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Putin: Russia pronta a intervenire in Ucraina, tensione alle stelle con Obama

Il Presidente russo ha ottenuto il nulla osta parlamentare, ma la decisione finale ancora non è arrivata – Tensione alle stelle con la Comunità internazionale – Obama: gli Usa “condannano l’intervento, Mosca ritiri le sue truppe” – Ue: “La Russia rispetti i trattati internazionali” – L’ambasciatore ucraino all’Onu: “In Crimea già 15mila soldati russi”.

Putin: Russia pronta a intervenire in Ucraina, tensione alle stelle con Obama

Vladimir Putin è pronto a inviare l’esercito in Crimea. Il Presidente russo ha chiesto e ottenuto il nulla osta parlamentare, ma la decisione finale ancora non è arrivata. Mosca gioca sul filo della tensione e della preoccupazione della Comunità internazionale, sempre più alta, per il braccio di ferro in corso con l’Ucraina. Tramite il suo portavoce Dmitri Peskov, Putin esprime “la speranza che Kiev ponga fine all’escalation”, lasciando intendere che non oltrepasserà il punto di probabile non ritorno se le nuove autorità ucraine scenderanno a più miti consigli.

Lo stesso Consiglio della Federazione che ha autorizzato l’invio di truppe in Crimea chiede che “venga intrapresa un’azione diplomatica rispetto alle strutture politiche a Kiev, in modo da far rientrare la situazione nell’ambito costituzionale”. Un appello soprattutto all’Ue, che lunedì riunirà d’urgenza i suoi ministri degli Esteri per decidere il da farsi. La crisi, peraltro, si sta estendendo all’Est dell’Ucraina e anche questo è fonte di crescente allarme. I senatori russi hanno anche invocato il richiamo da Washington dell’ambasciatore russo: anche su questo Putin prende tempo. 

In una telefonata di 90 minuti, Putin ha detto al presidente Usa Barack Obama che “Mosca si riserva il diritto di proteggere i suoi interessi e gli interessi dei russi se ci fossero violenze in Crimea e nell’Ucraina dell’est”. Lo rivela una nota del Cremlino. La Casa Bianca ha reso noto invece che Obama ha detto a Putin che gli Stati Uniti “condannano l’intervento militare russo nel territorio ucraino” e invitano inoltre la Russia a far calare la tensione “ritirando le sue forze armate e facendole rientrare nelle basi in Crimea in modo da fermare ogni loro interferenza in qualsiasi altro luogo all’interno dell’Ucraina”.

Il presidente Usa ha aggiunto che “gli Stati Uniti non parteciperanno alle prossime riunioni preparatorie per il G8. Queste violazioni continue da parte della Russia del diritto internazionale – sostiene Obama – porteranno ad una maggiore isolamento politico e economico di Mosca”. Anche la responsabile della politica Estera dell’Ue, Catherine Ashton, ha chiesto alla Russia di rispettare i trattati internazionalei e di astenersi dall’intervento armato in Ucraina. Ma l’ambasciatore ucraino all’Onu Yuriy Sergeyev, citato dalla Cnn, denuncia che “quindicimila soldati russi sono già in Crimea”.

La regione, con l’appoggio di Mosca, sembra aver deciso di prendere la propria strada, opposta a quella filoeuropea imboccata dal nuovo premier ucraino Arseni Yatseniuk e dal presidente a interim Olexandr Turchynov. Con la fuga di Viktor Yanukovich e l’insediamento a Kiev di un blocco di potere che il Cremlino considera antirusso, la situazione ha subito una forte accelerazione, incentrata sulla penisola, dove i poteri sono stati assunti dal nuovo governatore Serghei Aksyonov, che ha indetto per il prossimo 30 marzo un referendum sullo status della regione. Il rischio della secessione della Crimea, che fa parte dell’Ucraina dal 1954 ed è a larga maggioranza russa, appare più reale che mai, considerando che le autorità a Simferopoli hanno chiesto esplicitamente l’aiuto della Russia.

Da Kiev, Yatseniuk e Turchynov, che hanno dichiarato di non riconoscere Aksyonov, hanno accusato il Cremlino di voler destabilizzare l’Ucraina, parlando di aggressione alla sovranità. In diverse città del Paese, nelle regioni orientali e meridionali più vicine alla Russia, ci sono state però manifestazioni in favore di Mosca.

Dopo tre mesi con l’ovest dell’Ucraina in subbuglio, tra palazzi del potere presi d’assalto e dichiarazioni belligeranti degli ultranazionalisti sia nei confronti dell’allora presidente Yanukovich sia della Russia, ora la Comunità internazionale si trova di fronte a una degenerazione della crisi nell’est e nel sud del Paese, dove il cambio di regime a Kiev ha suscitato reazioni opposte a quelle in Occidente. Pravyi Sektor, l’ala dura della protesta a Maidan – che venerdì scorso ha posto l’ultimatum a Viktor Yanukovich, malgrado tra l’ex presidente e l’allora opposizione fosse stato firmato l’accordo per l’uscita condivisa dalla crisi – oggi ha invitato tutte le sue unità alla mobilitazione armata per la difesa della sovranità nazionale e “la distruzione dell’impero russo”.

Il “Settore di destra” raggruppa diversi movimenti estremisti e paramilitari, che secondo informazioni del settimanale tedesco Der Spiegel avrebbero già stretto alleanze con gli elementi radicali della minoranza tatara in Crimea per compiere attentati contro obbiettivi russi.

A Kiev è stato convocato d’urgenza il Consiglio di sicurezza nazionale guidato dal presidente fresco di nomina Andrei Parubyi, ex comandante della Maidan, filogovernativo vicino a Yatseniuk e Yulia Tymoshenko, ma con un recente passato a fianco del nazionalista Oleg Tihanybok come fondatore del Partito social-nazionalista ucraino (poi ribattezzato Svoboda). Mentre domenica sarà il parlamento a riunirsi in una sessione straordinaria, dopo la riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove la Russia ha diritto di veto al pari agli altri membri. Poi, lunedì, saranno i ministri degli Esteri dell’Unione europea a discutere l’emergenza che dalla Crimea rischia di contagiare le altre regioni russofone dell’Ucraina.

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