è arrivare a 7 anni”.

Venerdì potrebbe essere un giorno importante per il rating Italia. È in programma l’aggiornamento del giudizio da parte di Fitch (pari a BBB+) che, a inizio ottobre, ha tagliato le stime di crescita 2017 per il nostro Paese da +1% a +0,9%. Ma è probabile che la decisione dell’agenzia venga rinviata in attesa dell’esito del referendum. A Piazza Affari scadono venerdì i contratti a fine ottobre delle opzioni sulle azioni e sugli indici. Lo stesso giorno Eurostat pubblicherà i dati su deficit e debito dei governi.

POPOLARE-BPM: IL TERZO POLO ASPETTA I DONI DI PIAZZA AFFARI

Al centro delle attenzioni oggi a Piazza Affari la reazione dei mercati al voto storico di sabato con cui gli azionisti del Banco Popolare e della Banca Popolare di Milano hanno dato il via libera alla prima fusione bancaria in Europa dopo l’avvio della Vigilanza Unica della Bce e al primo effetto della riforma delle popolari. Con l’integrazione tra i due istituti nasce il terzo gruppo bancario in Italia con asset complessivi di oltre 170 miliardi e una capitalizzazione di mercato di circa 4 miliardi, una quota di mercato a livello nazionale dell’8,2%, primo in Lombardia con oltre il 15%.

Tecnicamente la fusione (approvata dalla Bpm con 7.314 voti, pari a circa il 71,8% dei 10.198 soci ammessi al voto) prevede la costituzione di una nuova società per azioni con il ruolo di capogruppo chiamata Banco-Bpm a cui farà capo Bpm Spa, banca-rete con gli oltre 600 sportelli dell’ex popolare milanese, scorporata per un massimo di tre anni. “Sicuramente in un futuro, penso abbastanza lontano – ha detto Giuseppe Castagna – potremmo essere un polo aggregante”. Il piano elaborato lo scorso maggio prevede un utile netto al 2019 di 1,1 miliardi, con un CET1 fully phased del 12,9%. Le sinergie a regime sono stimate a 460 milioni, di cui 320 milioni di risparmi di costi. Gli esuberi previsti sono circa 1.800 (su circa 25.000 dipendenti complessivi) e verranno gestiti su base volontaria. Particolare attenzione sarà rivolto al tema Npl con un piano riduzione sofferenze per almeno 8 miliardi e con possibili ulteriori cessioni per 2 miliardi. L’obiettivo è quello di ridurre l’incidenza dei crediti deteriorati lordi al 17,9% dal 24,8% della fine dell’anno scorso con una copertura per quanto riguarda le sole sofferenze del 59% dal 57%.

Poste Italiane ha comunicato a Pop Milano di non voler rinnovare il patto parasociale sulle azioni di Anima Holding in scadenza il prossimo 16 aprile.

MPS, SI RIVEDE IL PIANO PASSERA. UNICREDIT TRATTA PEKAO

Sotto i riflettori anche Monte Paschi. A sorpresa è tornato d’attualità il piano elaborato dall’ex ministro Corrado Passera, accantonato a suo tempo da Fabrizio Viola. Il Cda della banca guidata da Marco Morelli, si legge in una nota, “ha analizzato accuratamente una lettera inviata dal dott. Passera e pervenuta alla banca in data 13 ottobre in cui viene illustrata una proposta non vincolante relativa al potenziale rafforzamento patrimoniale della Banca. Il consiglio di amministrazione ha conferito a riguardo uno specifico mandato all’amministratore delegato che ha avviato ulteriori approfondimenti”.

Il piano Passera, a grandi liee, preveda la creazione di una bad bank in cui collocare le sofferenze e l’ingresso di nuovi soci (gli americani di Atlas e di Pimco Warburg) in alternativa all’aumento di capitale. Anche Passera, come gli attuali advisor JP Morgan e Mediobanca, punta alla conversione in azioni delle attuali obbligazioni.

Altro punto caldo del sistema del credito: Unicredit. Fonti polacche riprese dal Wall Street Journal danno per imminente a cessione di Banca Pekao alla compagnia di assicurazioni Pzu per 2,5 miliardi. La banca italiana ha fatto però sapere che le trattative sono ancora in alto mare.

A Milano l’indice FtseMib è salito in settimana dell’i +1,1%, frutto di due giornate positive (lunedì e venerdì) e di tre sedute in cui hanno prevalso le preoccupazioni per il prossimo rialzo dei tassi in Usa e timori per il rallentamento della Cina. Tra i titoli migliori hanno brillato le Popolari: Banco Popolare +14,8%, Banca Pop. Emilia +12,8%, Banca Pop. Milano +7,2%, Ubi +6,4%.

MORGAN STANLEY: FCA PUÒ RADDOPPIARE

Deboli gli industriali: Stm -2%, peggio di Fiat Chrysler -1,5%. Il gruppo capitanato da Sergio Marchionne è stato giudicato da Morgan Stanley il miglior titolo automotive del mondo. Il giudizio rimane Overweight, con un target alzato a 11 euro, da 10 euro, che riconosce sulla carta un potenziale di rivalutazione del 100%. Soltanto il marchio Jeep vale due volte l’attuale capitalizzazione del gruppo. Lo scrive l’analista Adam Jones, che stima forte crescita delle vendite di Jeep a livello globale e in particolare in Cina.

Oggi alla commissione d’inchiesta del Parlamento europeo sulle emissione auro è prevista l’audizione di Harald Wester, chief technology officer della casa italo-americana.

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