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Marche, rilanciare lo sviluppo: lettera aperta di sei economisti alla comunità regionale. Ecco le proposte

Una lettera aperta di 6 economisti – Piero Alessandrini, Marco Bentivogli, Carlo Carboni, Marco Cucculelli, Donato Iacobucci e Francesca Spigarelli – rilancia il dibattito sul futuro delle Marche: industria, competenze manageriali, capitale umano e reti della conoscenza per contrastare il declino

Marche, rilanciare lo sviluppo: lettera aperta di sei economisti alla comunità regionale. Ecco le proposte

Una piccola regione come le Marche certamente risente dei problemi e delle politiche di sistemi più ampi nei quali è inserita: l’Italia e l’Unione europea. La presenza di queste esternalità non giustifica il rallentamento più accentuato dell’economia marchigiana rispetto alla media delle altre regioni europee. Per questo indirizziamo questa lettera aperta alla comunità regionale per richiamare l’attenzione sui nostri problemi specifici, nella convinzione che sia responsabilità di tutti gli operatori, privati e pubblici, reagire.

Come ricercatori, che si sono occupati dello sviluppo locale a lungo e in varie sedi, non solo accademiche, non possiamo limitarci a documentare la perdita di dinamismo dell’economia marchigiana. Una flessione che viene da lontano: si è manifestata già all’inizio degli anni Duemila e si è consolidata dopo la crisi internazionale del 2007-2009. Questo andamento è il risultato della fragilità strutturale della nostra economia regionale, che non deriva dall’assenza di eccellenze, ma dall’incapacità di porle alla base di un sistema dell’innovazione.

La regione continua a esprimere in alcuni comparti manifatturieri individualità riconosciute come espressione di alta qualità, ma queste faticano a trascinare il resto del sistema produttivo, vista anche la dimensione contenuta prevalente tra le imprese. L’innovazione resta appannaggio di singole imprese di punta, senza una massa critica in grado di trainare l’intero territorio.

A nostro avviso la difficoltà principale non risiede tanto nella capacità imprenditoriale individuale o di sistema, quanto nella debolezza delle strutture organizzative e gestionali che consentono alle imprese di crescere, consolidarsi e presidiare in modo stabile le traiettorie di sviluppo. È in questo senso che va letta la perdita di competitività del sistema manifatturiero marchigiano. Senza competenze manageriali e modelli organizzativi adeguati, gli investimenti tecnologici producono rendimenti limitati.

Riteniamo che si possano recuperare linee di azione, coordinamento e capacità di adattamento ai cambiamenti grazie alla combinazione tra capacità organizzativa privata e capacità organizzativa pubblica.

Se lo sviluppo passato ha generato un capitale imprenditoriale diffuso, lo stesso non può dirsi per il capitale organizzativo e manageriale. Questa asimmetria contribuisce a spiegare la scarsa capacità di reazione del sistema regionale agli shock: la pressoché totale assenza di organizzazioni in grado di operare stabilmente all’interno di reti complesse espone le Marche a un rischio crescente di periferizzazione.

Un segno evidente di questo processo è rappresentato dalla progressiva perdita di controllo locale delle funzioni strategiche da parte delle imprese leader in numerosi settori – dalla meccanica alla moda, dalla logistica alla cantieristica, fino alla finanza e al credito – spesso in concomitanza con passaggi di proprietà aziendali.

Contrastare questi segnali di rallentamento e marginalizzazione richiede un salto di livello nel governo delle relazioni sociali ed economiche, sia in ambito privato, sia in ambito pubblico. Il passaggio dallo sviluppo endogeno, la cui spinta propulsiva appare in via di esaurimento, a uno sviluppo coordinato pone una sfida rilevante all’Ente Regione, chiamato ad assumere sempre più il ruolo di soggetto capace di orientare e accompagnare i processi di trasformazione, anche nell’ambito privato.

Per evitare di restare intrappolati nei circoli viziosi del progressivo declino abbiamo individuato nell’industria, che include l’artigianato, il motore trainante, purché le imprese vengano messe in condizione di intercettare le necessarie spinte innovative e di diffonderle agli altri settori dell’economia e della società.

Il principale strumento su cui puntare sono le competenze manageriali e organizzative non solo nelle imprese, ma anche nella pubblica amministrazione e alla guida dei suoi corpi intermedi.

A nostro avviso gli investimenti vanno concentrati su quattro linee strategiche: capacità organizzativa, allocazione delle risorse, capitale umano, reti delle conoscenze.

