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Mps, Caltagirone e Benetton aderiscono all’Opas di Intesa, da Unipol aumento di capitale e accordo di bancassurance con Bper

La partita su Mps si complica per Lovaglio: dopo Delfin e Benetton, anche Caltagirone dice no al piano e porta oltre il 32% il fronte contrario. Sul versante Unipol, l’aumento da 2,5 miliardi serve a rilevare parte della rete Mps e a rafforzare l’asse con Bper

Mps, Caltagirone e Benetton aderiscono all’Opas di Intesa, da Unipol aumento di capitale e accordo di bancassurance con Bper

La partita su Mps prende una direzione sempre più favorevole a Intesa Sanpaolo. Dopo Delfin, anche Edizione, la holding della famiglia Benetton, ha annunciato l’intenzione di aderire all’Opas di Ca’ de Sass sull’istituto senese, conferendo la propria quota dell’1,45%. Sullo sfondo, intanto, Unipol prepara un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro per finanziare l’operazione che, in caso di successo dell’Opas, porterebbe all’acquisizione di parte della rete Mps da Intesa e al successivo passaggio a Bper. Un progetto che si inserisce nella più ampia strategia del gruppo assicurativo nel settore bancario.

Intanto, secondo le indiscrezioni di mercato, Messina potrebbe valutare un secondo rilancio dell’offerta per convincere gli investitori istituzionali, mentre Lovaglio cerca la contromossa. Tra le ipotesi che circolano nelle ultime ore, anche un’offerta totalitaria di Generali su Banca Generali, di cui il Leone possiede già il 50%, con un possibile successivo delisting e fusione. Un’ipotesi che, al momento, non trova conferme.

Mps, anche la famiglia Benetton si schiera con Intesa

Edizione, che detiene l’1,45% di Mps, ha annunciato l’intenzione di portare le proprie azioni all’Opas di Intesa. La partecipazione deriva dalla quota che la holding aveva in Mediobanca e che era stata conferita nell’operazione di acquisizione dell’istituto milanese da parte di Mps. Ai valori dell’offerta, la componente cash da 1,25 euro per azione garantirebbe a Edizione circa 55 milioni di euro, mentre la parte in azioni porterebbe la famiglia Benetton a detenere circa lo 0,7% di Intesa Sanpaolo.

“Diventeremo azionisti stabili della banca guidata da Messina”, ha spiegato Alessandro Benetton, sottolineando il possibile contributo dell’operazione alla creazione di valore per Mps e i suoi azionisti. Edizione ha inoltre apprezzato la posizione espressa dall’amministratore delegato di Intesa Carlo Messina sull’impatto dell’operazione sulla stabilità dell’azionariato e sull’indipendenza di Generali, di cui la holding possiede il 4,9%. La decisione dei Benetton arriva dopo che Intesa ha aumentato di 25 centesimi la componente cash dell’Opas, portandola a 1,25 euro, e ha legato il perfezionamento dell’offerta alla bocciatura, nell’assemblea Mps del 29 ottobre, delle tre operazioni al centro della strategia dell’ad Luigi Lovaglio: le acquisizioni di Banco Bpm e Banca Generali.

Con il 17,6% di Delfin e l’1,45% di Edizione, il fronte contrario al piano di Lovaglio era già al 19,05%. Come ampiamente atteso, ora arriva anche il no di Caltagirone: il gruppo, attraverso Fgc spa, ha deciso all’unanimità di votare contro tutti e cinque i punti all’ordine del giorno dell’assemblea straordinaria del 29 ottobre, comprese le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali e la riduzione di capitale destinata al pagamento del dividendo straordinario, in parte con azioni Generali. Con il suo 13,5%, il gruppo porta così oltre il 32% la quota di capitale schierata contro il piano dell’ad Luigi Lovaglio. A questi si aggiungono il 4,86% del Mef, che non parteciperà al voto, e il 3,74% di Banco Bpm, che non voterà in quanto società oggetto dell’operazione. Per Mps diventa quindi molto difficile raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi richiesta dalla regola di passività, scattata dopo il lancio dell’Opas di Intesa a giugno.

Unipol mette 2,5 miliardi sul tavolo e rafforza l’asse con Bper

Sul fronte Unipol, il consiglio di amministrazione ha esercitato la delega ricevuta dall’assemblea di luglio per lanciare un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro, funzionale all’acquisizione di una parte della rete Mps da Intesa Sanpaolo nel caso in cui l’Opas abbia successo. L’operazione prevede l’emissione di un massimo di 121.582.320 nuove azioni al prezzo di 20,56 euro, con uno sconto del 18,75% rispetto al prezzo teorico ex diritto calcolato sulla chiusura del 7 ottobre. Il rapporto è di 10 nuove azioni ogni 59 possedute; il prezzo di emissione comprende 4,69 euro destinati a capitale e la parte restante a sovrapprezzo. L’aumento è subordinato all’approvazione del prospetto da parte della Consob: il periodo di esercizio dei diritti è previsto dal 12 al 26 ottobre, con i diritti negoziabili su Euronext. I principali soci cooperativi e gli altri azionisti, complessivamente titolari di circa il 50,27% del capitale, si sono impegnati irrevocabilmente a sottoscrivere integralmente la propria quota. A garantire l’eventuale inoptato sarà un consorzio composto da JP Morgan, global coordinator, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Morgan Stanley ed Equita Sim.

L’accordo tra Unipol e Intesa prevede l’acquisto di un’entità bancaria autonoma composta da circa 635 filiali Mps, dal marchio storico e da gran parte delle strutture centrali necessarie a operare come banca indipendente. Il valore dell’operazione è stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro. Il perimetro acquisito dovrebbe poi essere ceduto a Bper, consentendo a Unipol di salire dall’attuale 20% verso il 40% del capitale della banca. Il disegno si completa con il rinnovo decennale degli accordi di bancassurance tra Unipol e Bper, appena finalizzato e valido fino al 31 dicembre 2036: attraverso le reti del gruppo bancario continueranno a essere distribuite polizze nei comparti vita, danni e salute. L’obiettivo dichiarato dal ceo di Unipol Matteo Laterza è costruire un “grande conglomerato finanziario”, con una posizione di leadership nei settori bancario e assicurativo e una capitalizzazione complessiva nell’ordine dei 50 miliardi di euro.

Ultimo aggiornamento giovedì 8 ottobre 2026 alle ore 09:17

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