Pressing dell’イタリア '上ヨーロッパ もっと手に入れるには 柔軟性 a causa del boom dell’インフレーション。首相 ジョルジアメローニ invia una 手紙 a ウルスラ·フォン·デア·ライエン: “In queste condizioni, con lo spazio limitato concesso dalle regole sulla spesa, non si potranno aiutare famiglie e imprese senza misure restrittive“, avverte la premier, che propone di usare l’extragettito per aiuti mirati sull’energia. La fiammata di settembre, con il dato annuo già proiettato sopra il 3%, rischia di restringere i margini di spesa e il governo è in allarme. Ma prima ancora di ricevere la missiva da Roma, arrivata giovedì sera, Bruxelles aveva messo le mani avanti: “Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati”. Vertice di maggioranza a Palazzo Chigi alla vigilia del Dpfp. In tutto ciò, mercati nella bufera con il petrolio oltre 100 dollari, le Borse che cedono e lo spread che vola.
Verso la manovra: inflazione osservata speciale
L’osservata speciale è l’inflazione. La lettera preannunciata dalla premier ora è sul tavolo della Commissione Ue. Meloni, rivolgendosi a Ursula von der Leyen, parte dal “caso italiano”, che ha una spesa direttamente interessata dall’inflazione sopra le stime pari al 20,4% del Pil. Cui si aggiungono altre componenti della spesa che saranno interessate già nel 2027 pari al 12,0% del Pil. L’esempio più evidente è quello delle 年金, cita la premier, che lancia il suo appello a Bruxelles: “Riteniamo che il quadro fiscale lasci alla Commissione europea un margine per tenere conto dei fattori rilevanti nella valutazione ex ante del rispetto della regola sulla spesa”. Una questione “urgente” e non rinviabile, che non riguarda solo l’Italia e che, secondo Meloni, che dovrebbe essere discussa – suggerisce – alla prossima riunione dell’Ecofin, in programma il 9 ottobre. Ma la missiva contiene anche un’altra proposta: trovare il modo per usare “almeno una parte” dell’extragettito derivante dal caro-prezzi per “attenuare temporaneamente e in modo mirato l’aumento dei costi energetici”. Una posizione, quella italiana, di cui il ministro dell’Economia, ジャンカルロジオルッティ, ha già parlato con i colleghi europei.
La posizione di Bruxelles
Ma quale potrà essere, ora, la reazione di Bruxelles? La Commissione europea, quando riceve una lettera, si prende “il tempo necessario per esaminarla e per rispondere”. Lo precisa all’Adnkronos un alto funzionario Ue. L’esecutivo comunitario, in altre parole, non replica “a caldo” alla missiva di un capo di Stato o di governo, come quella inviata da Meloni. La risposta data giovedì a metà giornata dalla portavoce capo Paula Pinho (“la flessibilità è già stata data”), stando a questa precisazione, non sarebbe stata direttamente riferita alle richieste avanzate nella lettera della premier in materia di flessibilità di bilancio, anche perché non era ancora arrivata visto che è stata ricevuta solo in serata.
A Bruxelles, a quanto apprende l’agenzia di stampa italiana, non c’è una chiusura pregiudiziale nei confronti delle richieste avanzate dalla presidente del Consiglio riguardo alla flessibilità di bilancio nella lettera indirizzata ad Ursula von der Leyen. Ci sono le regole di bilancio, certo, e c’è il Consiglio Ue ma, se c’è la volontà politica, come è già successo in passato, le richieste degli Stati membri, quando fondate e ben argomentate, non trovano chiusure aprioristiche. Di sicuro c’è che la lettera della premier ha aperto ufficialmente una 契約 che probabilmente non sarà breve, perché il debito pubblico italiano in rapporto al Pil, che cresce poco, è elevato, e i “Paesi Frugali” sono tutt’altro che inclini a fare concessioni, specie ora che i mercati obbligazionari sono inquieti.