Entro questi ambiti strategici indichiamo alcune opzioni di intervento possibili, che vanno adattate sia alle risorse interne disponibili, sia ai vincoli e alle pressioni esterne cui una piccola regione è inevitabilmente esposta. Sono linee di azione, che richiedono una chiara e condivisa visione di cosa potrà essere la regione nei prossimi anni. Nessun intervento è sufficiente da solo: ciascuno produce effetti moltiplicativi se agisce insieme agli altri. Anche se non tutti vengono attivati contemporaneamente. Essi richiedono uno spostamento dell’orizzonte temporale verso il medio e lungo periodo e un’assunzione di responsabilità della classe dirigente regionale, che include gli imprenditori, i politici e gli amministratori.

Assunzione di responsabilità che coinvolge anche i ricercatori, ai quali viene richiesto di offrire una diagnosi documentata, evidenziare le buone pratiche esistenti e stimolare la discussione sulle soluzioni alternative percorribili.

Non abbiamo la pretesa di essere esaustivi né tantomeno di sostituirci al ruolo decisionale delle imprese e della politica, chiamata ad assumere una funzione di indirizzo più ampia, nei limiti istituzionali della rappresentanza democratica.

È possibile che alcune linee siano già state individuate o avviate: comunque crediamo sia utile richiamarle inserendole in un piano sintetico e coordinato.

Ciò che conta è che il cantiere degli interventi vada aperto il prima possibile per non accumulare ulteriori ritardi e rimanga aperto per interventi di manutenzione e gli aggiustamenti di percorso che si renderanno necessari.

Siamo consapevoli che la sfida è molto ambiziosa, ma riteniamo che sia una sfida doverosa, che può essere affrontata solo con intelligenza, impegno e fiducia. Siamo disponibili a un dialogo costruttivo, che auspichiamo possa contribuire a restituire alla regione la capacità di essere, come è avvenuto in passato, protagonista del proprio sviluppo.

Un segno evidente di questo processo è rappresentato dalla progressiva perdita di controllo locale delle funzioni strategiche da parte delle imprese leader in numerosi settori – dalla meccanica alla moda, dalla logistica alla cantieristica, fino alla finanza e al credito – spesso in concomitanza con passaggi di proprietà aziendali.

Piero Alessandrini, professore emerito di politica economica UnivPM
Marco Bentivogli, esperto di politiche delle innovazioni e del lavoro
Carlo Carboni, professore ordinario di sociologia UnivPM
Marco Cucculelli, professore ordinario di economia applicata UnivPM
Donato Iacobucci, professore ordinario di economia applicata UnivPM
Francesca Spigarelli, professore ordinario di economia applicata UnivMC

ELENCO LINEE STRATEGICHE E AREE DI INTERVENTO

  • Capacità organizzativa delle imprese e delle istituzioni

Senza competenze manageriali e modelli organizzativi adeguati, gli investimenti tecnologici producono rendimenti limitati.

  1. Progetti di riposizionamento delle produzioni
  2. Piani di rafforzamento manageriale delle imprese.
  3. Governo del trasferimento tecnologico.
  4. Programmi di collaborazione manageriale.
  • Allocazione delle risorse

Insistere su settori esistenti senza accompagnarne la trasformazione strutturale, compatibile con diversi livelli di prossimità e complementarità settoriale, blocca risorse e riduce le opportunità di sviluppo. Allo stesso modo, inseguire specializzazioni in cui il sistema è strutturalmente in ritardo rischia di rivelarsi inefficace.

  1. Sostegno selettivo delle traiettorie produttive ad alto valore aggiunto.
  2. Programmi di presidio della catena del valore.
  3. Programmi di integrazione tecnologica avanzata
  • Capitale umano

Senza conoscenze e competenze adeguate e capacità di governo dell’innovazione, nessuna strategia industriale è sostenibile; l’innovazione – inclusa l’intelligenza artificiale – produce effetti solo se inserita in un ecosistema che integri formazione, ricerca e trasferimento tecnologico.

  1. Azioni di coordinamento dei percorsi formativi
  2. Pacchetto integrato di rientro dei talenti
  3. Infrastrutture cognitive diffuse.
  • Centralità nelle reti della conoscenza

Le connessioni esterne che in passato hanno sostenuto lo sviluppo regionale sono più deboli o fortemente compromesse. Ricostruirle, governarle e rafforzarle è essenziale in un’economia sempre più fondata sulla conoscenza, sulle reti e sulle relazioni di lungo periodo.

  1. Programma strutturato di eventi e iniziative
  2. Governo del policentrismo.
  3. Ruolo manageriale della Pubblica Amministrazione.

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