Le tensioni legate alla guerra in Iran e i messaggi contrastanti del presidente americano Donald Trump continuano a condizionare i mercati, che restano volatili ma chiudono in territorio positivo grazie anche al recupero di Wall Street. A sostenere il sentiment contribuisce anche la posizione del G7, pronto a intervenire per garantire la stabilità del mercato energetico e assicurare un’offerta adeguata di petrolio e gas.
Il risultato è un clima di forte incertezza, che si riflette su tutte le asset class. Il petrolio torna a correre con il Brent oltre i 115 dollari al barile, sostenuto dai timori per le forniture e per la tenuta dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di energia. Il gas resta sotto pressione, mentre l’oro si conferma bene rifugio sopra i 4.500 dollari l’oncia.
A pesare sul sentiment anche la debolezza dell’Asia, con ribassi diffusi: Tokyo chiude a -2,79%, il Kospi sudcoreano cede il 3,2%, l’Hang Seng di Hong Kong perde l’1,7% e lo Shanghai Composite lascia sul terreno lo 0,7%, mentre l’Australia arretra dell’1,2%.
A Piazza Affari riflettori su Ferrari, sostenuta da analisi positive e dai risultati sportivi, mentre tra i titoli sotto pressione spicca Stm. Tra i temi caldi, riflettori su Mps, alle prese con lo scontro sulla governance in vista dell’assemblea, e su Inwit, ancora sotto pressione dopo la disdetta del contratto con Tim. Il rialzo del greggio sostiene invece i titoli energetici come Eni, mentre soffrono industriali e difesa, con vendite su Leonardo e Fincantieri.
Fuori dal listino principale si registrano crolli: Trevi perde fino a circa -34% dopo l’annuncio dell’aumento di capitale, mentre Bff Bank sprofonda oltre il 54% dopo l’intervento della Banca d’Italia.
Sul mercato obbligazionario lo spread resta in lieve calo a 95 punti base, con rendimenti in flessione, mentre l’euro si mantiene stabile sopra quota 1,15 dollari.
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