Le parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tornano a scuotere i mercati e spingono in rosso le Borse europee nell’ultima seduta della settimana. Venerdì, infatti, i mercati statunitensi, britannici ed europei resteranno chiusi per le festività pasquali, riducendo la liquidità e gli scambi.
Nel suo discorso alla Nazione, Trump ha dichiarato che “siamo sulla strada per completare tutti gli obiettivi militari” nel conflitto con l’Iran, ipotizzando una possibile conclusione entro “due-tre settimane”, ma senza escludere un’escalation: in assenza di un accordo, gli Stati Uniti sono pronti a colpire Teheran “con forza e riportarlo all’età della pietra”. Un messaggio che ha rapidamente raffreddato l’ottimismo della vigilia.
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L’impatto si vede subito sull’energia, con il petrolio in forte rialzo: il Brent sfonda di nuovo i 100 dollari al barile (108,72 dollari, +7,49%) e il Wti a 107,98 dollari (+7,88%). In rialzo anche il gas naturale ad Amsterdam, che guadagna circa il 6% a 50 euro per megawattora.
Sul fronte macro, arrivano segnali meno incoraggianti. S&P Global ha dimezzato le stime di crescita per l’Italia e avverte: se lo shock energetico dovesse proseguire, l’Europa potrebbe entrare in una recessione tecnica entro metà anno. Preoccupazioni condivise anche dal governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, che richiama i rischi per inflazione e stabilità finanziaria. Anche la Bce segnala pressioni sui prezzi: l’inflazione potrebbe superare il 2% nel breve termine, con un picco al 3,1% nel secondo trimestre 2026.
Il clima negativo si riflette sui mercati azionari: Milano, Parigi, Francoforte e Madrid chiudono in rosso seppur moderato recuperando nel finale, in scia a quanto accaduto in Asia, dove Tokyo ha chiuso con il Nikkei in calo del 2,4% a 52.449 punti. Si salva solo Londra mentre Wall Street viaggia intorno alla parità.
A Piazza Affari si distingue Eni, che guida i rialzi grazie al petrolio in crescita e alle revisioni al rialzo dei target price. Acquisti anche su Tenaris e Stellantis, sostenuta dai dati sulle immatricolazioni. Sul fronte opposto arretrano Stm e Avio, segue Prysmian penalizzata dalle indiscrezioni del Wall Street Journal su possibili nuovi dazi Usa su acciaio e alluminio che potrebbero aumentare i costi per le importazioni. Debole anche il comparto bancario, con Unicredit tra i titoli più venduti, mentre tra i titoli fuori dal paniere principale si segnala il calo di Bff Bank dopo il downgrade di Moody’s.
Lo spread è in aumento: il differenziale tra Btp decennale e Bund tedesco sale a 90 punti base, in crescita rispetto agli 86 della chiusura precedente. In rialzo anche il rendimento del decennale italiano, che si porta al 3,93% dal 3,85% della vigilia.
La tensione geopolitica si riflette anche sulle materie prime, con vendite diffuse sui metalli preziosi: l’oro spot torna sui 4.600 dollari l’oncia, mentre il future scende del 3,8% a 4.626 dollari. In calo anche argento, palladio e platino. Debole anche il mercato delle criptovalute, con il Bitcoin in calo del 2,9% a 66.400 dollari.
Sul mercato valutario si osserva invece un rafforzamento del dollaro: l’euro/dollaro scende a 1,1520 (da 1,1608).